Conquista del tetto di Green Hill: il video

Un commento

  1. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Dalla newsletter della campagna “Salviamo I Cani Di Green Hill”
    http://www.fermaregreenhill.net

    ……………………

    SULL’OCCUPAZIONE DEL TETTO DI GREEN HILL

    “Questo lager deve chiudere!” è scritto sullo striscione che dall’alba di
    venerdì 14 ottobre è diventato il simbolo di una protesta che ha fatto il
    giro di tutto il paese e ha puntato come non mai i riflettori e
    l’attenzione sull’allevamento Green Hill e sulla vivisezione.
    Quello striscione è stato calato dal tetto del capanno 1 dell’allevamento.
    Sotto quel tetto quasi 900 cani sono in attesa di essere spediti verso i
    laboratori di vivisezione di tutta Europa. Un tetto che come lo striscione
    è diventato simbolo di una battaglia e da cui alcuni attivisti hanno
    potuto dare voce agli animali prigionieri.

    Alle ore 6.40 è scattata l’azione a sorpresa del Coordinamento Fermare
    Green Hill. Cinque attivisti sono riusciti a salire sul tetto con una
    scala, passando dal retro ed eludendo la vigilanza dell’allevamento, che
    nemmeno si è accorta di quanto accaduto fino a quando, qualche minuto
    dopo, fatte riprese e fotografie con tutta calma, lo striscione non è
    stato calato sotto il loro naso anche dalla parte opposta del capannone.
    Della scala nessuna traccia, e le guardie si domandavano come fossero
    arrivati quei cinque lassù e se ci fossero chissà  quanti altri in giro per
    l’azienda.

    Nel frattempo altri attivisti si sono presentati di fronte al cancello
    d’ingresso, dando supporto a quelli sul tetto e monitorando l’attività 
    lavorativa. Gli operai che già  stavano pulendo le gabbie e sfamando i cani
    hanno potuto continuare il loro lavoro ed andarsene poi senza problemi dal
    retro, ma nessuno si è presentato in ufficio per tutta la giornata. Dalle
    alte sfere della multinazionale nessun segnale, solo il
    biologo-vivisettore Bernard Goti, nella dirigenza di Green Hill, che nel
    tardo pomeriggio è entrato con tanto di valigia e viveri e ha dormito
    negli spogliatoi dell’azienda, per monitorare la situazione.

    L’intenzione dei cinque attivisti di rimanere ad oltranza sul tetto è
    stata mantenuta. Sono rimasti 29 ore su quel dannato tetto, mandando foto,
    filmati, dichiarazioni, impressioni e sensazioni a noi tutti, fossimo lì
    sotto, al presidio a poche centinaia di metri o a casa, distanti centinaia
    di chilometri.
    Le loro parole e la loro determinazione hanno scosso ed emozionato tutti.
    Da sotto, al presidio non-stop che avevamo indetto da tempo, tutti avevano
    parole di stima e di premura, per loro, ma anche per il gruppo di
    sostenitori che gli sono stati vicini per tutte quelle ore, per tutta la
    notte, che hanno vegliato sulla loro incolumità  e che hanno trattato
    continuamente e con non poche difficoltà  con la polizia.

    Da sottolineare ancora una volta l’atteggiamento del sindaco di
    Montichiari Elena Zanola, che si è presentata di fronte ai cancelli
    dell’allevamento senza degnare di uno sguardo o di una parola chi stava
    sul tetto e chi era li a sostenere la loro protesta. Non ha chiesto come
    andasse o se ci fossero pericoli, non ha fatto altro che accertarsi della
    situazione con le forze dell’ordine, quasi a sincerarsi che per l’azienda
    non ci fossero reali problemi. E siccome la signora Zanola è una di quelle
    persone che potrebbero ritirare o sospendere la licenza di Green Hill
    qualcuno dal tetto ha voluto chiedere cosa ne pensasse. Ovviamente il suo
    atteggiamento che più di una volta ha attaccato il nostro operato e quello
    di chi si batte contro questo lager, vergogna di Montichiari, non ha
    favorito il dialogo. Di tutta riposta la Zanola ha pensato bene di
    chiedere l’identificazione dei manifestanti, per denunciarli per
    oltraggio.
    Sapere poi che anche il banchetto del Comitato Montichiari Contro Green
    Hill al centro fiere di Montichiari ha avuto nella stessa giornata
    problemi dal direttore proprio su pressioni dello stesso sindaco, ci fa
    pensare ancora una volta che dietro a tutta questa ostilità  ci sia
    qualcosa di strano.

    Quella di venerdì è stata una lunga notte. E’ stata una notte di attesa.
    E’ stata una notte di lotta, col pensiero agli animali che in questo come
    in altri allevamenti conoscono solo soprusi e sopraffazioni, solo morte e
    sofferenza.

    Questa nostra azione eclatante ha voluto scuotere le coscienze e dare
    visibilità  ad un problema che in questa società  viene troppo spesso tenuto
    sotto silenzio, quello della vivisezione. E’ assurdo, ma anche sintomatico
    di questa società  specista, che a fare notizia su quasi tutti i canali
    televisivi nazionali siano state 5 persone su un tetto per 29 ore e non
    2.500 cani in una gabbia per tutta la vita. E’ assurdo che a fare notizia
    sia la voglia di cambiare questo orrore e non l’orrore stesso.
    Ma proprio per cominciare a cambiare questa società  abbiamo lanciato
    questa nostra campagna e continueremo le nostre lotte, che non sono fatte
    da eroi ma da persone come tutti voi, persone sensibili, che provano
    empatia e che hanno deciso di mettersi in gioco per fare la differenza,
    nei momenti di visibilità  così come nella quotidianità . La liberazione
    animale è una strada fatta di tanti passi e ognuno di noi può essere uno
    di questi.

    E dopo queste difficili ed emozionanti giornate la lotta contro Green Hill
    e contro la vivisezione non finisce. Anzi, ci si ritrova con rinnovate
    energie, nuovi compagni di strada e nuova voglia di dare il tutto per
    tutto. Perché adesso abbiamo potuto sentire forte e chiaro il richiamo di
    quei cani che sotto quel tetto sono ancora sepolti dalla violenza del
    profitto, che chiamano e urlano inascoltati, destinati ad un futuro
    orribile.

    Per la liberazione animale,
    Coordinamento Fermare Green Hill

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    Alcune foto della giornata:
    https://secure.flickr.com/photos/fermaregreenhill/sets/72157627891535014/

    I video della giornata:
    http://www.youtube.com/user/infofermaregreenhill

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    UNA BREVE CRONOLOGIA:

    ore 06.40 – Scatta l’azione a sorpresa. Cinque attivisti sono riusciti a
    salire sul tetto. Partono immediatamente comunicati sulle newsletter e a
    tutti i media.

    Ore 7.20- dopo che per un bel po’ le guardie dell’allevamento hanno atteso
    invano che gli attivisti scendessero, arrivano Polizia Locale, Carabinieri
    e Digos. Nessun problema per chi è sul tetto, nemmeno per chi è davanti al
    cancello, che ribadisce la volontà  di rimanerci a lungo.

    Ore 8.00 – un camion rimorchio con un enorme impianto di illuminazione va
    sul retro dell’allevamento e torna vuoto. L’autista, ignaro di cosa stia
    realmente accadendo, si rivolge agli attivisti davanti al cancello dicendo
    che ha scaricato l’impianto e che c’è una fattura da firmare. Con
    nonchalance un paio di attivisti chiedono di vedere la fattura, intestata
    a Green Hill e comprendente 1500 euro di cauzione, ma non la firmano.
    L’allevamento aveva affittato l’impianto per illuminare i campi sul retro
    in vista del presidio notturno.

    ore 11.07 – Gli uffici di Green Hill sono chiusi per la giornata. Gli
    operai hanno finito di pulire le gabbie e se ne vanno.

    ore 11.14 – Sono volate dagli alberi sui tetti le bandiere della campagna
    “fermare green hill”, che ora sventolano sul capannone. Intanto la digos
    cerca di convincere gli attivisti a scendere dopo che saranno stati
    filmati dalle varie televisioni. Ovviamente gli attivisti non accettano
    alcuna trattativa!

    ore 11.17 – Hanno bloccato gli accessi a Green Hill, i giornalisti non
    possono avvicinarsi per intervistare gli attivisti.
    .
    ore 12.04 – 2 televisioni locali sono riuscite ad avvicinarsi per
    intervistare gli attivisti. In poco tempo la notizia sta rimbalzando su
    media locali e non

    ore 14.02 – una voce dal tetto: “sentiamo costantemente il latrato
    disperato di alcuni beagles sotto di noi. La noia atterrisce la maggior
    parte di loro e li rende silenziosi, se non ci sono rumori. Ma qualcosa fa
    si che alcuni di loro urlino disperati ininterrottamente da ore,
    probabilmente da giorni. Dolore? Paura? Da qui non possiamo saperlo.”

    ore 15.30 – cominciano ad arrivare persone al presidio, alla base della
    collina. Tutte sanno già  della situazione.

    ore 16.52 – Una troupe del TG1 arriva sul posto per parlare con gli
    attivisti che stanno protestando.

    ore 17.27 – Alcune persone hanno deciso di dare solidarietà  agli attivisti
    sul tetto passando per il campo posto sul retro del capannone occupato.
    Per la polizia hanno commesso una gravissima infrazione e vengono portate
    giù.

    ore 18:19 – Elena Zanola, sindaco di Montichiari, si è presentata davanti
    ai cancelli di Green Hill per verificare lo stato della situazione ma
    senza nemmeno volgere lo sguardo o una parola ai manifestanti. Ha ricevuto
    fischi e forti critiche, indispettita ha fatto prelevare i documenti a
    diversi attivisti e preannunciato che sporgerà  denuncia per oltraggio.
    L’unico oltraggio concreto a cui ci troviamo di fronte è l’indifferenza
    del sindaco Zanola e di chiunque ha permesso fino ad ora a Green Hill di
    lucrare sulla vita di migliaia di cani beagle. Nel frattempo attivisti
    vicino all’allevamento ci informano che tra i dirigenti di Green Hill c’è
    molto nervosismo, ovviamente.

    ore 18.49 – Al tramonto il capannone è ancora occupato dagli attivisti.
    C’è bisogno di supporto! La notte sarà  lunga e fredda.

    ore 20.00 – Al presidio si cena, ma la polizia decide che chi è davanti al
    cancello a dare solidarietà  da vicino non deve ricevere cibo, acqua e
    nemmeno coperte per passare la notte. Queste persone non erano preparate
    al peggio, hanno con sé solo una felpa e poca acqua. Le discussioni si
    fanno accese e molti cominciano a cercare di arrivare dai campi,
    intercettati dalle pattuglie poste intorno all’allevamento.

    ore 0.16 – Due gruppi separati di persone sono riusciti a raggiungere chi
    dalla mattina si trova davanti al cancello di Green Hill e portare loro
    acqua, cibo e coperte. C’è stata qualche discussione e si è creata della
    tensione con la polizia, quest’ultima voleva impedire fisicamente di far
    mangiare gli affamati, strappando loro di mano la pentola del riso, e ha
    tolto le coperte a persone infreddolite.
    Alla fine la situazione si è calmata e i nostri attivisti e le nostre
    attiviste hanno avuto possibilità  di mangiare e di passare la notte
    provvisti di coperte.

    ore 8.30 – Una lunga e fredda notte ventosa è passata. Decine di persone
    hanno dormito vicino ad un fuoco al presidio, mentre altre sono state su
    un tetto e altre ancora al freddo vicino al cancello dell’allevamento.
    Le trattative sono andate avanti ed è stato strappato l’accordo che quando
    le tre attiviste e i due attivisti scenderanno dal tetto non verranno
    portati in Questura, ma solo identificati sul posto e fatti accedere al
    presidio.

    ore 9.27 – Comunicato dal tetto: “Stiamo per scendere dal tetto. Siamo
    felici per la risonanza avuta e per il fatto di essere riusciti a
    riportare i riflettori su questo posto. Ma certo la lotta non si ferma qui
    e con questa azione. Azioni eclatanti come questa non sono la cosa
    importante. Lo sono invece la creazione di consapevolezza e il cambiamento
    culturale in cui ci impegnamo giorno dopo giorno.
    La futura chiusura di Green Hill fa parte solo di un percorso lungo e
    difficile che porterà  alla chiusura di tutti i luoghi di sfruttamento.
    Due parole, per concludere, su quanto accaduto qui questa notte e questa
    mattina. Questa notte è stato negato il permesso di fornire coperte e cibo
    sia a noi che ai ragazzi rimasti a farci da supporto fuori dia cancelli
    dell’allevamento. E quando coperte e cibo sono stati finalmente portati ,
    un poliziotto ha dato prova di inutile prepotenza sequestrando le coperte
    in un esercizio arbitrario di potere francamente evitabile.
    Questa mattina abbiamo assistito al ridicolo tentativo da parte di un
    rappresentante di Green Hill di accusarci di aver interrotto la normale
    attività  lavorativa, quasi che fosse in nostro potere impedire l’accesso a
    chicchesia o fosse nostro fine far restare i cani qui rinchiusi senza
    cibo. Ribadiamo che il nostro obiettivo è unicamente la chiusura di questo
    posto aberrante.
    I Cinque del Tetto”

    ore 11.00 – I 5 attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill, di comune
    accordo, sono scesi dal tetto del capannone dove si trovavano. Per il
    momento scorre tutto tranquillo, gli ‘accordi’ sono stati mantenuti e i 5
    hanno raggiunto il gruppo dei manifestanti dove sono stati accolti in
    maniera calorosa. Alcuni di loro hanno realizzato delle interviste con
    diverse radio e giornali arrivati sul posto.

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    TESTIMONIANZE DOPO IL TETTO

    ROBERTA:
    Ormai siamo scesi dal tetto da alcuni giorni
    solo ora cominciano a farsi sentire le sensazioni provate in
    quell’orribile posto
    per trenta ore sospesi su 500 cani, sulla loro non vita
    immersi nei loro latrati disperati e incessanti che nessuno calmerà  mai
    mai una carezza, mai uno sguardo che sia almeno compassionevole.
    E a pochi metri da noi altri quattro capanni.
    Una parte di me è ancora lassù, non si rassegna
    li abbiamo lasciati li, per loro nulla è cambiato.
    Forse hanno avvertito la nostra presenza, qualcosa di diverso nei loro giorni
    tragicamente identici
    forse hanno sentito le nostre urla di rabbia verso i loro carnefici
    forse gli abbiamo dato la speranza che il loro destino non fosse segnato.
    Più il tempo passava e più quello che vedevamo sembrava surreale.
    Non è un luogo deserto, quei cani non sono stati rinchiusi e gettata la
    chiave.
    Le persone (o per lo meno qualcosa che fisicamente ci si avvicina ma non è
    degno di tanta considerazione) li trascorrono interminabili turni di
    lavoro.
    Ma sono indifferenti e vuoti come automi .
    Purtroppo anche fuori si trova gente cosi.
    qualcuno mi chiede “ma chi te l’ha fatto fare? tanto non servirà  a niente”
    Avremmo tutti voluto assistere alla chiusura immediata di questo lager
    Sapevamo non sarebbe avvenuto ma nessuno può più permettersi di negare o
    nascondersi dietro all’alibi dell’impotenza di fronte all’inevitabile .
    I nostri racconti parlano di odori, rumori e anche di silenzio
    Tutto ricorda che siamo nell’anticamera della morte
    E non una morte tragica, ma voluta e pianificata in nome della lucrosa
    scienza.
    Tutti devono sapere che Green Hill è solo capanni asettici che emanano
    senza tregua un’aria irrespirabile e putrida ,
    capanni che anche volendo non puoi fingere di non vedere perché sempre
    illuminati al loro interno, li vedi sempre li sulla collina.
    Questi cani non conoscono nulla di quello che dovrebbe far parte della
    loro vita
    Non c’è erba
    Non c’è aria naturale
    Non ci sono caldo e freddo
    Non c’è pioggia
    Non c’è scorrere del tempo.
    Per noi accendere e spegnere la luce è un gesto del tutto insignificante
    Non dimenticherò mai l’improvviso intensificarsi dei latrati quando il
    capanno
    su cui eravamo è stato lasciato senza luce
    A tutte le paure che già  vivevano si è aggiunta anche la scoperta di poter
    trovarsi al buio
    Al buio da soli
    noi non siamo mai stati lasciati soli, il sostegno è stato tanto e grazie
    alle persone che hanno resistito insieme a noi non abbiamo mai smesso di
    urlare il dolore di quei cani
    Non smetteremo mai di raccontare ciò che vivono e di raccontare quello che
    li aspetta una volta fuori dai quei capanni
    Chiunque può scegliere di non voltarsi più dall’altra parte
    Avvicinatevi a questo posto
    Non ha niente di diverso dagli ormai dimenticati campi di concentramento
    L’odore di morte che si respira qui è lo stesso che vi assale davanti ad
    ogni luogo di sfruttamento

    LORENZO:
    C’è chi ha chiamato me, e chi era sul tetto con me, “eroi”.
    Io riesco solo a sentirmi uno schifo.
    Essere stato fisicamente così vicino a quei prigionieri, aver diviso con
    loro lo spazio fisico e temporale di poco meno di 30 ore è qualcosa che mi
    ha segnato profondamente.

    In quei momenti cercavamo di pensare ad altro, a tenere duro, a far
    arrivare la voce di quei cani il più lontano possibile, a far sentire il
    nostro disprezzo per chi, quei cani, li manda a morire anziché difenderli,
    alla solidarietà  dei nostri compagni che ci ha instancabilmente
    accompagnato e fatto forza; spesso, per non impazzire, è subentrato un
    meccanismo innato di autodifesa che ci ha portato a ridere e scherzare.
    Ma è stato inevitabile ritrovarci soli con l’urlo disperato di centinaia
    di prigionieri che chiedevano semplicemente aiuto.

    In un modo inconfondibile, istintivo di chi non conosce nulla del mondo,
    se non una lurida gabbia illuminata notte e giorno, una non-vita fatta di
    noia, interrotta solo dal dolore.
    Un urlo che ti penetra l’anima e ti mette di fronte semplicemente a te
    stesso.

    In quel momento non esiste più nulla, non esiste il freddo, il tetto
    scivoloso, la solidarietà  degli altri, lo schifo e il disprezzo verso gli
    aguzzini, la campagna, il movimento, la regione, il sindaco, i giornalisti
    che incessantemente vogliono essere aggiornati.
    Esisti solo tu e tanti, troppi fratelli per i quali ti rendi conto di non
    poter fare nulla.
    Hai visto centinaia di volte le foto provenienti dai luoghi dove quei cani
    sono diretti, e sai che anche chi stai sentendo in quel momento finirà ,
    inevitabilmente, così.

    Vedi tutti i giorni altri cani, usciti da un posto molto simile
    (l’allevamento Morini di San Polo d’Enza), e sai quanto diventerebbero
    meravigliosamente felici, anche se segnati per sempre, una volta che
    qualcuno dovesse prendersi cura di loro (come un’associazione
    meravigliosa, e tante persone instancabili, hanno fatto coi beagle
    ritirati dalla chiusura di quell’allevamento).
    L’impotenza che ti assale è devastante.
    La nostra voce, che volevamo arrivasse ovunque, usciva spesso rotta da
    emozioni atterrenti.
    Abbiamo pianto.
    Non abbiamo voluto parlare fra di noi di quello che provavamo. Non ce
    n’era bisogno.

    Quelle 29 ore mi hanno dato la consapevolezza che dobbiamo fare tutto ciò
    che è in nostro potere (e anche di più) per far sentire la voce di tutti
    condannati a morte, stipati nei tanti, troppi, campi di concentramento sui
    quali gli assassini non si prendono nemmeno il disturbo di scrivere “il
    lavoro rende liberi”.

    Agire senza temere le conseguenze, perché quanto di più terribile potrà 
    mai accadere ad un essere umano nella vita, non sarà  mai paragonabile a
    ciò che quegli animali sperimentano in ogni singolo istante, dalla loro
    nascita alla loro morte, sia essa su un freddo tavolo operatorio, sui
    ganci di un mattatoio o sui tavoli di una conceria.

    La liberazione animale non è un concetto da discutere accademicamente in
    aule universitarie.
    Non è un pretesto per nutrire il proprio ego.
    Non è una “cosa umana” che si presta a dissertazioni di vario genere.

    Non trova luogo su facebook, sui forum o in altri luoghi irreali, che,
    curiosamente, come gli allevamenti sono non-luoghi, fatti di non-tempo e
    non-spazio.
    La liberazione animale è semplicemente qui ed ora, per tutti quelli che
    stanno aspettando la morte per mano umana.
    Ci sono diversi modi per raggiungerla ed ognuno trova quello a sé più
    congeniale.

    La cosa importante è avere sempre ben chiaro a chi sia rivolta la lotta. E
    quei latrati, ancora così vivi dentro di me, me lo ricorderanno per
    sempre.
    E se quell’urlo lo hai davvero dentro, non puoi che dirti “fino alla fine”.
    Tengo profondamente a precisare che in questa meravigliosa azione diretta
    la mia parte è stata di certo fra le più visibili, sicuramente non la più
    importante, né, di certo, la più impegnativa.

    Ciò che ho fatto, che abbiamo fatto, è stato il frutto di un lungo lavoro,
    di tante persone, che sentono così forte la questione animale da dedicarvi
    l’intera vita, notte e giorno. Nulla ci rende speciali, se non l’aver
    guardato, a un certo punto della nostra vita, negli occhi un animale e
    averlo sentito parte di noi stessi ed essendoci sentiti parte di lui.

    GIULIANO:
    Ad un certo punto mi son trovato su un tetto.
    Non un tetto qualunque.
    Era un tetto strano…come non ne avevo mai visti e calpestati in vita mia.
    Subito, appena ho posato i piedi lassù, non mi sono reso conto di cosa
    fosse…l’adrenalina aveva il sopravvento dovevamo contemporaneamente
    calmarci in fretta per non fare errori (tipo cadere) e sbrigarci a fare
    quello che dovevamo per assicurare a noi e a chi ci guardava da sotto una
    lunga permanenza sul posto.
    Fatto.
    siamo pronti.
    E allora di nuovo quella sensazione.
    Mi alzo per evitare il più possibile il contatto con quel tetto.
    Ora mi rendo conto di cos’è…in effetti è una cosa che avrei dovuto
    capire subito.
    Quel tetto trasuda sofferenza e indifferenza.
    Un misto di odori micidiale che, assieme a quello della candeggina, esce
    anche dai bocchettoni dell’impianto di areazione…quello che all’interno
    rende tutto asettico.
    Quel tetto non ci avvolge soltanto con i suoi odori.
    Quel tetto urla.
    Sotto di noi centinaia di cani sono pronti per partire verso le abili mani
    dei “ricercatori che tanto si danno da fare per il bene dell’umanità “.
    Verso quelli, a detta del biologo di greenhill che ci guardava con odio da
    sotto, che dobbiamo ringraziare se siamo ancora vivi.
    vivisettori.
    spaccaossa.
    avvelenatori.
    usurpatori.
    Quando abbiamo salutato, mostrando le nostre candide manine dal lucernaio,
    i lavoratori dentro il capanno li abbiamo
    visti uscire con dei bastoni in mano…poveretti che si convincono di
    essere prodi paladini in difesa del bene.
    Le guardie non ci capiscono nulla…”e questi da dove escono?!”
    Iniziano a correre a cercare altri intrusi.
    Quando rivolgiamo loro la nostra attenzione dall’alto, rispondono che
    fanno solo il loro lavoro, esattamente come i vivisettori rispondiamo noi.
    uno dice che non è colpa sua “devo venire perché ancora questo posto non
    l’hanno chiuso”
    beh…farò di tutto per salvarti povera guardia indifesa.
    Ora noi siamo tranquilli e aspettiamo, siamo in grado di resistere a lungo
    su quel tetto, sono preoccupato però per chi sta fuori dal cancello a
    riprendere con le videocamere e controllare che non ci venga fatto del
    male.
    Il tempo passa con le solite cose che si fanno sopra i tetti
    si parla
    si mostra lo striscione
    si scrivono pensieri da mandare sul web
    si girano filmati
    si scattano foto
    si saluta il mi’ figliolo e la su mamma
    si risponde alle domande dei giornalisti e un po’ meno a quelle dei
    poliziotti
    si prova a trasmettere il nostro sentimento nei loro confronti ai
    dipendenti di greenhill che entrano sotto di noi per andare a cambiarsi
    scortati dalle guardie e con il volto coperto…ma qual’é il lavoro che ti
    costringe a coprire il volto se non quello del boia?
    si urla
    si cerca di non pensare al perché quel tetto urla
    si mangia e si beve
    si fa cacca e pipì.
    Arriva la notte
    il gelido tetto non ci da tregua
    noi siamo attrezzati per il freddo ma quelli del nostro gruppo che sono
    rimasti giù no
    la polizia gli impedisce di muoversi da li, chi scende non può più salire.
    Viene negata la possibilità  di avere cibo caldo e coperte.
    il tempo scorre lento ma chi ci guarda da giù non ci abbandona un istante
    ci chiama
    cerca di rincuorarci e ci riesce sempre
    canticchiamo e ballicchiamo
    non sempre ho la forza per ringraziare o rispondere, cerco di muovermi il
    meno possibile per non creare spifferi sotto la coperta termica.
    all’improvviso un nuvolone di terra ed una voce “cibo e coperte!”
    tafferuglio con la polizia
    minacce “adesso qualcuno si fa male!” oppure indicando noi sul tetto “ora
    andiamo a prenderli!”
    sotto riescono a portare a destinazione il tutto ma, nel modo di
    comportarsi più triste e perverso che potessero
    adottare in quel momento, i digos sequestrano le coperte.
    dopo le restituiscono.
    Anche se non erano per noi sul tetto, questo gesto mi ha scaldato lo
    stesso (e non parlo della restituzione!)
    Così come ci scaldavano le parole che ci arrivavano dal presidio più in
    basso.
    Arriva la mattina
    la nostra iniziativa ha ottenuto un buon ascolto mediatico.
    quanto durerà ?
    in quanti si saranno già  dimenticati di quello che hanno letto, ascoltato
    e visto?
    ora bisogna continuare
    queste ultime frasi non le penso più la sopra quel tetto
    ora sono di turno in canile
    guardo tutti i cani che mi corrono intorno, abbaiano, annusano, scavano
    e penso a quelli che stavano sotto di me.
    ora non ho più bisogno di proteggermi
    ora l’orrore è libero di fare il suo dovere
    quei beagle che, una volta usciti da sotto quel tetto che li ripara, non
    vivranno mai fuori del loro piccolo stabulario
    asettico…come asettica vorrebbero far diventare la nostra coscienza.
    poi guardo quegli altri beagle
    quelli usciti da un altro posto orribile che come greenhill allevava per
    la vivisezione
    i beagle di morini
    mi ricordo di quando sono entrato nel piazzale dell’allevamento per
    ritirarne una parte…i loro occhi…
    Adesso ci sono anche loro a correre, abbaiare, annusare e scavare ed
    assieme a loro penso anche a quelli che hanno nche trovato una famiglia
    pronta ad accoglierli
    e questo mi da speranza
    spero che questa cosa che ho fatto serva davvero a risvegliare sempre più
    persone
    a fargli capire che è necessario esporsi, informare, partecipare attivamente.
    senza la partecipazione attiva non si possono cambiare le cose, e parlo
    anche di chi cerca di affrontare il discorso
    anche (o solo) a livello filosofico (tranne quando parla di cose che non
    sa e\o spara cazzate).
    Alla fine voglio ringraziare tutte le persone che hanno partecipato al
    presidio notturno sempre pronte ad aiutare.
    Chi ha fatto da ufficio stampa.
    Le ragazze ed i ragazzi che davanti al cancello di greenhill ci facevano
    sentire il loro calore e ci rendevano più
    sicuri e più calmi…
    e le splendide persone con cui ho condiviso il tetto in quelle 30 ore…
    grazie a voi ho vissuto una delle esperienze più terribili ma anche belle
    ed intense della mia vita.

    SERENA:
    Ad oggi posso dire di stare bene. E’ andato tutto come previsto e
    l’obiettivo è stato raggiunto.
    Ma sono convinta che, quando mi fermerò un attimo a riflettere su quello
    che è successo, le lacrime prenderanno il sopravvento e finalmente
    riuscirò ad espellere questo macigno che mi porto dentro.

    Abbiamo occupato per 30 ore il tetto del capanno numero uno, il capanno
    riservato ai cani in partenza. Queste povere creature sono ignare di
    quello che sarà  il loro destino: un abuso costante sia psicologico che
    fisico che avrà  fine solo quando il cuore di questi animali smetterà  di
    battere.
    Ed è a questo che ho pensato quando, scesa la notte, eravamo solo noi e i
    nostri fratelli non umani a qualche metro di distanza. Sentirli abbaiare è
    stato straziante perché nella mia testa continuavano a scorrere le
    immagini terribili che documentano la realtà  dei luoghi di tortura. Questa
    situazione non mi ha fatto chiudere occhio e ha creato dentro di me attimi
    di sconforto, di paura e di angoscia.
    Il momento più insopportabile è stato quando hanno deciso spegnere le luci
    del capanno. Dico questo perché i cinque capanni dell’allevamento sono
    costantemente illuminati giorno e notte, quindi i cani del capanno uno
    hanno iniziato ad abbaiare come non mai perché per loro quella condizione
    non era normale. Ma alla fine si sono tranquillizzati e, probabilmente per
    quella notte, per una sola notte, sono riusciti, per assurdo, a riposare.
    Green Hill oltre ad essere un allevamento intensivo, è il simbolo della
    lotta alla vivisezione. Questo lager è da troppo tempo ormai che lucra
    sulla vita di migliaia di esseri senzienti, continuando a far soldi
    sporchi di sangue.
    A noi tutto questo fa schifo e lotteremo fino alla fine, finché questo
    inferno non cesserà  la sua attività  infame!
    Ringrazio le amiche e gli amici che con me hanno partecipato attivamente a
    questa azione dimostrativa, ma soprattutto ringrazio coloro che ci hanno
    aiutato nell’azione stessa e che sono rimasti ai cancelli per tutta la
    durata dell’occupazione. Un abbraccio anche a chi ci ha sostenuto dal
    presidio e a chi non ha avuto modo di essere
    fisicamente presente ma che con il cuore è stato con noi fino alla nostra
    discesa. Vi voglio bene!
    Voglio dedicare questa azione a tutti gli animali che tuttora sono
    rinchiusi nei luoghi di sfruttamento e di tortura, per dire loro che ci
    sono persone che quotidianamente lottano affinché questo sterminio cessi
    di esistere e che, per questo, rischiano loro stessi la propria libertà .
    Per la liberazione animale!

    CRISTINA:
    Mentre ce ne stavamo abbarbicati sul tetto, mentre sorgeva il sole, con il
    passare delle ore calde del pomeriggio, con l’avvicendarsi del tramonto e
    del vento gelido della notte, in quel mentre sotto di noi e nei capanni
    che ci circondavano erano rinchiuse centinaia di creature destinate a
    nascere e crescere in gabbia, e a morire nel peggiore degli incubi, senza
    aver mai visto il sole, sentito il vento, o capito la differenza tra notte
    e giorno.
    Quando qualcuno mi chiede come abbiamo fatto a resistere a tanto disagio,
    o ci chiama eroi, non posso non paragonare noi a loro (così come a tutti
    gli animali, anche umani, vittime dello sfruttamento, della schiavitù,
    della violenza). Noi alla fine siamo tornati a casa. Loro no. Noi siamo
    fortunati, perché liberi.
    Credo che il modo migliore di godere della mia libertà  sia usarla per far
    quel poco che posso affinché l’aberrazione di questi luoghi diventi solo
    un brutto ricordo, per l’abolizione di ogni schiavitù.

    20 ottobre, 2011
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