Dal n° 2/anno 3: Buoni da pensare: suggerimenti per un menù vegano


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Antipasto. Nonostante mangiamo in media tre volte al giorno, l’alimentazione è comunemente considerata un aspetto extra-morale della nostra vita. Ma le cose stanno davvero così?
Primi. C’è stato un tempo in cui non pensavamo di essere i primi, ma in cui vivevamo, da raccoglitori, in armonia con il resto del vivente. Di questo è inconfutabile testimonianza il nostro organismo che, dalle dimensioni dell’intestino alla morfologia dei denti, dagli enzimi della saliva all’anatomia della mandibola, ci parla della nostra origine non-carnivora. Oggi, al contrario, nessuna specie animale sfugge al nostro palato. Questo, unitamente all’abnorme crescita demografica umana, fa sì che nel mondo ogni anno siano uccisi circa 50 miliardi di Animali a scopi alimentari. Ma la tragedia inizia ben prima dell’arrivo al mattatoio con le Galline ovaiole e i Vitelli da carne bianca costretti per i pochi mesi della loro misera vita alla più assoluta immobilità , con i pulcini maschi stritolati vivi appena nati perché inservibili alla produzione delle uova, con i Maiali bloccati in minuscole gabbie di contenzione per allattare i loro piccoli, con le Mucche da latte continuamente ingravidate e private della loro prole, con tutti quegli esseri a cui vengono strappati denti, becchi, code, testicoli per far sì che non si amputino da soli nell’inferno della loro desolazione. Fermarsi a riflettere per qualche secondo su questo incubo dovrebbe convincerci che, in effetti, sedersi a tavola non è affatto una questione extra-morale.
Secondi di carne. Il mangiar carne è l’emblema dell’epoca del consumatore onnivoro che divora insieme agli altri Animali, il pianeta (di cui la dieta carnea favorisce la desertificazione e l’inquinamento), lo strato di ozono (gli allevamenti contribuiscono significativamente alla produzione di gas serra), le riserve idriche ed energetiche (che vengono dissipate in notevole quantità  nella filiera della carne) e gli abitanti del cosiddetto Terzo Mondo (che coltivano le loro terre per alimentare gli animali d’allevamento del Primo Mondo). In altre parole, esistono i secondi di carne perché esiste un’élite che, per le caratteristiche dissipatorie del sistema, non può che essere sempre più esclusiva ed escludente.
Secondi di pesce. «Pesce grande mangia Pesce piccolo» è uno dei modi in cui spesso si presume di mostrare che la dieta vegana sia qualcosa di irragionevole. Il che significa che partendo da una assunzione sbagliata – è sempre stato così – si arriva a giustificare la peggiore delle leggi che abbiamo potuto partorire: la legge del più forte.
Contorni. «Ma anche i vegetali soffrono!» è un’altra delle obiezioni mosse alla dieta vegana, obiezione che non considera che chi mangia Animali ingrassati con vegetali di fatto si ciba di entrambi e che la natura sarebbe insensata se avesse previsto organismi capaci di provare dolore ma incapaci di muoversi per poterlo evitare.
Frutta. Storicamente, abbiamo sempre risposto alle crisi ecologiche con un’intensificazione della produzione, grazie al fatto che si potevano “esportare” altrove gli “effetti collaterali” della crescita. Nel villaggio globale odierno, è impossibile pensare di rispondere all’immane crisi ecologica attuale – di cui il consumo di alimenti di origine animale è una componente di tutto riguardo – seguendo l’approccio tradizionale e sarebbe antidemocratico se volessimo continuare a limitare la dieta onnivora ad una esigua minoranza degli abitanti Umani del pianeta. Ovvero: siamo alla frutta.
Dolce. Conosciamo il salato – il conto che stiamo per pagare per l’indecoroso pranzo che da millenni portiamo avanti ai danni del vivente -, conosciamo l’amaro – della morte e del dolore che abbiamo incrementato a dismisura -, ma abbiamo poca dimestichezza con il dolce. La dieta vegana è parte della dolcezza a venire perché introduce l’etica in prima persona – «Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo» (Gandhi). Un’etica in prima persona che, naturalmente e immediatamente, passa dall’io ad un nuovo “noi”: il veganismo è un altro modo di dire quanto sostenuto da Camus: «Mi rivolto, dunque siamo».

Massimo Filippi

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/5xzcy

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