Dal n° 1 / anno 3: Molte isole creano un arcipelago


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Tenteremo di rispondere alle osservazioni interessanti di Sottofattori in modo lineare ed il più possibile conciso per motivi di spazio, ma auspichiamo che tale dibattito prenda piede e possa continuare nel tempo. Il “principio della debolezza della prescrizione”, ottimo esempio per spiegare l’inefficacia dei tentativi di risvegliare le coscienze assopite delle masse su qualsivoglia problema, anche il più specista, sarebbe un’ottima spiegazione agli insuccessi succedutisi nei secoli e negli anni a cui Sottofattori fa riferimento.

Ma la questione che si è voluta evidenziare nell’articolo “le isole vegane”, riguarda puramente chi già  ha compiuto il primo passo verso l’acquisizione di una coscienza critica, e proprio in virtù di ciò, si è isolato sottraendosi ad un’attività  di propaganda e di informazione vitale per la sussistenza dello stesso principio a cui si è deciso di aderire. Come ben spiega Sottofattori, nessuno è nato vegano, tale condizione è il risultato di relazioni sociali, familiari o personali, quindi grazie ad interscambi di idee, informazioni e principi, ed è in tale contesto che i vegani dovrebbero continuare ad agire. Se del problema delle isole vegane si è parlato, possiamo però tranquillamente anche dire che molte isole formano un arcipelago: un’unione di intenti, di progetti, di principi che potrebbe divenire contagiosa, che potrebbe farsi largo tra le maglie di una società  umana ormai priva di fondamenta etiche, e che per tale motivo poggia sempre di più, in mancanza di meglio, su basi quali la religione e la visione dogmatica ed antropocentrica della vita.

Il veganismo è realmente pratica rivoluzionaria, perché diretta emanazione di un’idea e che idea rivoluzionaria: l’antispecismo. Sempre più tale termine circola di bocca in bocca, ma ben pochi intendono soffermarsi su ciò che significa realmente essere antispecisti. A questo punto la domanda, come si suol dire, “sorge spontanea”: chi si deve occupare di pensare, chiarire, divulgare, propagandare l’idea antispecista se non chi già  l’ha abbracciata? E chi se non i vegani etici? Non a caso parliamo di propaganda*: di questo si tratta. Di azione politica, fortemente penetrante nel sociale, di divulgazione di idee, di costruzione di movimento, di AgitProp** se si vuole, ma dal basso. E’ questo il vero punto di differenziazione che si evince dal testo di Sottofattori, il quale avanza l’idea di un soggetto politico. Un soggetto che sorge da un’avanguardia, frutto di una egemonia culturale. L’idea non la rifiutiamo in toto, ma sentiamo l’obbligo a questo punto di analizzare un duplice scenario possibile: La nascita di un soggetto politico, polo di accentramento culturale che attraverso la politica, l’arte, la cultura e l’informazione “mostra la via”, e che diviene, di fatto, la guida per le future modalità  di costruzione di una nuova società  antispecista. la nascita di una nuova filosofia unitaria e solida con l’altrettanto solida pratica etica quella vegana che prende piede e scatena l’insorgere, come da un evento tellurico, di migliaia di isole che unendosi creano una nuova terra, o meglio società .

Le due visioni sono contrastanti? Forse. La questione è soprattutto capire se si vuole far partire una ipotetica nuova società  umana dal basso (fatta di singoli, di gruppi, di villaggi e comunità ), o da un soggetto ben determinato che indichi la via (che pervada la società  partendo da una parte di essa). Forse le due opzioni, a ben pensarci, potrebbero convivere in finestre temporali diverse, l’una consequenziale all’altra, o propedeutica all’altra, o forse potrebbero non incontrarsi mai. Il problema deve essere dibattuto, analizzato e risolto, ne va del futuro dell’antispecismo. Quali potrebbero essere i rischi che il veganismo etico corre? Essenzialmente tre: la disgregazione in personeisola non comunicanti e divise da visioni parziali del problema, l’implosione caotica di una società  che nasce da una moltitudine di singolarità , che non riescono a darsi una linea unitaria e peccano di mancanza di organizzazione (l’arcipelago e la sua deriva?). La nascita di una società  guidata da un soggetto politico etico che corre il rischio di divenire un Moloch etico che tutto pervade e controlla (un Grande Fratello? Buono o cattivo?).

Tutto ciò potrà  sembrare di primo acchito fantasioso, o semplicemente esagerato. Ma crediamo non lo sia, per il semplice motivo che ad oggi la filosofia antispecista ed inevitabilmente le sue ricadute pratiche non è ancora del tutto definitiva e condivisa, ciò significa che teoricamente tutto potrebbe cambiare, evolversi, o involversi. Tornando alla risposta di Sottofattori, il sunto è che il suo disagio scaturisce dal fatto che non si indica il come, ma solo il cosa fare. Effettivamente è così, ma senza un progetto chiaro, è indubbio che anche una semplice indicazione sul cosa fare cadrebbe nel vuoto. Forse siamo ancora agli albori di un movimento di massa dalla portata e dagli sviluppi che sfuggono alle nostre stesse menti, pertanto sarebbe già  molto che tutti si ponessero il problema del cosa, per raggiungere la sufficiente massa critica per poi decidere il come.

Adriano Fragano

Note:
* Nel Dizionario della lingua italiana De Mauro al lemma propaganda si legge: attività  volta alla diffusione di concetti, teorie o posizioni ideologiche, politiche, religiose e sim., al fine di condizionare o influenzare il comportamento e la psicologia collettiva di un vasto pubblico
** Da Wikipedia: L’AgitProp (contrazione per le parole Agitazione e Propaganda) era una forma di teatro didattico del XX secolo molto diffuso nella Russia postrivoluzionaria, avente come scopo la propaganda e l’informazione presso il pubblico analfabeta degli ideali rivoluzionari.

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/o3mn3

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