Dal N° 4 / 2011: Compassione in vendita?


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faraona - Dal N° 4 / 2011: Compassione in vendita?Why we love dogs, eat pigs and wear cows” (N.d.A. perché amiamo i Cani, mangiamo i Maiali e indossiamo le Mucche) della Dr.ssa Melanie Joy é un libro uscito negli USA nel 2009 e introduce un termine che, almeno in italiano, è poco conosciuto: il “carnismo”. Joy offre un accurato esame della ragione per cui gli Umani provano affetto e compassione per alcuni Animali, ma sono indifferenti alla sofferenza di altri, specialmente quelli macellati per il consumo alimentare.
C’è un concetto invisibile che delinea la nostra percezione della carne che mangiamo, cosicché possiamo amare alcuni Animali e mangiarne degli altri senza nemmeno sapere il perché. Questo concetto è appunto il carnismo.
Ma com’è possibile che ciò accada? Fin da bambini, siamo educati ad amare i Cani e a mangiare i Polli o i Vitelli.
Siamo disconnessi psicologicamente ed emotivamente dalla verità della nostra esperienza. Il carnismo è dunque un paradigma di credenze, o meglio un’ideologia, che ci permette di scegliere selettivamente quali Animali diventeranno cibo, ed è sostenuto da complessi meccanismi psicologici e sociali. Il mangiare carne o carnismo è un’ ideologia oppressiva e riprovevole quanto il razzismo. Come gli altri ismi, ad esempio sessismo e razzismo, il carnismo si basa sul fatto che è considerato uno status quo e ciò lo rende accettato e diffuso.
Fortunatamente, dare un nome ad un concetto è il primo passo per manifestarne l’esistenza, per levare il suo mantello di invisibiltà. Ad esempio il patriarcato è esistito per secoli, ma solo quando le femministe ne hanno finalmente parlato è iniziato il cambiamento. Si potrebbe quindi pensare che anche per il carnismo sia iniziato lo stesso procedimento, che coloro che hanno a cuore gli interessi di tutti gli Animali stiano combattendo questo sistema che permette di coccolarne alcuni e di mangiarne altri. Invece no. Assistiamo al nuovo fenomeno chiamato “neocarnismo”, ovvero lo sfruttamento Animale ma fatto in modo “umano”.
Sta emergendo una nuova strategia produttiva che promuove forme di allevamento e macellazione cosiddette “compassionevoli” e rispettose dell’ambiente e del “benessere animale”. Vi sono addirittura alcune persone che si autodefiniscono attivisti per i diritti Animali che promuovono una collaborazione con l’industria dello sfruttamento Animale e partecipano attivamente alla sviluppo e alla certificazione della cosiddetta “carne felice”. Essi stessi non utilizzano i prodotti che comunque promuovono, perché ciò è incompatibile con la loro etica,
rivelando una sconcertante incoerenza.
Anche se un Animale è allevato in un verde pascolo, la sua vita finirà comunque nell’istante in cui un Umano deciderà di ucciderlo per utilizzarne la carne e/o altre parti.
Questa strategia della “carne felice” permette di mettere a tacere la coscienza del consumatore che, soddisfatto della propria presunta scelta “etica” di un prodotto che ha tenuto conto del “benessere Animale”, non vede la contraddizione che lo sfruttamento animale, anche se cosiddetto “umano”, porta in sé.
In Italia, è nato il progetto BIO-VIOLENZA, che denuncia l’incoerenza e la completa mancanza di etica di questo filone di pensiero (la “carne felice”), il quale “non rappresenta in alcun modo un avanzamento verso l’abolizione della schiavitù animale o verso la messa in discussione radicale dei rapporti Umano/ altri Animali”. BIO-VIOLENZA denuncia le contraddizioni dei cosidetti allevamenti “compassionevoli”, che invece continuano a perpetrare un massacro non accettabile e non “riformabile”.
Non c’è dunque scelta etica che possa includere lo sfruttamento e l’uccisione degli Animali. Come sostiene James laVeck, documentarista di Tribe of Heart, “la compassione è la più alta espressione del potenziale umano. Perciò, non può mai essere comprata o venduta, solo data e ricevuta liberamente. Usare questa parola come etichetta per prodotti di sofferenza e sfruttamento non è niente di meno che un atto di violenza”. La compassione non è in vendita, e bisogna salvaguardare l’integrità dei nostri principi e del linguaggio che definisce i nostri valori più profondi nella lotta per la liberazione animale.

Erika Battocchio

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/IK4lq

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