Dal n° 3 – Domande


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Possono esistere ambientalisti carnivori? E’ la domanda che si è posto il New York Times in un recente articolo. La risposta è scontata: NO. O meglio si potrebbe riformulare il tutto sotto forma di altre domande, del tipo: “può un ambientalista mangiare carne sapendo che l’industria dei campi di sterminio Animali provoca più gas serra del sistema dei trasporti umani?”

Oppure: “possono gli ambientalisti mangiare carne sapendo che buona parte della soia destinata a divenire cibo per Bovini condannati a morte per divenire nostro cibo, proviene da campi ottenuti abbattendo enormi aree di foresta amazzonica?” E sapendo che tutto ciò provoca un considerevole aumento della temperatura del nostro Pianeta: “è possibile (anche se non si è degli ambientalisti) rimanere indifferenti?”. La risposta è sempre la stessa: NO. Dedichiamo quindi questo editoriale a tutti coloro che ancora oggi, con tutta la disponibilità  di informazioni, notizie e dati che la sfrenata società  tecnologica in cui viviamo ci propone, possono permettersi cinicamente di non considerare l’eventualità  di salvare la vita ad un essere senziente torturato ed ammazzato nelle “catene di smontaggio” di Animali per soddisfare i nostri palati, pur continuando a definirsi ambientalisti, ecologisti, animalisti et similia.

Certo, molti hanno cominciato a suggerire sommessamente (ad ammettere?) che sarebbe opportuno “diminuire” la quantità  di carne di animali uccisi sulle nostre tavole, per giungere ad un livello di consumi accettabile, o meglio sostenibile, da ciò scaturisce inevitabilmente un’altra domanda intelligente che possiamo porci: “quale sarebbe un livello sostenibile di crudeltà  verso gli Animali ed il Pianeta?”, e, volendo fare un parallelo: “quale sarebbe un livello sostenibile di omicidi? O di stupri? O di violenze? O di guerre?”. Di fronte ad una prevaricazione, ad una violenza, ad un’ingiustizia, nessuno sarebbe disposto a tollerarne una certa percentuale definendola “sostenibile”.

L’ingiustizia, la crudeltà , la ferocia verso i più deboli, lo scempio della natura e degli ecosistemi non sono mai accettabili, tantomeno sostenibili. Ed è per questo che torniamo a dire che è giunta l’ora di un cambiamento radicale. Purtroppo è più facile a dirsi che a farsi, del resto, come afferma Matt Ball di Vegan Outreach.:”è più facile mettere una lampadina a basso consumo che imparare a cucinare con il tofu”.

Adriano Fragano

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/thq4w

4 Commenti

  1. Violet ha scritto:

    “Di fronte ad una prevaricazione,ad una violenza, ad una ingiustizia, nessuno sarebbe disposto a tollerarne una certa percentuale definendola sostenibile”
    MAGARI caro Adriano fosse così come scrivi!A me pare invece che siano molteplici le prevaricazioni, le violenze e le ingiustizie alle quali la grande maggioranza degli umani è succube più o meno consapevolmente. Alcuni esempi superficiali: l’informazione distorta,la pubblicità  -sia per i contenuti che per la devastazione ambientale-, la propaganda televisiva,
    l’inquinamento acustico, l’indifferenza per i simili in difficoltà , l’aggressività  delle relazioni, l’ egemonie culturali legate alle religioni, per non parlare di determinati approcci e pratiche politiche che della “quota necessaria ed inevitabile di violenza” fanno una vera e propria strategia….tutte cose con le quali la maggioranza degli umani non solo convive più o meno coscientemente ma dalle quali , temo, non vorrebbe o non saprebbe separarsi….

    12 Gennaio, 2008
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  2. Monica ha scritto:

    Glielo cucino io il tofu a questo tipo!!!

    13 Gennaio, 2008
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  3. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Cara Violet,

    allora mettiamola in questo modo: “Di fronte ad una prevaricazione,ad una violenza, ad una ingiustizia NEI NOSTRI CONFRENTI, nessuno sarebbe disposto a tollerarne una certa percentuale definendola sostenibile”
    Forse in questo modo la visione delle cose è maggiormente condivisibile, certo è che se bisogna arrivare sempre e comunque a toccare la sfera degli interessi personali, allora hai ragione tu. però io preferisco pensare che ci sia ancora gente che riesca ad elevarsi, anche per poco, dalla bassezza culturale e morale in cui la nostra società  è caduta

    15 Gennaio, 2008
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  4. Violet ha scritto:

    Caro Adriano,
    anch’io credo che gli umani, per natura,sono indissolubilmente legati a tutti gli altri esseri, anzi ad ogni atomo di universo. E sono certa che il cuore di questo legame è il rispetto e l’amore. Il punto è che la consapevolezza di questo è sotterrata da montagne di errori ed ignoranza. Ignoranza del cuore prima ancora che delle menti. Gli esempi che ti ho portato, in fondo, sono prevaricazioni che …l’umano stesso si auto-infligge, prima ancora che ai suoi simili… ahimè senza più nemmeno accorgersene o senza più saper distinguere. Tutto in questo pianeta attualmente grida violenza e prevaricazione ed insieme insegna che solo considerandoci tutti un unico organismo con differenti competenze ma pari diritti possiamo tornare ad una possibile armonia.
    Ma quanto, quanto distanti sembrano, sembriamo, noi umani, dal divenirne, io direi anzi ritornarne, consapevoli?

    15 Gennaio, 2008
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