Dal n°1 / anno 2: L’altro sguardo di Rosa Luxemburg


Tempo di lettura stimato:
2 minuti

L’altro sguardo di Rosa Luxemburg

Nei Minima moralia, Adorno riassume in poche righe quanto la natura dello sguardo sull’Animale informi «la società  repressiva»: «Della cui possibilità  [del pogrom] si decide nell’istante in cui l’occhio di un animale ferito colpisce l’uomo. L’ostinazione con cui egli devia da sé quello sguardo […] si ripete incessantemente nelle crudeltà  commesse sugli uomini […]». Lo sguardo di cui ci parla Adorno è quello che da sempre ha caratterizzato la nostra visione dell’Animale fondata sulla negazione e il disconoscimento. A questa tradizione millenaria si sottrae Rosa Luxemburg (1870-1919), marxista rivoluzionaria tedesca di origini ebreo-polacche nota per testi quali L’accumulazione del capitale (1913) e La rivoluzione russa (1922), in una lettera all’amica Sonja Liebknecth. Questa lettera è stata recentemente pubblicata da Adelphi, insieme a testi di Kraus, Kafka, Canetti e Roth – tutti incentrati intorno alla “galassia” del dolore animale – in un piccolissimo libro intitolato Un po’ di compassione.

La Luxemburg, prigioniera politica nel carcere di Breslavia, osserva le sevizie a cui un militare sottopone un Bufalo e ne parla all’amica con accenti accorati e delicatissimi. Il passo centrale della lettera è quello in cui la Luxemburg non distoglie lo sguardo dall’Animale ferito, ma si lascia guardare da quegli «occhi scuri e mansueti», dove rintraccia «l’espressione […] di un bambino che è stato punito duramente e non sa per cosa né perché, non sa come sottrarsi al tormento e alla violenza bruta». In questo istantaneo e potente valzer di sguardi la Luxemburg riconosce nell’Animale seviziato l’«amato fratello» e lo com-piange: «mi scesero le lacrime […] le sue lacrime».Le lacrime della Luxemburg che si con-fondono con quelle del Bufalo descrivono una direzione di sguardo, altra rispetto a quella codificata dalla nostra cultura, che ci permette di riconoscere nella comune vulnerabilità  dei corpi la base per cercare di fondare un’etica interspecifica, cioè di restituire agli Animali non la parola (mossa antropomorfizzante e quindi altrettanto violenta di quella opposta che gliela toglie completamente), ma la possibilità  di risponderci (Derrida) una volta che ci si rivolga a loro «con garbo» (Despret). La lettera della Luxemburg è inoltre ancor più illuminante se la si considera nell’ambito del pensiero marxista, in quanto ce ne mostra le potenzialità  antispeciste, spesso disconosciute a partire dallo stesso Marx, potenzialità  chiaramente evidenziate dai pensatori della Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer e Marcuse) e dalle elaborazioni teoriche di pensatori “animalisti”, quali Ted Benton, Barbara Noske e David Nibert.

Se Marx nel Manoscritto economico-politico del 1844 scriveva: «L’animale costruisce soltanto secondo la misura e il bisogno della specie a cui appartiene, mentre l’uomo […] costruisce anche secondo le leggi della bellezza», di un’altra bellezza ci parla la Luxemburg, la bellezza delle “cose minuscole”: «l’oscurità  della notte», «lo stridere della sabbia umida sotto i passi», il «camminare su un prato dai mille colori», «lo splendore del sole», «il soffio del vento» e «il canto armonioso degli uccelli». Cose minuscole che condividiamo con gli altri Animali e che costituiscono la trama fragilissima dei nostri corpi.

Corpi che la forza della storia ha incessantemente e continua incessantemente a sottomettere e a opprimere per ingabbiarne la potenza eversiva del desiderio, della condivisione, del mutuo soccorso, della cura. In una parola, della com-passione. Quella compassione che la Luxemburg chiede qui per gli Animali e che la forza della storia ha negato a entrambi: come il suo Bufalo colpito dal manico della frusta, anche la Luxemburg perirà , pochi mesi dopo aver scritto questa ineguagliabile lettera, sotto i colpi delle canne di fucile dei suoi carcerieri.

Massimo Filippi

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/w7cz2

8 Commenti

  1. Violet ha scritto:

    Molto bello questo pezzo! Mi ritorna in mente pagina dopo pagina il bellissimo libro di Derrida -qui anche citato- “l’animale che dunque io sono”.
    scelgo fra tutte una frase che amo per la sua intelligente ironia “Si può sempre parlare della stupidaggine degli uomini,a volte della loro bestialità :non esiste alcun senso, alcun diritto di parlare della stupidaggine o della bestialità  di una bestia. Sarebbe un antropomorfismo, il più caratteristico.” ed anche,mi viene in mente “La confusione di tutti gli esseri viventi non umani nella categoria comune e generale dell’animale non è solo un errore contro le esigenze del pensiero, della vigilanza o della lucidità , dell’autorità  dell’esperienza, ma è anche un crimine:non un crimine contro l’animalità ,appunto, ma un primo crimine contro gli animali. Dobbiamo ritenere accettabile che ogni omicidio, ogni trasgressione del “Non Uccidere” non possa riguardare che l’uomo (questione a venire) e che, insomma,non ci saranno che crimini “contro l’umanità “?”

    26 marzo, 2008
    Rispondi
  2. Laura ha scritto:

    Ho letto di un bufalo ed improvvisamente ed in modo violento la sua sofferenza, raccontata, ha creato in me un vuoto denso. Ho immaginato quegli occhi tristi e il loro dolore, la loro paura….quanta tristezza si può celare dietro delle semplici parole, e quanto dolore sento adesso dentro il mio cuore, io che sono senza pelle.

    6 aprile, 2008
    Rispondi
  3. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Laura,

    grazie per il tuo commento toccante. A ben pensarci anche noi esseri umani ci guardiamo sempre meno negli occhi. Dovremmo farlo molto di più, sia tra di noi, sia con gli altri animali per non perdere del tutto il contatto con la realtà 

    7 aprile, 2008
    Rispondi
  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Violet,

    Quello dell’antropomorfismo è un problema molto vasto, e si ripresenta puntualmente ogni volta che si tenta un’analisi Umano-Animale.
    La verità  è che il tutto nasce dal fatto che forzatamente la nostra è e rimane una visione partigiana, nel senso che, volenti o nolenti, siamo nati e cresciuti in una società  specista, pertanto è molto difficile, a volte quasi impossibile, liberarci da sovrastrutture mentali che non ci permettono di ragionare liberamente ed obiettivamente. Ciò non significa che non si debba perseverare per tentare di arrivare ad una reale visione non antropocentrica.

    7 aprile, 2008
    Rispondi
  5. Violet ha scritto:

    Caro cereal killer, confido negli individui (ed anche in alcune culture), che sono esistiti ed esistono anche adesso, che non hanno sguardo antispecista in pensieri emozioni parole ed opere. A quelli che sono esistiti mi ispiro e con coloro che vivono il mio stesso tempo condivido (pensieri emozioni parole ed… OPERE). E anche se non ci fossero libri e non trovassi nessun umano adesso, mi basta osservare gli animali che sono, per me, i migliori maestri.

    7 aprile, 2008
    Rispondi
  6. Violet ha scritto:

    …errata corrige! che non hanno sguardo specista,
    oppure che hanno sguardo anti-specista.
    ; )
    V.

    7 aprile, 2008
    Rispondi
  7. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Un commento da parte di Massimo Filippi autore dell’articolo:

    ———-

    Carissim* tutt*,

    grazie per la ricezione positiva di questa recensione della lettera di Rosa Luxemburg. Ovviamente, parlando di sguardi si accetta già  una logica homocentrica o, almeno oculocentrica, e chiaramente non tutti gli animali vedono come vediamo noi. Una talpa ha un mondo differente dal nostro e così un pipistrello e così moltissimi altri. Non vorrei, però, che questo venga interpreatato come antropocentrismo. Questo è solo il nostro modo di essere al mondo che diventa antropocentrico quando esclude altri modi di vedere, sentire, ascoltare, gustare ecc. Un conto è prendere congedo dall’antropocentrismo e un altro far finta di non avere una nostra residenzialità  corporea che è necessariamente diversa da quella di (almeno) altri animali. E, in fondo, questo è quello che ci insegna la Luxemburg: noi non siamo chiamati a condividere qualcosa con l’Altro (da una posizione fintamente benigna, ma di fatto, ancora oppressiva), quanto piuttosto ad accettare la condivisione in cui già  da sempre siamo come “carne del mondo”.

    Ciao.

    Massimo

    9 aprile, 2008
    Rispondi
  8. Violet ha scritto:

    Ciao Massimo,
    la residenzialità  corporea è comune a tutti gli animali.
    ognuno ha una sua residenzialità  corporea,umani compresi e non esclusi.E questa è una condivisione,appunto. Potremmo investigare di cosa si componga questa “corporeità ” fino a raggiungere il concetto di particella/onda, o investigare in cosa consista questa “residenzialità ” e parlare dello spazio vuoto fra gli atomi,oppure dei neuroni specchio,o dei campi morfologici. Arriveremmo al punto in cui la separazione ci risulterebbe ingannevole. (Con esultanza e benessere di tutto/tutti gli esseri). Il buonismo sotto questo orizzonte non sorge,è un’aridità  che fa parte proprio di un altro …mondo. Alcune culture questo lo sanno da sempre, hanno una… memoria cellulare più efficente, forse. Fatto stà  che, lentamente, questa informazione si stà  risvegliando anche in molti di noi.
    Appunto, come sopra.
    V.

    9 aprile, 2008
    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *