Dal n° 1/Estate 2010: Avanguardie e Antispecismo “Antispecismo oltre le avanguardie storiche”


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avanguardie - Dal n° 1/Estate 2010: Avanguardie e Antispecismo "Antispecismo oltre le avanguardie storiche"

Tra il concetto di avanguardia e antispecismo sussiste una forte interdipendenza; questi due paradigmi “viaggiano” su binari paralleli possedendo entrambi un tratto comune imprescindibile, ovvero la prerogativa di attuare un mutamento radicale della società  includendo istanze di matrice sociale, politica, culturale.
Esiste comunque una vistosissima differenza tra la totale radicalità  con la quale si impongono gli imperativi dell’antispecismo a dispetto di quelli parziali attuati dalle avanguardie storiche, rivolte in modo esclusivo agli interessi e ai desideri di affrancamento e di liberazione a favore degli Umani, sia sul piano espressivo che sociale, escludendo gli Animali.
Partendo dal concetto di avanguardia ci si può riferire direttamente a quelle storiche sorte nella prima metà  del Novecento in tutta Europa che inclusero nel proprio grembo espressioni artistiche e culturali tra loro interagenti ovvero: musica, letteratura, arti figurative, cinema e teatro. Strumenti espressivi tramite i quali voleva diffondersi una volontà  di mutamento teso a rovesciare tutto ciò che era espressione di passatismo, accademismo e derive reazionarie d’ogni sorta con lo scopo di liberare l’Umano dall’oppressione non solo politica e culturale, ma in primis creativa.
Tali avanguardie inclusero nel loro sfaccettato bacino espressivo movimenti artistici accomunati dalla volontà  di diffondere il verbo del radicalismo come il surrealismo, il dadaismo, l’astrattismo, il futurismo e l’espressionismo.
A queste istanze di cambiamento si aggiunse l’identificazione con dottrine politiche tra loro antitetiche tramite le quali oggettivare la volontà  di rovesciare ogni anacronismo culturale e ideologico.
Il comunismo venne fatto proprio dal movimento surrealista, mentre il fascismo (prima di affermarsi quale nube oscura e profonda di un’omologante dittatura) rappresentò la chiave di svolta avveniristica e vitale per i futuristi, che lo scelsero quale espressione ideologica da inglobare all’interno del loro manifesto.
Avanguardie adottate quali avamposti di chi si considerava più avanti degli altri, di coloro che si prefiggevano di rovesciare il sistema tramite l’irriverenza, la provocazione sistematica e/o il nichilismo.
Distruggere con lo scopo di far rinascere dalle fumanti macerie della tirannide e del passatismo una società  rinnovata dove solo l’Umano può assaporarne le conseguenze benefiche.
Il desiderio di affrancamento dal dominio culturale indotto dal potere costituito con le avanguardie viene messo fortemente in evidenza, come nel caso dell’espressionismo che si impose forgiando una forma informe alla fisionomia umana. Trasfigurandola violentemente per mettere a nudo un’interiorità  vilipesa, ostica e perturbante tramite l’accentuazione di tratti somatici corrosi e dalle fattezze purulente.
Occhi sbarrati iniettati di sangue, bocche urlanti nere come voragini infernali, espressioni stilistiche che vanno a cozzare polemicamente contro un concetto di bello stereotipato e stucchevole assurto a dogma dall’arte accademica.
Per poter trasferire in immagine antropomorfizzata un malessere interiore era necessario ricorrere al grottesco per reagire a una pittura lisciata e pretenziosa, foriera di rappresentare un benessere illusorio di cui potevano godere solo gli appartenenti alla classe dirigente egemone .
Si può dimostrare così quanto le avanguardie palesarono la volontà  di sovvertire un sistema basato sulla discriminazione e sull’oppressione umana, senza includere minimamente quella animale.
Agli Animali continua a mancare ogni possibilità  di ottenere rispetto e considerazione anche all’interno dei programmi “avant-garde” dei più radicali sperimentatori; è così che le avanguardie storiche si rivelarono fenomeni progressivi di matrice antropocentrica e specista dove l’Umano, ancora una volta a dispetto di ogni reale volontà  di cambiamento, è visto come centro e fine ultimo dell’Universo.
La liberazione umana nell’ottica delle avanguardie storiche non è inclusiva anche di quella animale, anzi.
Non dimentichiamo infine che le avanguardie storiche andarono progressivamente perdendo le istanze innovative ed anti accademiche con le quali si erano imposte inizialmente, per passare esse stesse all’accademismo più spinto e ambizioso, banalizzando e depauperando la volontà  di un cambiamento radicale dimostratosi spesso velleitario e falsamente utopico.
La portata innovativa dell’antispecismo non incorpora solo la causa animale (fermo restando che è da essa che trae vigore e motivazione) ma va estendendosi includendo anche la liberazione umana da piaghe culturali quali il sessismo, il razzismo, l’omofobia e tutto ciò che è sinonimo di discriminazione e ferocia.
Quella dell’antispecismo si pone come una vera avanguardia dove l’egocentrismo e la smania di protagonismo tipicamente umani non hanno possibilità  di anteporsi ai principi etici, perseguendo questi ultimi con profonda determinazione e coerenza.
Tramite l’antispecismo si presenta la concreta possibilità  di mutare un ambito culturale asfittico sia sul piano culturale che socio-politico.
Potersi affrancare da condizionamenti mutati in automatismi, per cui non si può prescindere dal non mangiare la carne altrimenti si deperisce, o dall’assurda questione che l’Umano si è da sempre procacciato il cibo cacciando, ecc., significa mettere in discussione una prospettiva anacronistica intrisa di pregiudizi fuorvianti per cedere il posto ad un’ottica rinnovata e scevra da luoghi comuni consolidati e ratificati a norme vigenti.
Antispecismo significa sradicare le fondamenta di rigidità  e i muri mentali insensati e scellerati nella loro illusoria logicità . Una logicità  artefatta e strumentale che non solo giustifica il massacro perpetrato a scapito degli Animali ma anche la distruzione sistematica dell’intero ecosistema.

Duccio

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