Dal n° 3 / anno 2: Ciclo continuo meccanizzato


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Ci stiamo preparando al (il) futuro. Auto-indottrinandoci inconsapevolmente, auto-addestrando la nostra sensibilità  a sopportare l’insopportabile. Alterando la nostra percezione e razionalità  per rendere accettabile ciò che dovrebbe essere visto come orrendo. The Matrix, H.R. Giger, il Cyberpunk, Blame! nomi e titoli di frammenti del futuro che ci stiamo preparando, visioni oggi orrorifiche accomunate da un aspetto, il predominio violento e doloroso della macchina sull’organico: carni devastate dal metallo, carni mescolate alla plastica ed al silicio, carni sfruttate come pura materia in funzione dell’Idra meccanica ed ottusa della metastasi industriale. Mostro dalle molte teste separate ma dall’unico stomaco vorace, vero motore del suo corpo, ben oltre ogni cervello di ogni testa.

Questo mostro ci viene mostrato (e la ripetizione non è casuale) dal cinema, dalla pittura, dalla letteratura, come fabbrica di corpi umani imprigionati, come corpi innestati in pareti meccaniche, come corpi in cui i confini tra vita e morte, organico ed inorganico sfumano in un’orrenda commistione: ben visibile davanti ai nostri occhi nella sua conclamata falsità  fanta-scientifica… per sviare la nostra attenzione? Questo mostro è già  nel mondo di oggi, ma occultato e quindi non mostruoso, non monstrum, anzi celato, mimetizzato, perfino accettato. E’ il mostro dal volto velato chiamato mattatoio, stabulario, vivisezione, zootecnia. Ciò che noi Umani rappresentiamo con orrore nelle nostre fantasie artistiche, non è fantasia (è catarsi) ma è ciò che accade ed è già  accaduto, mediato e mutato dal bisogno di proteggere la nostra psiche, la nostra coscienza… ma qualcosa emerge, a quanto pare. Gli Animali, non gli Umani, sono le vittime degli scannatoi, dunque “non è la stessa cosa che nei film e nella letteratura qui citata” obietteranno molti, ma è proprio la stessa cosa e noi lo sappiamo e questo ci causa orrore: noi siamo carne, loro sono carne.

E la carne urla di dolore e gioisce allo stesso modo, che sia “nostra” o “loro”. Ci fa orrore vedere corpi umani subire nella finzione artistica ciò che subiscono oggi nella realtà  i corpi degli Animali. Dunque “sappiamo” quanto soffrono e quanto orrida è la loro esistenza (“non fare ad altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”), ne abbiamo esperienza (astrusamente mediata) e ne siamo causa e complici. E sappiamo in cuor nostro che siamo uguali anche perché abbiamo già  visto nostri simili trattati come loro, “trattati come Animali”: la fredda macchina dello Sterminio, le carni bruciate dall’esperimento di Hiroshima, gli inermi espiantati dei loro organi. Ciò che facciamo agli Animali lo possiamo fare anche a noi stessi, perché siamo uguali.

Le nostre fantasie ed ansie ce lo ricordano sempre più spesso e tentiamo di attuare una catarsi (oggi con la potenza dell’illusione sensoriale e immaginativa, un tempo con il rito sacrificale) che ci consenta di non guardare direttamente e di non curarci dell’inferno sopra al quale viviamo: i vagiti di paura dei Vitelli strappati alle loro madri senza lacrime, i Pulcini fatti a pezzi nei tritacarne, i Maiali che urlano con la gola tagliata… a milioni, a ciclo continuo meccanizzato.

E.A. Kopernik

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