Dal n° 3/Primavera 2011: Lettere


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Il termine alienazione deriva dal latino
alienus (alius) che significa altro, estraneo.
Ad oggi viene utilizzato per indicare appunto
vivere la vita per interposta persona,
ovvero estraniarsi da ciò che ci circonda.

Ci sono molti motivi per diventare vegan. Ma al di là delle ragioni economiche, politiche, ecologiche, di rispetto per un altro individuo, o salutari, è interessante a mio avviso analizzare la questione del desiderio come atto di liberazione dalla propria alienazione, considerando il fatto che soddisfare quel desiderio non è altro che la riproduzione della miseria quotidiana, la riproduzione dello straniamento da noi stessi. Questi desideri indotti ci si ritorcono contro, come agenti di oppressione: ormai viviamo il compiacimento come momento di tregua in una vita infelice.
Quando ci avventiamo su una bistecca non la percepiamo come una parte smembrata di un essere che una volta era una Mucca, anzi ne esaltiamo le qualità organolettiche e culinarie, la consideriamo la pietanza di un gustoso e succulento banchetto… ed ecco l’alienazione che inizia con una scissione per cui la bistecca non è solo qualcosa di diverso dall’Animale da cui proviene, ma anzi ne è completamente slegata. Di fatti, ai bambini non si dice mai che la Mucca soffrirà e morirà per trasformarsi nel loro pasto: è difficile invocare benevolenza verso un essere che poi si accetta venga ucciso per la propria alimentazione (1).
Non si parla di profitto o di vendita, ma di sensibilizzazione verso i macelli. Torri d’avorio al cui interno le urla di dolore vengono soffocate da camere asettiche e pareti bianche, in cui il sangue rosso rubino scorre su pavimenti di linoleum. Negli odierni campi di sterminio appesi ai soffitti cadono lucenti ganci di metallo sterilizzati, come la legge ordina, e moderne SS vestono tute bianche e stivali di gomma… non ci sono più camere a gas, ma pungoli elettrici che stordiscono l’Animale.

Ma il distacco da ciò che ci circonda avviene prima, molto prima: negli allevamenti.
Le mamme e i papà, passando davanti ai box delle Mucche, incitano i propri figli a osservare questi maestosi mammiferi che producono il latte per la loro colazione con il beneplacito dei vitelli. Gli insegnanti conducono le loro classi in gite istruttive all’interno di porcilaie, descrivendo meccanicamente il ciclo produttivo, compresa la monta del verro di una pseudo scrofa di legno. Gli Animali ci vengono mostrati come pezzi di un grande ingranaggio, insensibili e mercificabili, strumentalizzati dalla macchina del capitale.
Veniamo educati all’indifferenza, e inevitabilmente questa comporta un distacco dalle nostre reazioni emotive, non facendoci sentire la tragedia dell’olocausto ogni volta che passiamo di fronte ad un macello o ad un allevamento. Ci hanno insegnato a far tacere le nostre coscienze, e quello che è più grave è che noi glielo abbiamo permesso.

Essere vegan significa aver smesso di vedere la carne come cibo e ricostruire in maniera autonoma la realtà che ci circonda, e non come ce la presenta il capitalismo.
Ovvero corpi morti trasformati in simboli, con un valore di scambio sul mercato, piuttosto che come vite individuali.
Se in questa società si ritiene moralmente inammissibile considerare un essere umano una merce, per poi ipocritamente continuare ad alimentare il ciclo produttivo che ne determina la schiavitù, è sugli esseri animali-non-umani che il capitalismo ha compiuto un vero capolavoro riuscendo a rendere accettabile la tortura e lo sfruttamento su un essere che prova dolore e piacere, rabbia e gioia, frustrazione, tristezza e felicità: in una sola parola un essere VIVO e senziente.
Possiamo anche essere contro questa società e il capitalismo, ma se non saremo in grado di sradicare le rappresentazioni che esso ha proiettato in noi, a nulla sarà valso lo sforzo di combatterlo, anche se un giorno balleremo sulle sue macerie, perché l’ombra infausta di questo sistema vivrà in noi finché concepiremo un altro Animale come oggetto del nostro palato.

Nicole Savoia

Note:
1 Paul Elizabeth, The Rappresentation of Animals on Children’s Television, Anthrozoos: A Multidisciplinary Journal of The Interactions of People & Animals, Volume 9, Numero 4, 1996, pp. 169-181

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/kKDJH

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