Dal n° 3 / anno 2: (PRO)NOMEN OMEN


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Capita di frequente che si chieda di chi è un Cane che ci scodinzola allegramente manifestandoci la sua amicizia, o un Gatto che magari ci gironzola tra le gambe. La risposta che si ottiene è una dichiarazione di proprietà : “è mio”. Sarebbe opportuno invece cominciare a pensare in modo diverso al rapporto tra Umani e Animali che per qualche ragione (spessissimo contro la loro volontà ) si ritrovano a vivere nella nostra società , l’esistenza di Animali “selezionati” per vivere a nostro stretto contatto, è un argomento spinoso che affronteremo in futuro, per ora ci si limiterà  a dire che una palese dichiarazione di possesso non è assolutamente giustificabile. L’Animale non è un oggetto, non è un “essere inferiore” non è animale, ma Animale. Come noi. Pertanto ha una sua dignità , un suo peso specifico nella nostra vita.

Ci si potrebbe riferire a lui/lei come ad un membro della nostra famiglia. Se il termine famiglia è troppo limitante, e troppo orientato ad una visione antropocentrica e di derivazione religiosa, allora ci si potrebbe riferire a lui/lei – meglio – come ad un compagno/a della nostra comunità . Una comunità  forzatamente mista – Umani e Animali – che in futuro dovrà  subire ampi cambiamenti per divenire davvero una comunità  libera, una comunità  di affetti, dove l’Animale potrà  esistere solo se lo vorrà , e non perché dovrà  farlo forzatamente – come accade oggi – a causa della nostra volontà  di Umani.

Quindi in attesa di un futuro dove Umani e Animali decideranno liberamente se avere contatti spontanei e paritari o evitarli, possiamo per ora compiere un primo passo e parlare di compagno/a Animale, o membro Animale della nostra comunità  intesa come un gruppo allargato di affetti e relazioni di considerevole importanza che contraddistinguono ed influenzano la nostra quotidianità . Ritornando alla domanda iniziale la si potrebbe riformulare così: “qualcuno sa chi è questo Cane?”, potremmo rispondere: “è il mio compagno” o “è un mio amico” o semplicemente lo chiameremo per nome. Il “mio” da aggettivo possessivo diverrà  una generica indicazione di appartenenza alla sfera degli affetti e delle conoscenze individuali, il nome sarà  una mera convenzione, ma questa è un’altra storia.

La Redazione

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/8fvps

5 Commenti

  1. Laura ha scritto:

    Se è per questo anche io dico “MIO” quando mi riferisco ai miei mici e al mio cane. Ma dentro di me non c’è nemmeno l’ombra dell’antropocentrismo di cui si parla sopra. Semmai utilizzo l’aggettivo possessivo per sottolineare quanti ami le bestioline che vivono con me, non lo uso di certo come lo userei parlando della mia macchina!
    Anche quando parlo del mio ragazzo dico, appunto, MIO…così come anche voi lo userete per dire MIA MAMMA, MIA NONNA ecc. ecc.
    Sebbene capisca le nobili motivazioni di base da cui trae spunto l’articolo, trovo davvero eccessivo calcare la mano su un particolare non indifferente ma secondario nella battaglia antispecista.

    16 Lug, 2008
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Laura,

    siamo sicuri che tu la pensi esattamente come noi a riguardo e gli esempi da te citati lo dimostrano.
    Il problema è però molto importante e per nulla secondario. Ti basti pensare che tu – giustamente – dichiari di utilizzare l’aggettivo POSSESSIVO in questione per scopi nobili, ma tale strumento linguistico è per l’appunto stato generato per delineare un POSSESSO. Sia esso benevolo, amorevole o compassionevole, è e rimane un possesso in quanto esiste un enorme scoglio da superare: non abbiamo gli strumenti linguistici per definire una visione antispecista della nostra esistenza. In breve, dobbiamo per forza usare il MIO ed il TUO. Ciò fa riflettere.

    16 Lug, 2008
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  3. Laura ha scritto:

    Che faccia riflettere siamo d’accordo. Che analizzando questo utilizzo alla radice si trovino motivazioni SPECISTE, anche inconscie, siamo d’accordo. Siamo d’accordo anche sul fatto che è un punto degno di nota.
    Ma non siamo d’accordo che questo aspetto sia primario nell’ambito della lotta antispecista, dovendo, PER FORZA, stabilire delle priorità  questa non è in cima alla lista.
    Voglio comunque specificare che sono vegetariana e che, ovvio, sono d’accordo con i dettami animalisti che voi riportate.

    17 Lug, 2008
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  4. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Laura,

    insomma siamo d’accordo un po’ su tutto :=)
    L’aspetto primario è duplice:

    1) è basilare definire, o meglio ridefinire sin da ora il nostro rapporto con gli altri animali. Non si può progettare il futuro non considerando il presente, non credi?

    2) è basilare per poter pensare ad un futuro a-specista, poter utilizzare mezzi espressivi adeguati. Non sto parlando di espressioni politicamente corrette, ma di mezzi espressivi che ci permettano di comunicare il nostro pensiero, del tutto nuovo, agli altri. Ecco che si comincia a parlare di altri animali, di animali non umani, di Animali, di cadaveri e non di carne… insomma serve una neolingua? Questo non lo so, ciò che so è che i metodi a nostra disposizione, le convenzioni attraverso le quali ci esprimiamo sono insufficienti. E questo non è poco….

    17 Lug, 2008
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  5. Violet ha scritto:

    Generalmente io rispondo “il cane -gatto- è di se stesso e io sono il suo umano d’affezione”
    Tanto per rovesciare un pò le abitudini…. : )

    11 Ago, 2008
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