Libri: Disobbedienza vegana


Tempo di lettura stimato:
2 minuti

Dopo il successo editoriale di “Proposte per un Manifesto antispecista“, è in uscita il nuovo libro di Adriano Fragano:

Disobbedienza Vegana - Adriano Fragano

In tutte le maggiori librerie e online!

TOUR DI PRESENTAZIONE DEL LIBRO
Le date sono in aggiornamento.

15 settembre ore 18,00 – Libreria LOVAT (Treviso)
23 settembre ore 16,00 – Sagra del seitan (Firenze)
11 ottobre ore 21,00 – Veganima, Arco (Trento)
20 ottobre ore 16,00 – Miveg (Milano)
11 novembre ore 19,00 – Bar Lento (Rimini)


TITOLO: Disobbedienza vegana. Ovvero il veganismo come potrebbe essere
AUTORE: Adriano Fragano
ISBN: 9788867261758
CASA EDITRICE: NFC Edizioni
PREZZO: € 11,90
Pagine: 120
Anno: 2018

Dalla quarta di copertina:

Il veganismo essendo entrato a far parte della cosiddetta narrativa mainstream, è ormai considerato un argomento di tendenza che s’incontra sempre più spesso nei social network come pure su giornali e TV. Nonostante ciò – o forse proprio per questo – il concetto che la società ha del fenomeno è profondamente errato.

In genere s’intende per “vegano” banalmente uno stile alimentare elitario, costoso e consumista dovuto a convincimenti salutistici, moda o a fanatismo. L’idea originaria prende invece vita da profonde motivazioni etiche e coinvolge ogni ambito del quotidiano. Il consumismo e la cattiva informazione hanno di fatto stravolto ciò che in realtà propone il veganismo moderno: una pratica di disobbedienza non violenta e di liberazione, in risposta a una società che sfrutta, uccide e trita in nome del profitto, dello specismo e dell’antropocentrismo.

Il libro affronta numerosi argomenti: dalla storia della definizione di “veganismo”, ai principi originari, alle tipologie di veganismo dei giorni nostri. Dai rapporti tra veganismo e l’idea che abbiamo del cibo e il capitalismo, alle implicazioni personali e sociali, ai pregi e difetti delle diverse forme di attivismo.
Un percorso utile a dimostrare che, contrariamente a quanto raccontato per anni, il veganismo non è meramente una pratica immediata e facile, ma una filosofia splendida e completa che richiede una vita etica, impegno, costanza, ed è in grado di produrre un vero progresso morale.

 

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Questo libro è stato stampato su carta 100% riciclata certificata FSC. Nessun albero è stato tagliato per la sua realizzazione.

Il libro è acquistabile da settembre presso le maggiori librerie italiane e sul web visitando ibs.it, lafeltrinelli.it, libreriauniversitaria.it, giuntialpunti.it, mondadoristore.it, hoepli.it, macrolibrarsi.it, rizzoli.eu.


Per considerazioni, suggerimenti, critiche, utilizza l’apposito modulo per i commenti di questa pagina. Grazie.

 

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/XpzAO

35 Commenti

  1. alfredo ha scritto:

    Congratulazioni! Non vedo l’ora di leggerlo e di farlo leggere ;)

    13 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Alfredo per le congratulazioni. Un abbraccio.

      13 agosto, 2018
      Rispondi
  2. Roberto Contestabile ha scritto:

    Occuperà un posto d’eccezione nella mia libreria!
    Bravo Adriano, e un augurio di grande successo più che meritato!

    13 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Roberto grazie per il tuo interesse, le tue belle parole e per gli auguri che fanno sempre molto piacere.

      14 agosto, 2018
      Rispondi
  3. Paola Re ha scritto:

    Che magnifica anticipazione ferragostana!
    Sono proprio contenta e non vedo l’ora di leggerlo.
    Il titolo è tutto un programma!
    La copertina con Lewis Marvin è accattivante.
    Per chi non si ricordasse l’articolo di Veganzetta, eccolo http://www.veganzetta.org/1969-a-woodstock/

    14 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Paola grazie per il tuo bel commento.
      Hai fatto bene a segnalare la foto della copertina che rappresenta benissimo lo spirito del libro.
      Spero che gli argomenti trattati suscitino interesse e magari un dibattito.

      15 agosto, 2018
      Rispondi
  4. Aldo ha scritto:

    Ottimo! Non vedo l’ora di leggerlo!

    20 agosto, 2018
    Rispondi
  5. Paola Re ha scritto:

    Il libro mi è piaciuto e spero che riesca a contagiare ogni persona che lo leggerà. A chi legge Veganzetta, certe parti del libro sono note ma hai fatto bene a scrivere un’opera in cui esporle tutte insieme in maniera organica. Bisognerebbe trovarsi a un tavolo e discuterne. Trovo che sia un libro molto più utile a chi è vegan piuttosto che a chi non lo è.
    Il mio pezzo preferito è quello sull’opzione vegan che mi fa litigare con chiunque ne parli; l’opzione vegan è una medaglia a due facce e tu hai messo in evidenza la faccia peggiore.
    Anche la parte sulla presunta facilità nel diventare vegan è interessante: hai scritto bene che non è affatto facile diventare vegan, alla faccia di tutti gli inviti a veganizzarsi fatti a cuor leggero che si leggono ovunque. Aprire gli occhi sull’orrore comporta una fatica quotidiana nel conviverci e soprattutto a subire l’arroganza di chi non è vegan.
    Mi è piaciuta anche la parte su veganismo e cibo che è l’argomento principe di chi guarda il mondo vegan dall’esterno. Si è vegan perché non si mangia cibo animale ma fagliela capire che questo non basta.
    Mi è piaciuta anche la parte sui falsi veganismi. Ci sono certi soggetti in giro da fare rabbrividire. Talvolta mi viene un tale nervoso da chiudere il dialogo anche con chi si vanta di essere vegan.
    Il finale è molto emozionante.
    Il tuo libro mi ha fatto tornare alla mente una frase che Calvino ha scritto in “Il barone rampante”: “La disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella.”
    Se scegliamo di essere disobbedienti, abbiamo davanti una vita dura. Essere disobbedienti e vegan insieme… è durissima!
    Go vegan disobedience!

    29 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Paola,
      Hai compreso molto bene le finalità del libro: è indirizzato soprattutto alle persone umane vegane e in seconda battuta a chi si sta avvicinando al veganismo.
      Diventare persone umane vegane non è facile e ancor meno lo è continuare ad esserlo negli anni: il veganismo richiede un grande sforzo e una profonda autocritica, ma potenzialmente è capace di enormi cambiamenti.
      Ti ringrazio per le tue considerazioni sul libro e per la citazione di Calvino che è assolutamente calzante: la disobbedienza è esattamente questo ed è per tale motivo che il veganismo, che nasce disobbediente, deve essere un pensiero rigoroso e coerente!

      30 agosto, 2018
      Rispondi
  6. Paola Re ha scritto:

    Se ti è piaciuta la citazione di Calvino, eccone un’altra di un disobbediente che ha insegnato tanto a bambini e bambine, soprattutto a noi che abbiamo fatto la scuola elementare (quando si chiamava ancora così!) negli anni Settanta.
    Gianni Rodari, proprio nell’anno in cui siamo nati io e te, il mitico 1968, scriveva: “Lo scandalo succede sempre quando qualcuna delle innumerevoli e multiformi gerarchie su cui si regge il mondo è messa in crisi da uno dei gruppi che nell’ordine costituito hanno ricevuto in sorte l’obbedienza. Tutto andrebbe bene, anzi malissimo, se gli operai potessero accontentarsi di obbedire ai padroni, i neri ai bianchi, i sudamericani ai nordamericani, ecc. E le mogli ai mariti, i figli ai genitori, gli studenti ai professori…e via dicendo. L’ordine regnerebbe allora in tutte le Varsavie immaginabili e la storia si fermerebbe, perché la storia è disubbidienza. ”
    Si è scordato di citare gli animali che sono le disgraziate vittime più votate all’obbedienza. In ogni caso ci fa capire che il mondo migliora soltanto se si disobbedisce. Se gli animali non sono in grado di disobbedire, (salvo casi rari ma significativi di ribellione da circhi, zoo, allevamenti, mattatoi) dobbiamo disobbedire noi per loro.

    30 agosto, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ottima citazione che – come ben dicevi – si sarebbe completata inserendo anche la questione animale che è la peggiore schiavitù di tutte. La disobbedienza vegana è una cosa strana e anche un po’ paradossale: dobbiamo disobbedire a noi stessi, a ciò in cui abbiamo creduto fino a quando finalmente abbiamo aperto gli occhi. Purtroppo il vero nemico degli Animali siamo noi, il veganismo ci aiuta a porre fine a questa inimicizia.

      31 agosto, 2018
      Rispondi
  7. Nicom ha scritto:

    “Disobbedienza Vegana”, difficilmente divoro libri così rapidamente, dentro c’è l’essenza del mondo vegan, il significato e il modo pratico per viverlo e realizzarlo, un capolavoro di chiarezza, mette ordine e dà la carica!

    5 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie di cuore Nicom per il tuo entusiastico e graditissimo commento!

      6 settembre, 2018
      Rispondi
  8. Marcello Paolocci ha scritto:

    “In conclusione ritengo che la disobbedienza vegana possa rappresentare per il singolo e per la società umana una irripetibile opportunità di cambiamento, di crescita culturale e sociale, e una sfida con noi stessi e la nostra umanità.
    Come scriveva Cross “credere nel diritto di essere liberi significa inevitabilmente che concediamo lo stesso diritto agli altri. Se falliamo in questo, neghiamo il principio stesso”.
    Probabilmente il veganismo è il punto di partenza non solo di una rivoluzione senza fine, ma di una effettiva evoluzione, per questo è una splendida idea.”

    Grazie Adriano Fragano per aver scritto questo libro che mette un po’ di ordine in questa “splendida idea” e la pone al riparo dalle derive modaiole e consumistiche di questi ultimi tempi.
    Grazie anche per aver spiegato in maniera semplice i legami micidiali tra lo sfruttamento animale e il capitalismo.
    Grazie, infine, per avermi ricordato che siamo soltanto – anche dopo tutti questi anni che seguiamo la filosofia vegan – al punto di partenza di un percorso che ci porti a vivere nel modo più nonviolento possibile.
    Ho ancora tanto da imparare.
    Per gli uomini, per gli altri animali, per il pianeta tutto.

    6 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Marcello,
      Il tuo commento lusinghiero sul libro mi fa davvero molto piacere. Come hai detto bene tu “siamo soltanto al punto di partenza di un percorso che ci porti a vivere nel modo più nonviolento possibile”, la strada – più passa il tempo e più me ne rendo conto – è lunga e difficile, ma fortunatamente l’idea vegana ce l’ha perlomeno indicata. Abbiamo tanto da imparare. Grazie per le tue belle parole.

      6 settembre, 2018
      Rispondi
  9. Paola Re ha scritto:

    Nel libro scrivi dell’esercito israeliano che si autoproclama “l’esercito più morale del mondo” rispettando le esigenze vegan dei suoi soldati.
    Eccone un altro https://www.ioscelgoveg.it/militari-mangiare-vegan-in-finlandia/
    Sono belle notizie?
    A me la parola “militare” fa venire l’orticaria. Militare vegan è uno di quegli ossimori da manuale.

    8 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Paola per il link interessante, anche il titolo è tutto un programma: In Finlandia i militari mangiano vegan per salvare il pianeta…

      10 settembre, 2018
      Rispondi
      • Paola Re ha scritto:

        Ho certamente notato il titolo ma non l’ho commentato per non sparare sull’ambulanza in corsa.
        Comunque il tuo libro trova una collocazione perfetta a questo titolo. E’ la prova che è utilissimo!

        11 settembre, 2018
        Rispondi
  10. Roberto Contestabile ha scritto:

    Quindi i militari finlandesi devono continuare a mangiare carne perché l’etica non consente loro di essere vegani?

    9 settembre, 2018
    Rispondi
    • Ivana ha scritto:

      trovo che questa sia una osservazione giusta e interessante

      12 ottobre, 2018
      Rispondi
  11. Paola Re ha scritto:

    Leggendo il libro si riesce a dare un quadro più approfondito della questione.

    10 settembre, 2018
    Rispondi
  12. alfredo meschi ha scritto:

    Un libro che ti interpella ad ogni pagina, l’ho già letto tre volte. Un libro scomodo per tante/i militanti, che già lo stanno criticando, magari senza averlo neanche sfogliato… Una rivoluzione senza fine ed una quanto mai necessaria evoluzione, ecco le prospettive del veganismo: grazie di cuore all’autore per aver condiviso queste sue preziose riflessioni con tutte/i noi. L’obbedienza non è più una virtù, scriveva il don, quella misoterica non lo è mai stata, quindi… Disobbediamo!

    13 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Alfredo,
      Sono molto contento di questa tua recensione del libro. E’ vero che si tratta di un testo scomodo, soprattutto per chi intende il veganismo come una delle tante opzioni che il sistema specista in cui viviamo mette a disposizione. Se correttamente (e seriamente) interpretato, il veganismo diventa realmente una rivoluzione continua e quotidiana senza una effettiva fine, ma come ben sai, il fine è la rivoluzione stessa e la vita che durante essa si vive.
      Sarebbe molto interessante che chi critica il libro lo facesse con cognizione di causa (quindi magari leggendolo prima) e direttamente con l’autore per avviare un confronto utile per tutte/i.

      13 settembre, 2018
      Rispondi
  13. Nicom ha scritto:

    Sottolineato quasi ogni pgn! ? Profondo, trascende. Un capolavoro di umiltà umana di comprensione nel dramma planetario di ferocia normata, niente di estremo nell’identità di non violenza #vegan chiarisce come il mezzo stesso è la destinazione come in @StarTrekNetflix (Discovery).

    Da sempre fan di star trek, mi ci sono voluti 20 anni, gli ultimi 3 da vegan per vedere la serie col capitano donna (Voyager), l’avevo esclusa e si è rivelata avvincente, evolutiva. Non è solo maschilismo diffuso, le serie tv ci abituano agli attori, ai ruoli: il cambiamento, la sostituzione viene rifiutata. La stessa cosa accade quando la voce del doppiatore cambia! Scusate la divagazione, ma è curioso come la mente umana si abitui alla routine.

    Tornando al libro, chiarisce come quella vegan sia una rivoluzione di consapevolezza in continua evoluzione, con grande capacità di autocritica e con grande potenziale che si sta inserendo in ogni ambito delle attività umane, più o meno consapevolmente fino al cambio di paradigma. Non sarà immediata per tutti ma ad un certo punto sarà oggettivamente normalizzata, probabilmente per alcuni fino al punto di non capacitarsi del passato come nel futuro vegan immaginato in CarnAge di Simon Amstell. Disobbedienza vegana è un libro di ricerca, di voglia di soluzioni, di prosperità con l’intera biosfera, di diritti nella reale efficienza, di evoluzione, ci siamo. Avvincente! ..E pure il sottotitolo diventa chiaro: “ovvero il veganismo come potrebbe essere”!

    13 settembre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Bisogna dire la verità: i riferimenti a Star Trek proprio mancavano! Grazie Nicom di nuovo per il tuo commento più che positivo sul libro e per la tua analisi che è giusta e puntuale. E’ davvero così: Disobbedienza vegana è un libro di ricerca. Ma si tratta di una ricerca a 360° che parte anche dal recupero delle nostre reali radici, quindi una ricerca che riguarda molto il passato per ritrovare una base solida su cui costruire insieme uno splendido futuro.

      14 settembre, 2018
      Rispondi
  14. Ivana ha scritto:

    lo sto leggendo, sono quasi alla fine e prima di esprimere il mio parere voglio attendere il finale. Posso anticipare che è di certo un libro ben scritto e documentato ma …. (forse non si tiene conto che siamo quasi 8 miliardi di persone e che tra qualche anno saremo forse 12 miliardi in continua crescita …
    mi fermo qui e commenterò quando avrò terminato la lettura.:)

    12 ottobre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      La questione della crescita demografica è enorme e andrebbe affrontata in modo serio e approfondito, nel libro se ne accenna nelle pagine 111 e 112.

      12 ottobre, 2018
      Rispondi
  15. Ivana Ravanelli ha scritto:

    Ho finito stamattina di leggere il libro che, ribadisco, a mio avviso è ben scritto e documentato. ma… c’è un mah… la filosofia vegana descritta nel libro e l’azione delle persone umane vegane volta a sradicare la violenza verso gli animali e a cambiare questo Mondo Sbagliato (altro libro bellissimo che invito tutti a leggere e a cui si fa riferimento anche in Disobbedienza vegana) sembra più alta filosofia che realtà. Siamo 8 miliardi su questo pianeta, destinati a crescere, 8 miliardi di persone che hanno radici e provenienza diverse impregnate di specismo e antropocentrismo e che quindi non potrebbero recepire allo stesso modo il messaggio pacifista di cui le pagine di DV (disobbedienza vegana) sono impregnate. A mio avviso invece il mercato e il capitalismo vanno combattuti con le loro stesse armi, in quanto trovo utopistico pensare che la gente smetta di frequentare i supermercati e ad esempio, si produca le cose da sola.
    E’ provato che i prodotti veg disponibili nella grande distribuzione sono acquistati in larga misura da onnivori e non da vegani e questo è un punto fondamentale di cui nel libro non si parla.
    Inoltre nel libro ancora una volta si paragona la sofferenza degli animali a quella degli umani paragone a mio avviso improponibile in quanto la condizione degli animali su questo pianeta è migliaia per non dire milioni di volte peggiore della condizione di qualsiasi essere umano anche il più sfruttato se non altro perchè gli animali non hanno la facoltà di esprimersi non potendo loro usare il linguaggio umano in un mondo fatto da e per gli uomini.
    Mi piacerebbe inoltre sapere se chi in questi commenti si è espresso contro il capitalismo boicotta i supermercati che sono figli diretti del capitalismo.
    Per quanto riguarda le multinazionali allora farei la stessa domanda che qualcuno ha fatto in merito ai soldati vegani: ma allora è meglio se i soldati continuano a mangiare carne? Potrei fare la stessa domanda: ma allora è meglio se mc’ donalds, cocacola, granarolo e altre multinazionali o aziende importanti, continuano a vendere prodotti animali visto che quelli vegan non sono bene accetti dai seguaci di questa filosofia vegan? Io penso che anche la violenza possa in alcuni casi essere usata per cambiare questo mondo altrimenti destinato a finire nel baratro con tutto il suo specismo e antispecismo.. e mi chiedo: e se si trattasse dei nostri figli useremmo la stessa tattica? penseremmo che il mondo va cambiato con l’esempio e non con la forza? se un nostro figlio fosse abusato, torturato e ucciso come sono oggi gli animali siamo sicuri che avremmo la stessa pazienza e fiducia nel cambiamento culturale o non imbracceremmo forse le armi per difenderlo? Gli animali sono come nostri figli, esseri viventi che vogliono vivere e che invece sono massacrati a miliardi ogni giorno e se noi aspettiamo il cambiamento culturale molti di loro nel frattempo periranno ancora sotto la spada della visione antropocentrica del mondo che appartiene a tutti gli umani (esclusi gli umani vegan). Sono personalmente convinta che anche i messaggi indiretti possano servire nell’immediato a salvare anche una sola vita perchè alla fine è solo questo che importa. Personalmente non ho trovato grandi difficoltà nel vivere vegan, una volta che si comprende il sistema egocentrico e ingiusto in cui si vive e si riesce ad entrare empaticamente in questo mondo di sofferenza dove gli altri animali vivono per colpa nostra, credo che fare il passo ulteriore di chiamarsi fuori da questa società iniqua sia naturale. Il mondo forse non diventerà mai vegan, forse gli animali continueranno ad essere sfruttati e uccisi anche da coloro che tra gli umani rappresentano gli ultimi degli ultimi, ma una cosa possiamo fare, salvare una vita a qualsiasi prezzo e credo che in questo caso il fine possa anche giustificare i mezzi.
    Mi complimento comunque con Adriano che conosco ormai da molti anni, per questo suo lavoro che aggiunge una pagina in più al variegato mondo della letteratura animalista. Disobbedienza Vegana è sicuramente un’opera che induce alla riflessione e porta a rivedere e rielaborare alcuni concetti anche chi come me, segue attivamente la filosofia vegana da più di un decennio ormai. Concordo infatti sul fatto che la parola vegan e il veganismo sono oggi troppo spesso slegati alla drammatica e annosa questione animale e vengono impropriamente usati solo per un discorso di tipo alimentare e che si deve correggere il tiro. Disobbedienza Vegana è un libro che si può tranquillamente proporre sia a persone umane vegane che a persone umane non vegane con la prospettiva che le prime possano confrontarsi anche in maniera critica con gli interessanti e in alcuni casi inediti concetti che contiene e i secondi possano farsi un esame di coscienza ed avvicinarsi empaticamente e con l’azione ad un modo di vivere che rispetti la vita in ogni sua forma.

    13 ottobre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Ivana,

      Grazie per il tuo commento che è senza dubbio molto utile e mi permette di puntualizzare alcune questioni.
      Provo a rispondere per gradi alle tue perplessità.

      Il fatto che noi Umani siamo moltissimi e che la capacità portante del pianeta relativamente alle nostre necessità sia stata superata enormemente, è fuori di discussione, ma questo non ci deve indurre a pensare che un cambiamento sia impossibile a causa delle molteplici visioni diverse sul nostro ruolo sulla Terra. Se siamo una moltitudine organizzata in società antropocentriche e speciste, è del tutto evidente che questo paradigma ci viene insegnato sin dalla nascita per mantenere lo status quo, il problema pertanto è sociale e culturale. Se alle nuove generazioni umane fosse ad esempio insegnato che considerarci superiori agli altri Animali e di conseguenza sentirci in diritto di sfruttarli è sbagliato, potremmo giungere ad avere un considerevole numero di soggetti umani portatori di una visione alternativa all’attuale. Che non si possa convincere o “convertire” tutti gli individui umani, è altrettanto evidente, ma la storia ci insegna che una seppur piccola porzione di società umana capace di veicolare convintamente e tenacemente un messaggio forte, può cambiare la società. Altrimenti non si spiegherebbero le trasformazioni sociali dal nostro passato remoto sino ad oggi.
      Chiaramente i punti critici di questo discorso sono molti, primo fra tutti quello legato al tempo: è molto probabile che non ci rimane tempo a sufficienza per portare a termine un cambiamento sociale radicale, prima di causare la completa distruzione dell’ecosistema terrestre, ma questo è un altro discorso.
      Tu scrivi “A mio avviso invece il mercato e il capitalismo vanno combattuti con le loro stesse armi, in quanto trovo utopistico pensare che la gente smetta di frequentare i supermercati e ad esempio, si produca le cose da sola”.
      Assecondando il mercato e ricoprendo il ruolo di consumatori che la società capitalistica ci ha affibbiato, non combattiamo affatto il capitalismo, ma ne favoriamo lo sviluppo. I supermercati sono nati negli USA negli anni ’30 del secolo scorso, in Italia sono arrivati solo nel 1957, non stiamo parlando pertanto di modalità di commercio le cui radici si perdono nella notte dei tempi, ma di fenomeni relativamente nuovi che hanno avuto un enorme sviluppo che continua anche oggi. Di conseguenza sperare nella fine dell’iperconsumismo attuale, non è certo utopistico.
      Tu scrivi “E’ provato che i prodotti veg disponibili nella grande distribuzione sono acquistati in larga misura da onnivori e non da vegani e questo è un punto fondamentale di cui nel libro non si parla”.
      Non se ne parla a ragione perché il fatto che i prodotti a base vegetale siano in larga misura comprati da soggetti che però continuano ad aderire a comportamenti specisti, non significa assolutamente nulla dal punto di vista della lotta per la liberazione animale: si tratta invece solo della possibilità data dal mercato a chi consuma carne, di disporre anche di prodotti a base vegetale per il semplice motivo che sono ritenuti più leggeri e sani di quelli carnei. Ancora una volta i diritti fondamentali degli Animali non vengono considerati.
      Tu scrivi “Inoltre nel libro ancora una volta si paragona la sofferenza degli animali a quella degli umani…”.
      Nel libro si fa accenno alla sofferenza anche degli Umani perché sono le stesse persone umane fondatrici del veganismo moderno che ne parlano. Già dai primi anni della divulgazione dell’idea vegana, la Vegan Society parlava di schiavi animali paragonandoli agli schiavi umani delle società umane del passato, il paragone – anche se esiste certamente una chiara distinzione tra schiavitù umana e schiavitù degli altri Animali – non è affatto improponibile, ma anzi si inserisce in una visione generale del diritto alla vita e alla libertà dei senzienti che non conosce frontiere di specie.
      la lotta contro il capitalismo e le sue forme attuative come il consumismo, è una lotta ben difficile se si pensa che siamo immerse/i in una società consumista, pertanto chi aderisce a questa visione della vita, cerca di fare il possibile per essere coerente con le proprie idee, di sicuro non gioisce ogni qual volta la multinazionale di turno sforna un nuovo prodotto “per vegani”.
      Tu scrivi: “ma allora è meglio se i soldati continuano a mangiare carne?”, è possibile risponderti in modo più ampio affermando che è meglio che non esista alcun esercito armato. In seconda battuta è chiaro che essendo quello vegano un messaggio non violento, non è possibile considerare dei sondati in armi delle persone umane vegane.
      La questione della violenza è molto complessa. L’idea vegana è come si accennava poc’anzi un’idea non violenta, lo è sin dalla nascita, non per nulla Donald Watson era un pacifista e un obiettore di coscienza e questo proprio quando i nazisti stavano bombardando il suo Paese. In linea generale si può affermare che se si intende contrastare una visione del mondo che reputiamo aggressiva, ingiusta e violenta, non è possibile farlo usando le sue stesse modalità, perché nella migliore delle ipotesi ciò significherebbe instaurare un nuovo rodine sociale uguale al precedente ma per motivazioni opposte.

      Ti ringrazio molto per il tuo giudizio positivo sul libro e per le tue parole. Il testo nasce proprio per stimolare un confronto e uno scambio di visioni, ciò attraverso un lavoro di recupero della dignità e del rilevante peso morale del veganismo. Il fatto che lo reputi adatto sia per persone umane vegane, sia per chi non lo è, mi fa quindi molto piacere.

      13 ottobre, 2018
      Rispondi
      • Ivana Ravanelli ha scritto:

        – Altrimenti non si spiegherebbero le trasformazioni sociali dal nostro passato remoto sino ad oggi.-

        Ciao Adriano
        E’ vero che le società sono mutate anche grazie alle rivoluzioni e alle proteste di gruppi umani oltre che per il cambiare e maturare dei tempi e l’indiscutibile avvento della tecnologia che ha facilitato le modalità delle azioni di protesta, ma le lotte sociali che riguardano il passato, come quella dell’ abolizione della schiavitù ad esempio, hanno avuto successo anche perché spesso erano gli stessi soggetti oggetto di discriminazione che si facevano portavoce dei loro diritti, e questo vale anche per molte altre cause sociali dove sono i discriminati seppur sostenuti da altri simpatizzanti a gridare l’ ingiustizia di cui sono vittime ma, come diceva un noto autore che entrambi conosciamo, Il maiale non fa la rivoluzione ecco perché questa è una rivolta diversa e non paragonabile a nessun’ altra del passato ne del presente. La lotta animalista è una rivoluzione che viene fatta da minoranze di individui della società per difendere i diritti di chi non ha alcuna difesa né alcuna voce e può solo subire ingiustizie da parte del più forte, inoltre è una rivoluzione che va a toccare principalmente ma non solo ovviamente, un argomento che riguarda molto da vicino ogni persona, il cibo. E’ una protesta che punta il dito e riesamina con criticità le abitudini alimentari dei singoli invitandoli di fatto ad una “rinuncia” così almeno è percepita dai più, mentre le rivoluzioni del passato sono state sempre rivolte a tutelare i diritti di minoranze ma non comportavano alcun sacrificio per chi vi aderiva in quanto non influenzavano né tentavano di modificare la libertà di scelta personale cioè non andavano a minacciare il modus vivendi del manifestante. Per dirla in parole povere, schierarsi ad esempio contro la violenza sulle donne o partecipare al gaypride non implica alcun sacrificio mentre schierarsi dalla parte degli animali e decidere di non mangiarli significa rivedere la propria alimentazione carnea, e come spieghi benissimo anche tu in DV, quindi anche ad una modifica dei rapporti interpersonali.

        -Di conseguenza sperare nella fine dell’iperconsumismo attuale, non è certo utopistico.-

        Si … forse, ma il fatto è che siamo immersi nel consumismo, ogni cosa che facciamo nutre il consumismo, quando usiamo la macchina, o compriamo un cellulare, quando accendiamo la tv o andiamo in pizzeria o in vacanza o acquistiamo benzina per la nostra macchina alimentiamo questa società consumistica, quando compriamo un computer anche se lo usiamo per le attività animaliste finanziamo il consumismo quindi per assurdo il consumismo supporta anche le attività animaliste e questo sillogismo è applicabile anche ad altre situazioni … è quindi impossibile chiamarsi fuori dal consumismo ogni azione che facciamo lo va ad affermare e sostenere, per essere coerenti dovremmo vivere su di un altro pianeta, il consumismo è una realtà che per ora non si può sconfiggere nemmeno con l’autoproduzione perché è impossibile nel mondo di oggi essere autosufficienti in tutto, quindi tanto vale usarlo a fin di bene visto che annientarlo è pressoché impossibile a meno che una catastrofe colpisca la terra e costringa la specie umana a ricominciare tutto d’accapo che a volte è quello che mi auguro.

        -: si tratta invece solo della possibilità data dal mercato a chi consuma carne, di disporre anche di prodotti a base vegetale per il semplice motivo che sono ritenuti più leggeri e sani di quelli carnei. Ancora una volta i diritti fondamentali degli Animali non vengono considerati.-

        Certo il fatto che i prodotti siano acquistati da onnivori non significa nulla per la lotta ma significa molto per il salvataggio di una vita animale. Il latte vaccino ad esempio ha subito un forte calo nelle vendite per colpa del latte vegetale disponibile sugli scaffali dei supermercati costringendo i produttori di latte a correre ai ripari con campagne mirate. Io penso inoltre che il messaggio vegan possa essere veicolato anche attraverso i prodotti vegani, che possono essere utilizzati come esca, certo non è un messaggio filosofico anzi è un messaggio materiale che può apparire volgare almeno all’inizio, ma può diventare filosofico se la persona si avvicina al veganismo attraverso di esso. Ho un esempio personale, di una conoscente che aveva il marito con problemi di colesterolo ho iniziato a consigliarle i prodotti vegani e pian piano a indottrinarla su cosa significhi essere vegan, il rispetto per la vita, il diritto alla vita degli animali, le ho dato opuscoli, video, materiale vario insomma morale della favola lei ora è una persona umana vegana convinta e il marito è diventato vegetariano (non ancora vegan) tutto questo grazie ad un prodotto vegan quindi il cambiamento può arrivare anche da qui e non credo che il mio sia l’unico caso al mondo. Io penso che in questo stadio non si possa escludere nessun metodo di lotta ma si debba accettare tutto. Stiamo combattendo ad armi impari contro un gigante, l’antropocentrismo e lo specismo radicato nelle culture delle società umane e non possiamo farlo con una pagliuzza andando contro chi detiene la bomba atomica. Forse il veganismo così come lo intendiamo noi ne uscirà apparentemente svilito ma col tempo riacquisterà terreno e forza per cambiare radicalmente questa orribile società. Come dico sempre quello che conta, il fine ultimo dal quale non dobbiamo mai distaccarci, è salvare la vita agli animali perché a loro poco importa delle nostre filosofie, siamo di fronte ad un massacro come mai nella storia del pianeta si è verificato, non possiamo permetterci di fare i puritani.

        – Nel libro si fa accenno alla sofferenza anche degli Umani perché sono le stesse persone umane fondatrici del veganismo moderno che ne parlano.-

        Penso non si possa paragonare la schiavitù umana a quella animale che è molto molto peggio e riguarda un numero incredibilmente maggiore di soggetti. Nessuna strage in nessun epoca del passato ha raggiunto numeri così importanti come la strage degli animali degli ultimi decenni, un massacro di proporzioni gigantesche che ha arrossato il pianeta di sangue e che si deve fermare a mio avviso con qualsiasi arma, utilizzando ogni stratagemma, ogni metodo.

        -In seconda battuta è chiaro che essendo quello vegano un messaggio non vioelnto, non è possibile considerare dei sondati in armi delle persone umane vegane.-

        Forse questi soldati non si possono considerare tra le persone umane non vegane ma resta il fatto che sono soldati che non si nutrono dei corpi di animali e secondo me dobbiamo vederlo come un punto positivo e non negativo. Così anche quando le aziende si inventano un nuovo prodotto vegano lo dobbiamo vedere come un fatto positivo, certo nessuno fa i salti di gioia per questo ma l’alternativa è che quell’azienda continui a produrre come ha fatto fino a ieri prodotti animali e di derivazione animale. (purtroppo non siamo nella condizione di poter scegliere se non il meno peggio)
        E’ chiaro che io e molti come me non metteremo mai piede in un mc’donalds ma se il mc donald’s ha creato il vegburger ben venga perché molti ragazzi onnivori che invece purtroppo frequentano questi locali, scegliendo un vegburger salveranno la vita a qualche animale.
        Sarà che io guardo con occhio molto critico alla reale possibilità di un cambiamento radicale di questo mondo e delle società che in esso vivono, come dici tu le religioni hanno fatto e continuano a fare il danno maggiore anche se negli ultimi decenni anche il messaggio religioso ha perso di importanza. Sono del parere che questo pianeta non avrà lunga vita non abbastanza comunque per assistere (e parlo chiaramente delle generazioni future) ad un cambiamento epocale della condizione animale e quindi penso piuttosto a salvare il salvabile. Se, per fare un altro esempio un ristorante si convertisse piano piano al veganismo per ragioni di interesse, perché aumenta la domanda vegan, perché piano piano la richiesta vegan supera quella onnivora, non sarebbe comunque un successo per gli animali? Anch’io vorrei che quel ristoratore abbracciasse la filosofia vegan per convinzione e per un senso di giustizia ma se lo fa per un altro motivo io penso che alla fine è il risultato che conta. Magari quel ristoratore diventerà una persona umana vegana in un secondo momento.

        -La questione della violenza è molto complessa. L’idea vegana è come si accennava poc’anzi un’idea non violenta, lo è sin dalla nascita, non per nulla Donald Watson era un pacifista e un obiettore di coscienza –

        Se si instaurasse un nuovo ordine sociale per motivazioni opposte basato sulla violenza, sarebbe semmai una violenza indirizzata verso coloro che non rispettano le leggi che riguardano il diritto alla vita degli animali quindi più che altro una violenza deterrente piuttosto che punitiva. Fosse per me, se avessi la bacchetta magica, emetterei immediatamente leggi che proibissero l’uccisione di qualsiasi animale dovessi anche applicare la così detta legge del taglione senza aspettare che la società maturi e diventi consapevole condannando nel frattempo miliardi di altri esseri innocenti a morte. Watson è vissuto in un altro periodo, la strage degli animali non aveva ancora assunto le proporzioni gigantesche dei nostri giorni ed è quindi logico che la sua visione della lotta animalista fosse diversa da quella attuale, probabilmente lui non era nemmeno a conoscenza delle moltissime violenze sugli animali che avvengono oggi, vedi orsi delle fattorie della bile, cani bolliti vivi nei paesi orientali, animali serviti ancora vivi sui piatti e la lista degli orrori potrebbe continuare a non finire .
        Non ho mai sentito mie le cause umane specie da quando ho aperto gli occhi sul mondo spaventoso delle crudeltà sugli animali, esseri puri, innocenti su quali abbiamo scaricato senza pietà alcuna tutto l’odio, la cattiveria e la violenza umana. Io vedo piuttosto nell’umano, anche nelle minoranze, la colpa di quanto accade loro e per questo motivo considero gli onnivori dei nemici e non mi schiererei mai per nessuna causa che riguardasse persone umane non vegane perché andrei contro i miei principi.
        Non mi aspetto di essere capita e non lo pretendo, ma questa rimane comunque la mia visione della lotta animalista.
        Un abbraccio e un grazie perché tu attraverso le tue conferenze alle quali ho partecipato ormai molti anni fa, sei e rimani per me un esempio nonché una di quelle persone che all’inizio del mio cammino verso l’amore per tutti gli esseri animali viventi, mi ha aiutata ad aprire gli occhi e ad intraprendere con convinzione e senza alcuna incertezza la strada del rispetto e del diritto alla libertà e alla vita, dei nostri fratelli animali.

        14 ottobre, 2018
        Rispondi
  16. Ivana Ravanelli ha scritto:

    dimenticavo … è anche un libro che a me personalmente ha dato nuova forza!

    13 ottobre, 2018
    Rispondi
  17. Roberto Contestabile ha scritto:

    Il fine giustifica i mezzi?
    E mai a chiamarli prodotti vegani, il cibo vegetale è più lontano di quello che si pensi dall’etica in questione.
    Cara Ivana Ravanelli ho letto con interesse le tue parole, e condivido in parte il tuo pensiero. Ciò che molte persone intendono come lotta ha filosofie ed intendimenti molto diversi tra loro, e sicuramente è giusto che determinate coerenze restino tali. Il veganismo, nel senso più puro della sua origine, non possiede nessun compromesso con l’attuale società specista, né con il consumismo veggie né tantomeno con pratiche morbide come il benessere animale. È giusto così perché le battaglie hanno dei fini espliciti, e i mezzi con cui si combattono i nemici devono essere correttamente idonei all’ideologia di fondo.
    Il capitalismo moderno è il capostipite dello sfruttamento animale, come lo era un tempo la semplice, ma micidiale, avidità dei conquistatori coloniali. Sono cambiati i tempi, forse gli strumenti, ma gli scopi e gli interessi restano uguali: soddisfare i propri bisogni. Fa parte dunque della propria natura uccidere gli Animali per poi nutrirsene o farne svago? La risposta vien da sé, e probabilmente serviranno molti anni ancora per modificare la morale piuttosto che l’empatia.
    Hai ragione quando affermi che molto più cibo vegetale salverà la vita a qualche Mucca o Maiale…ma a condizione di scindere il compromesso in atto. Una azienda che produce e vende porzioni di Animali un tot. al kg non sarà mai completamente libera dalla colpa di eccidio, pur avendo a disposizione clienti che comprano anche cibo vegetale. L’industria moderna e tutto il suo indotto è responsabile ogni anno di miliardi di vittime in tutto il mondo, molte delle quali anche Umane. Scegliere oggi un prodotto rispetto ad un altro può fare la differenza, questo è indubbio, ma non basta per modificare la mente e liberarla dalle sue induzioni.
    Serve un’educazione più ampia ed approfondita per far capire alla gente comune cosa è lo sfruttamento animale, in ogni suo macabro particolare. I mezzi per poterlo fare sono innumerevoli, ma allo stato attuale non possiamo conoscerne i risultati.

    Mi sono sempre chiesto cosa spinge un genitore a portare il proprio figlio al circo o all’acquario o peggio ad uno zoo…a vedere gli Animali sofferenti. No, loro non vedono quelle povere creature soffrire, loro vedono una comparsa che soddisfa il bisogno personale ed egocentrico di divertimento altrui. L’appagamento momentaneo di un gesto o comportamento sacrifica enormemente tante vite Animali, questo è il problema principale.
    L’ostacolo da abbattere non è il latte vaccino, piuttosto che la bistecca. Il muro invalicabile è l’insensibilità che ci separa dagli altri e dalle loro vite.
    Gli Animali sono distanti da noi enormemente, e lo saranno ancora senza un completo progresso morale che ci faccia concepire il vero sacrificio utile alla salvaguardia di tutti.

    14 ottobre, 2018
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Roberto, ti ringrazio per il tuo commento che condivido e che trovo molto utile.
      L’ostacolo da abbattere è enorme e purtroppo lo si ritrova in ogni ambito della società umana, anche in quelli che dovrebbero essere i più progressisti se non illuminati o addirittura rivoluzionari. Spesso lo chiamo lo “scoglio antropocentrico”, ma a volte mi pare davvero una montagna enorme.

      15 ottobre, 2018
      Rispondi
  18. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ivana Ravanelli non è vero che il Maiale non fa la rivoluzione, è invece vero che il Maiale non può fare la rivoluzione, ossia non può con le sue forze e a causa della condizione in cui vive (costretto da noi Umani), fare una rivoluzione. Probabilmente anche se potesse non la farebbe ugualmente (nonostante quanto affermano coloro che promuovono la ribellione animale come una sorta di rivolta organizzata), ciò non perché non ha le facoltà mentali necessarie per attuarla, ma probabilmente perché vede il mondo e i rapporti con gli altri viventi in modo sostanzialmente diverso da noi Umani che abbiamo una spiccata tendenza alla competizione e all’aggressione.
    La lotta per la liberazione animale la si potrebbe definire “per interposta persona”, siamo noi Umani antispecisti a portarla avanti in nome degli altri Animali, senza nemmeno aver avuto da loro una delega. Possiamo considerare questa lotta una sorta di autoregolazione e autolimitazione delle nostre attività di aggressione e espansione. Paragonare la lotta di liberazione animale a quelle di liberazione o di riconoscimento dei diritti civili di minoranze umane è certamente difficile: si tratta di lotte su livelli diversi, con protagonisti diversi, con interessi e soprattutto con modalità diverse. Questo è certo, ma non è vero che le altre lotte non significhino per noi dei sacrifici. Per noi Umani dei Paesi industrializzati, una lotta per i diritti fondamentali dei lavoratori dei Paesi emergenti o di quello che una volta veniva denominato “terzo mondo”, significa delle indubbie rinunce. Il solo rapporto commerciale equo e solidale condurrebbe a una responsabilizzazione e a un lavoro di ricerca e di critica non certo facile. Per noi occidentali è molto più semplice acquistare un prodotto a basso prezzo confezionato da bambini asiatici, piuttosto che un prodotto che dia a chi lo produce un giusto riconoscimento economico e la dignità sul lavoro che merita.
    Ogni volta che chi, da una posizione di privilegio, intende modificare uno status quo contraddistinto dall’ingiustizia in favore di una situazione più giusta per tutti, chiaramente deve rinunciare al frutto di tale ingiustizia dal quale spesso deriva la sua stessa posizione di privilegio.

    Ovviamente viviamo in una società consumistica, questo però non dovrebbe di sicuro scoraggiarci. Lottare contro una società che ci ha generati perché la riteniamo ingiusta non è semplice, ma gradualmente e constantemente si possono applicare strategie che possono portare a grandi cambiamenti. Del resto se stessimo parlando di nonviolenza o di pacifismo cosa potremmo dire? Che siccome viviamo in una società violenta e guerraffondaia dovremmo sfruttare queste tendenze a fin di bene?

    Non sono convinto affatto ch un’idea una volta inquinata e stravolta per altri fini, possa ritornare nuovamente a essere ciò che era in origine.
    Se vogliamo possiamo fare l’esempio della coltivazione biologica e dell’idea stessa di biologico: ormai il tutto è saldamente in mano a grandi gruppi e a catene di distribuzione che hanno totalmente svilito il messaggio originario. A questo punto come si potrà mai tornare indietro? Il tuo esempio personale è buono e meritorio: ciascuno fa ciò che può e come può per la divulgazione dell’idea vegana, ma questa è cosa ben diversa dallo sperare che il mercato possa fare questo lavoro per noi. Il latte vaccino è diminuito a causa delle intolleranze alimentari, non certo per via di convincimenti etici. Se domani qualcuno scovasse un latte animale che non causi intolleranze, la quasi totalità di chi usa le bevande vegetali tornerebbe sui suoi passi. Sperare che ciò non accada è pura follia.
    Dobbiamo lottare per risolvere il problema, non per mitigarlo e renderlo accettabile e quindi più duraturo.

    Un soldato che non usa prodotti di origine animale è solo un soldato che non usa prodotti di origine animale. Certamente è meglio di un soldato che li usa, ma altrettanto certamente non è una persona umana vegana. Il veganismo è contro la violenza.
    Mangiare meno carne è certamente meglio che mangiarne molta, ma non risolve la questione che invece puà trovare una soluzione solo quando si smette di sfruttare gli altri. Per farlo non si può “mettere una toppa” a un sietema come il nsotro basato sullo safruttamento, si deve puntare a rifondarlo. Nel mentre ci sarà chi per sopravvivere cambierà le proprie strategie, ma non dovremmo essere noi a supportarlo e proporlo, deve essere una reazione della società. Il nostro compito è la liberazione, nulla di meno.

    Probabilmente quella della nonviolenza applicata a una società umana rimarrà per sempre un’utopia, ma pensare che per ottenere il rispetto per gli altrti Animali, si dovrà imporre con la forza una legge e farla rispettare, significa automaticamente la sconfitta del veganismo. Essere persone umane vegane significa astenersi dall’arrecare danno agli altri perché è giusto, non certo perché lo dice una legge e per paura di incorrere in sanzioni o punizioni.
    Watson forse non era a conoscenza delle immani stragi animali, ma ha vissuto in pieno e direttamente la Seconda Guerra Mondiale e si è rifiutato (nonostante tutto) di imbracciare le armi per diferdersi, questo vorrà pur dire qualcosa.

    Sono davvero contento di averti aiutata nel tuo percorso di consapevolezza, queste tue parole mi hanno fatto molto piacere. Un abbraccio a te.

    15 ottobre, 2018
    Rispondi

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