dal n° 2: apre la scuola di violenza


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v2 caccia - dal n° 2: apre la scuola di violenzaCon l’autunno giunge anche l’inizio del massacro di Animali selvatici ad opera di Umani armati autorizzati dalle leggi vigenti ad uccidere nei boschi, nelle pianure, financo nelle proprietà  private (grazie all’obsoleto ART 842 del Codice Civile, approvato con regio decreto, del 16 marzo 1942 ), Cinghiali, Uccelli di varia specie, Cervi, Caprioli e tanti altri. Tale violenza comporta la morte di milioni di Animali selvatici e la sofferenza di moltissimi altri (cuccioli che rimangono orfani e sono destinati a morte certa per fame e stenti, Animali feriti, eccetera).

La cosiddetta attività  venatoria (da una radice etimologica che significa “assalire, aggredire”) è praticata in Italia da circa 800.000 (con un trend calante) persone (basandoci sull’etimologia potremo definirli “Aggressori di Animali”) che indulgono ad essa per il piacere dell’attività  all’aria aperta e della convivialità , per la soddisfazione di possedere il cadavere di un Animale da loro ucciso (a volte per mangiarlo, a volte per sezionarlo e imbalsamarlo: il “trofeo” ) e che sono stimolate a tale pratica anche dalla competizione e conseguente autoaffermazione di sé attraverso l’uccisione di un Animale, peraltro inerme (a questo proposito J. Douglas, consulente della FBI per la psicologia criminale sostiene: “l’esperienza mi ha insegnato che molti cercano di compensare la propria inadeguatezza praticando la caccia…” da Mind Hunter, p. 213). Di fronte all’accresciuta sensibilità  contraria alla caccia delle opinioni pubbliche (e che trova riscontri nelle affermazioni di molti illustri personaggi come Theodor Heuss, primo presidente della Repubblica Federale Tedesca: “La caccia è soltanto un vile giro di parole con il quale si vuol definire un assassinio particolarmente vile perpetrato nei confronti di un essere nostro compagno della creazione, che non ha la minima possibilità  di salvarsi. La caccia è una forma secondaria di malattia mentale umana”), le associazioni venatorie puntano sempre più sulla affermazione di un loro ruolo di tutela dell’ambiente, procedendo per discorsi generici che nascondono la realtà  più semplice e inoppugnabile: i cacciatori uccidono Animali che altrimenti sarebbero liberi e vivi, e sono felici di farlo.

E’ noto da tutti i sondaggi che la maggior parte della popolazione è contraria alla caccia, pratica che però ancora oggi è supportata e culturalmente accettata da molte istituzioni e da una parte minoritaria della popolazione. I motivi paiono essere quelli della conservazione delle “tradizioni” popolari, della supposta necessità  di uccidere popolazioni di Animali selvatici per preservare l’equilibrio degli ecosistemi (l’aberrazione chiamata “caccia selettiva”) e dalle energie profuse da associazioni pro-caccia nonché dalle vecchie generazioni di cacciatori nei confronti dei loro parenti più giovani. Costoro vengono avvicinati alla caccia in giovane età  ed assistono a pratiche, comportamenti, azioni che a detta di molti psicologi hanno un effetto desensibilizzante sulla loro personalità , allontanandoli dalla naturale compassione che si prova verso tutti gli esseri senzienti che soffrono o muoiono. Addirittura, molte associazioni di cacciatori (e alcune associazioni ad esse legate*) sostengono la natura educativa della caccia, ipotizzando che essa permetta ai giovani di cogliere il reale senso della vita, fatto anche di morte e violenza (che la vita sia composta anche di violenza e morte è indubitabile, l’importante, secondo gli studi sul comportamento, è avere una giusta percezione e sensibilità  di questi aspetti) allontanandoli da “una pseudo-cultura che cresce i giovani in una visione disneyana della vita fatta di sdolcinato sentimentalismo e di mancanza di realismo.” (Franco Timo, presidente Federcaccia). E’ da notare che in ogni caso tale ipotetica “educazione” fornita dalla caccia, secondo il buon senso e le scienze comportamentali, non può né deve essere impartita a dei giovani (e minorenni) che invece andrebbero tutelati, indirizzati e responsabilizzati nell’attesa che possano prendere autonome decisioni riguardo a come porsi in relazione a tematiche così profonde e fondamentali come ad esempio la morte, la violenza, la sessualità , la politica, come accade appunto in altri ambiti da cui il minore è parzialmente escluso per una sua tutela (vita politica attiva, sessualità , eccetera).

Entrando nel merito della educazione che la caccia può impartire, la psicologia afferma per lo più che la frequentazione (o la pratica) della violenza verso gli Animali ha un effetto assolutamente negativo sullo sviluppo della personalità  di un giovane: “il compiere atti crudeli verso gli animali può contribuire a desensibilizzare l’autore di questi atti crudeli nei confronti della violenza in generale e nei confronti della sofferenza degli altri…” (Ascione and Arkow, Childe abuse, domestic violence, and animal abuse; Linking the circles of compassion for the prevention and intervention, Purdue University Press) ed ancora “la violenza sugli animali inoltre funge quasi sempre da battistrada per altre forme di violenza, perché determina dei meccanismi di rinforzo altamente pericolosi” (R. Marchesini, Natura e Pedagogia, Teoria, Roma 1996), problematiche queste che anche il buon senso di una madre può confermare.

Andrea Furlan

*come ad esempio Ekoclub, associazione ambientalista il cui presidente è un noto autore di testi e manuali di promozione della caccia, nonché inserito in organi, Gruppi di Lavoro, della Federcaccia, oppure la FIMOV, Federazione Italiana Manifestazioni Ornitologico Venatorie – ovvero le tipiche “fiere degli uccelli”, con Uccelli prigionieri in minuscole gabbie, Galline e altri Animali rinchiusi; manifestazioni che tendono a confondere divertimento e violenza, facendo apparire come un fatto normale il trattare degli Animali come se fossero oggetti utili solo all’umano divertimento e piacere – che tiene corsi nelle scuole sulla fauna locale.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/ix4ud

2 Commenti

  1. antonella mazzariol ha scritto:

    Sottoscrivo e concordo su tutto ma questo che ho scoperto su questo link:http://www.apertisverbis.org/pagine/D_Cacciacinghiale.html è addirittura il colmo: MA,PER “LEGGE” I COMBATTIMENTI FRA ANIMALI, NON SONO VIETATI NEL NOSTRO PAESE???????????
    vedere anche il documento in pdf della regione Friuli Venezia Giulia che detta i parametri su come debbano essere i “cinghialodromi” !!!!!!!
    link
    Ma non c’è nulla che si possa fare se non altro, per eliminare, se non la caccia, per adesso, almeno orrori come questo? che, oltre tutto, ridicolizza la legge contro il combattimento fra animali……. e questo cos’è!!!

    27 novembre, 2007
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  2. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Ciao Antonella,

    In effetti la legge italiana lascia deliberatamente aperte molte quesationi in modo che chi he intenzione di aggirarla possa farlo in tutta tranquillità . Quindi paradossalmente per interesse culturale (????) o storico si potrebbero fare spettacoli con animali ed anche combattimenti, il tutto però poi ricadrebbe nella spefa dei maltrattamenti degli Animali, ma anche aqui tutto è volutamente fumoso e confuso…
    I cinghialodromi sono realtà  già  esistenti in molti luoghi in Italia…
    Non si può eliminare una parte del problema: il problema va eliminato alla radice

    28 novembre, 2007
    Rispondi

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