Da Veganzetta n°1: Non mangiare carne


Tempo di lettura stimato:
2 minuti

Nell’affrontare le varie forme che assume lo sfruttamento degli Animali è indispensabile, ed anzi doveroso, avere sempre ben presente un punto essenziale: è fondamentale non mangiare la carne degli Animali uccisi (ed altri alimenti di origine animale).
Certo, lo sfruttamento e la crudeltà  dell’Umano verso gli altri Animali assumono spesso forme così truculente e disturbanti da attirare tutte le attenzioni: si pensi ad esempio ai combattimenti tra Cani, alla corrida, allo scuoiamento di Animali per ricavare pellicce.

Tutti casi in cui la sofferenza degli Animali è palese (a parte per chi vuole essere cieco…), appare come motivata da motivi “futili” e la reazione emotiva è grossomodo immediata e perlopiù ostile (in vari gradi, dal “è una cosa orribile, ma d’altra parte ci sono problemi ben più grandi” al “terribile! Ma cosa ci posso fare io?”, eccetera). Ogni reazione ostile a tali empietà  è ovviamente da apprezzare e tenere per cara (guai se non ci fossero neppure le campagne “popolari” contro le pellicce o i combattimenti fra Cani, ad esempio) ed ogni Umano che si interessa e fa sentire la sua voce contraria guadagna merito, ma…vi è appunto un “ma” enorme, che ha a che fare con la percezione della realtà  ad un livello più profondo: è sensato impegnarsi per il bene degli Animali e nel contempo contribuire alla loro uccisione (contribuendo alla “domanda”, per usare un linguaggio economico) per trarre cibo dai loro cadaveri? Non si può ammettere, se si vuole essere onesti fino in fondo, che una risposta: no, non ha senso.

Si badi bene che non si tratta di un “senso” intellettuale, etereo, ideale, bensì di un “senso” molto concreto, concreto come il sangue che esce caldo dalla gola di una Mucca sgozzata prima di iniziare il suo viaggio infernale tra lame, seghe, uncini… Si potrebbe allora pensare: perché quindi occuparsi di questioni che non siano quelle legate all’industria dello sterminio di Animali a scopo alimentare (le cosiddette “Industria della Carne”, Zootecnia…)? L’obiezione è più che sensata e la risposta ha motivazioni essenzialmente pratiche: la sofferenza degli Animali ha differenti e molteplici cause, ed ognuna merita di essere contrastata, ora e subito.
Inoltre alcune forme di sfruttamento sono più vulnerabili di altre e più facili da far cessare in quanto svincolate da giganteschi interessi economici ed enormi schemi psico-sociali come nel caso della cosiddetta “Industria della Carne”. Si pensi ad esempio alle relativamente piccole (quantitativamente, non certo per il grado di sofferenza che generano) realtà  di sfruttamento costituite dal circo equestre o dall’industria della pelliccia: i risultati si possono ottenere in maniera netta ed ora, in questo attuale contesto socio-culturale. Sarebbe delittuoso non tentare di perseguirli.

Andrea Furlan

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/qpxzr

Commenta per prima/o

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *