Definizione di antispecismo


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Victor mauro scalco - Definizione di antispecismo

Fonte: www.manifestoantispecista.org/web/definizione-di-antispecismo

Cogliendo l’occasione della bella foto inviata da Mauro Scalco (grazie di cuore!) che ritrae Victor mentre è alle prese con il testo di “Proposte per un Manifesto antispecista“, fornisco di seguito la definizione di antispecismo pubblicata nel libro alle pagine 13 e 14:

L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che lotta contro lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio veicolata dalla società umana. Come l’antirazzismo rifiuta la discriminazione arbitraria basata sulla presunzione dell’esistenza di razze umane e l’antisessismo respinge la discriminazione basata sul sesso, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie (definita specismo) e sostiene che l’appartenenza biologica alla specie umana non giustifica moralmente o eticamente il diritto di disporre della vita, della libertà e del corpo di un essere senziente di un’altra specie. Gli antispecisti lottano affinché le esigenze primarie degli Animali siano considerate fondamentali tanto quanto quelle degli Umani, cercando di destrutturare e ricostruire la società umana in base a criteri sensiocentrici ed ecocentrici, che non causino sofferenze evitabili alle specie viventi e al Pianeta. L’approccio antispecista ritiene (considerando tutte le dovute differenze e peculiarità) che:

1) le capacità di sentire (di provare piacere e dolore), di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, d’intrattenere rapporti sociali, siano prerogative di tutti gli Animali caratterizzandoli come esseri senzienti con propri interessi da perseguire che devono essere rispettati (in base a questi criteri l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia sensiocentrica e painista1);
2) l’esistenza di tali capacità negli Animali comporti un cambiamento essenziale del loro status etico, facendoli divenire persone non umane, o conferendo loro uno status equivalente, qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile, opportuno o condivisibile (in base a ciò l’antispecismo può essere considerato anche una filosofia individualista);
3) da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e un conseguente cambiamento della società umana per il raggiungimento della liberazione animale (fondamentali per tale trasformazione sono il senso di giustizia, di uguaglianza, il rispetto dell’alterità, la nonviolenza, l’empatia e la compassione).

Note:

(1) “Painismo”: termine che Richard Ryder coniò nel 1990, argomentando che qualsiasi essere vivente che è in grado di provare dolore ha rilevanza morale. Il “painismo” può essere visto come una terza via rispetto alla posizione utilitarista di Peter Singer e alla concezione deontologica dei diritti animali di Tom Regan. Il “painismo” combina la visione utilitarista secondo la quale uno status morale deriva dalla capacità di provare dolore, con l’opposizione morale – derivante dal concetto di diritti animali – all’utilizzo degli Animali per un nostro fine. Sostanzialmente il concetto di “painismo” di Ryder nasce come contrapposizione alla visione utilitaristica del rapporto tra Umano e Animale

Adriano Fragano, Proposte per un Manifesto antispecista, NFC Edizioni 2015

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/t6CoF

2 Commenti

  1. giovanna ha scritto:

    Comperato e letto: interessante, contiene alcune suggestioni che attivano ulteriori riflessioni.

    31 gennaio, 2017
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Giovanna per il tuo commento e per le considerazioni sul testo. La sua funzione è esattamente questa.

      31 gennaio, 2017
      Rispondi

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