Come fare un sacco di soldi con la rivoluzione vegana


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La copertina del numero di settembre 2014 della rivista mensile di business Millionarie propone una ragazza bionda, sorridente e nuda, con il corpo completamente dipinto a mo’ di globo terracqueo, e con un cartello che le copre il bacino. Si potrebbe pensare alla solita trovata pubblicitaria sessista che usa il corpo delle donne per attirare l’attenzione (e lo è infatti), ma questa volta c’è anche un elemento in più che vale la pena analizzare: il cartello riposta in inglese la scritta “salva la Terra: diventa vegan“.
Che succede? Uno dei più famosi mensili italiani di business che si occupa di idee e risorse per lanciare nuove attività produttive, commerciali e speculative, si è trasformato in un opuscolo informativo sul veganismo? Nulla di tutto ciò. 
Lo speciale dedicato a una fantomatica “rivoluzione vegana” consiste in una serie di indicazioni – sensate dal punto di vista capitalistico – sul come fare soldi sfruttando la moda dilagante del veganismo: “10 idee su cui puntare” suggerisce Millionarie. Dieci soluzioni per far soldi con le persone vegan. La trasformazione è compiuta, lo sdoganamento è totale: il veganismo non infastidisce o preoccupa più nessuno (tranne qualche dietologo o alimentarista prezzolato dalle aziende del comparto zootecnico o alimentare preoccupate della diminuzione di fatturato, o qualche regista in malafede in cerca di notorietà), l’idea vegan è una rivoluzione spuntata, innocua e accondiscendente, un fenomeno dilagante che interessa sempre più il mondo della produzione e del commercio, perché foriero di nuove opportunità per “fare soldi”. Nasce una nuova figura nel firmamento delle aziende della piccola e grande produzione: il vegan-consumatore (o la vegan-consumatrice per par condicio), una figura chimerica che fonde finalmente le caratteristiche del consumatore medio, con una patina etica che nobilita tutto ciò che ammanta: un prodotto vegano fa bene alla salute, alla Terra, agli Animali, e alle tasche di chi lo produce e lo commercializza a prezzi esorbitanti. Un consumatore “etico” dalla coscienza finalmente pulita e leggera, che può comprare e consumare con l’errata ma incrollabile convinzione che finalmente qualcosa di giusto viene fatto per gli altri, senza modificare di una virgola le nostre abitudini, senza rinunciare a nulla, e senza mettere in discussione l’impianto di base di una società del dominio, dei consumi e dello sfruttamento, che approfitta di ogni nuova occasione – anche quelle che vengono impropriamente chiamate rivoluzioni – per trarre nuovi stimoli per prosperare.
Chi pensa che questo sia l’inevitabile scotto da pagare per modificare il nostro rapporto con altri Animali, sbaglia enormemente, basti pensare per esempio a cosa significa l’olio di palma per milioni di Animali cacciati dalle loro zone di origine, uccisi o imprigionati, il tutto per ottenere uno degli ingredienti immancabili anche nella formulazione dei prodotti vegan; senza parlare poi delle devastazioni ambientali, delle stragi di Animali e dello sfruttamento dei suoli causati dalle produzioni estensive e iper-meccanizzate di vegetali per l’alimentazione umana.
Un sistema basato sull’interesse economico, e non sull’individuo non potrà mai essere un sistema giusto ed equo con i viventi, ciò a prescindere che esso sia contraddistinto da una pratica vegana o meno. Il vegan-consumismo nato e foraggiato per scopi quasi esclusivamente egoistici (la nostra salute, la nostra forma fisica, la lotta alle nostre cosiddette malattie del benessere, l’ecosistema da tutelare perché utile alla nostra sopravvivenza), diviene l’elemento cardine di un nuovo tipo di capitalismo: il vegan-capitalismo, basato su premesse etiche di facciata (e quindi ancora più pericoloso), ripulito e votato, come sempre, al guadagno. 
Millionaire tutto ciò lo ha capito bene, come lo hanno già capito in molte/i; chi ancora stenta a capirlo paradossalmente sono le persone vegane, così felici e soddisfatte di trovare finalmente un’alternativa percorribile all’alimentazione carnea, inconsapevoli del fatto che stanno divenendo meramente una nuova categoria di consumatori da soddisfare in una società sempre più multiforme e sfaccettata, ma che obbedisce sempre e solo alle medesime ferree logiche di sempre. Con il veganismo molte persone, gruppi e azienda faranno soldi a palate, chi non starà meglio saranno come sempre gli Animali (ammesso e non concesso che la loro sorte davvero interessi alle nuove moltitudini di vegan) che, se non perderanno la vita in un macello, la perderanno in altri modi, o saranno costretti a vivere miseramente come prima seppur (forse) in numero ridotto rispetto alle ecatombi attuali. Ma questo – qualora effettivamente si avverasse – è davvero ciò per cui abbiamo lottato per tanto tempo? E’ realmente ciò che Donald Watson fondatore del veganismo moderno (etico e non dietetico) sperava? Sicuramente no. Per sua fortuna è morto da tempo, e si è risparmiato la pena di assistere a una deriva, che sa tanto di svendita al miglior offerente, di un’idealità.

L’articolo pubblicato da Millionarie (formato .pdf)
fonte: www.ellastudio.it

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/X6GHm

95 Commenti

  1. ambra ha scritto:

    concordo con il vostro punto di vista, purtroppo molti di noi si concentrano sulla questione alimentare, dimenticando che il problema sta alla base della nostra società, sognano una vita facile fatta di supermercati e ristoranti alla nostra portata, senza chiedersi cosa davvero succederebbe se la cosa si avverasse, quante risorse dovremmo sfruttare, quante colture intensive, quanta distruzione? siamo consumatori e stiamo alimentando le industrie e le lobby, non saremmo più una spina nel fianco se ci accontentiamo della varietà di prodotti messi in vetrina.

    18 settembre, 2014
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    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Ambra,
      Ciò che dici è purtroppo assolutamente vero.
      Sicuramente è comprensibile che le persone siano contente di trovare prodotti adatti ai vegan, ma a quale prezzo?
      In fin dei conti non dovremmo assolutamente chiedere rispetto e diritti per noi, ma rispetto e libertà per gli Animali e per chi viene sfruttato a causa dei nostri comportamenti come singoli e collettività.
      L'”opzione vegana” nei ristoranti, o nei bar, o nei supermercati è un fallimento, non una vittoria: significa che il sistema (lo stesso che stermina, tortura e domina miliardi di Animali ogni giorno), si è accorto di noi, si è accorto che stiamo crescendo di numero, e ci usa per creare nuove opportunità per crescere. Essere vegan significa obiettare, protestare, non prendere parte a ciò che reputiamo sbagliato, ma se d’ora in poi ci sarà sempre una soluzione sotto forma di beni, servizi e prodotti anche per noi, la nostra protesta non servirà più a nulla.
      Focalizzando il problema sui diritti della minoranza vegan, si perde di vista il vero scopo del veganismo: non impattare sugli altri.

      18 settembre, 2014
      Rispondi
  2. LoVegan ha scritto:

    Ecco, ci mancava solo questa :/
    Come sempre il problema viene dall’interno, visto che anche chi si dichiara enfaticamente vegan etico/a non fa il minimo sforzo di informarsi (ed informare). Il caso olio di palma è emblematico: vero che è vegan, ma causa morte e distruzione.
    Purtroppo non siamo una forza tale da spostare equilibri economici, ma io non me la sento di applaudire l’arrivo sul mercato di prodotti “vegan”, in realtà creati solo per gli intolleranti, perché non considero vegan qualcosa che comporti un danno ad altri (animali umani o non umani, il pianeta).
    Non è estremismo, è coerenza. E secondo me è il minimo che ci si possa aspettare

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  3. Sandra ha scritto:

    Come in tutte le cose l’uomo coglie l’opportunità di un guadagno….ma l’altra parte della medaglia è anche far conoscere ai media cosa c’è realmente dietro allo stile di vita Vegan….e allora ben venga la pubblicità e purtroppo anche il resto…..meglio che se ne parli,
    quanta gente ha iniziato un percorso solo per “moda” e poi ha finalmente capito e ha trasformato se stesso.
    ciao

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  4. chiaralascura ha scritto:

    Sinceramente questo articolo mi ferisce molto perché in quel numero si parla anche della mia attività. Prima di tutto bisogna fare dei distinguo tra le grosse aziende o gruppi o multinazionali che fiutano il business e decidono di approfittare della crescente domanda di prodotti vegetali e un vegano come me che cerca di crearsi un mestiere dalla sua creatività diffondendo le idee in cui crede non solo nella forma ma anche nella sostanza: non prendo una maglietta in cotone spruzzato di pesticidi che ha ammazzato flora e fauna e ci scrivo sopra vegan per fare fessi i vegani stregati dal capitalismo green, io scelgo cotone biologico fairtrade che non sfrutta la manodopera, prodotto con energia solare ed eolica e lo stampo con i colori più sostenibili e usando prodotti per la pulizia a base vegetale. Lo faccio perché sono vegana, perché amo disegnare, perché non avevo un lavoro, e non faccio del male a nessuno mentre lo faccio. Ho sempre fatto attivismo, organizzo eventi e benefit, sono vegana esclusivamente per etica e non credo di dovermi vergognare del mio lavoro. Come grafica e serigrafa rifiuto tutti i lavori per clienti che hanno a che fare con lo sfruttamento animale, non credo che le mie scelte mi portino a fare un sacco di soldi ma semmai il contrario e oltre a dover combattere con le tasse, le bollette, la gente che non paga, le scadenze, lo stess e la paura di fallire tocca combattere anche con i vegani duri e puri. Tutti dobbiamo lavorare, se avessi un negozio di abbigliamento-spazzatura tossico pieno di formaldeide, pvc e ftalati sarei più dignitosa perché non sfrutto la causa? Sinceramente il taglio della rivista non piace neanche a me, ma cosa vogliamo pretendere da una rivista di economia e business? Ovviamente quando mi hanno intervistata ho parlato anche di etica ma loro tagliano e cuciono come pare a loro, non per questo devo essere messa in croce. Ovvio che io accetti di essere intervistata, è pubblicità gratis. Un sacco di soldi? Sapete cosa significa fatturare 25 mila euro all’anno in italia? Sapete cosa mi rimane in mano? E in più mi tocca anche sentirmi sporca. Sapete, se avessi una casa regalata da mamma e papà in campagna con ettari di terreno starei lì a fare autoproduzione dal tofu alle mutande, ma purtroppo ho da pagare affitti e bollette e in ogni caso anche chi fa quella vita ogni tanto compra qualcosa e non credo che vada a controllare tutta la filiera. Qui siamo arrivati a un punto in cui si preferisce dare i soldi a un discount o supermercato qualunque che a una persona che vuole coniugare la sua scelta etica al lavoro. Se avessi una pellicceria avrei meno critiche…
    Bisognerebbe andare in fondo alle cose e capire la differenza tra la Coop che fa gli hamburger di soia e li mette accanto a quelli normali e i piccoli, piccolissimi imprenditori vegani che aprono ristoranti o negozi lottando ogni giorno e facendo scelte anche non concorrenziali pur di non vendere merda ma prodotti etici, persone che fanno le loro battaglie per gli animali, ognuno a modo suo, e che non devono essere bollate come commercianti e basta.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Chiaralascura,

      Tu scrivi: “Bisognerebbe andare in fondo alle cose” e dici bene. Hai letto accuratamente l’articolo? Non ci sono accuse dirette a persone come te.
      Questo articolo ti ferisce forse perché nemmeno tu ti sei sentita a tuo agio ad essere intervistata da un periodico del genere. C’è pubblicità e pubblicità non credi?
      Ovviamente quando mi hanno intervistata ho parlato anche di etica ma loro tagliano e cuciono come pare a loro“, ti aspettavi qualcosa di diverso?
      Nessuno vuole crocifiggere chi è vegan e deve lavorare per campare – nemmeno chi ti scrive ha ereditato nulla – l’importante è che la questione etica rimanga sempre in primo piano. Ci sono persone vegane che fanno ciò che fanno per convinzione e pensando sinceramente a un cambio culturale, altre che sfruttano l’occasione per fare affari. Essere vegan non significa automaticamente liberarsi da sovrastrutture mentali che ben conosciamo. Su questo sito web si discute, non ci sono processi: è una questione di coscienza individuale.
      I tuoi esempi su negozi con prodotti spazzatura e pellicce lasciano il tempo che trovano. Tu hai fatto delle scelte, come tutti, e come tutti hai diritto a esprimere la tua visione e la tua idea, ma lascia che anche gli altri possano fare altrettanto: come giustamente affermi ciascuno a modo suo fa le proprie battaglie per gli Animali, e questo non significa per forza che ti si debba attaccare direttamente, ma che è legittimo esprimere una forte preoccupazione su ciò che sta accadendo.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  5. silvia ha scritto:

    E io sono “la pasticcera menzionata nell’altro articolo” : Silvia. 5 anni fa quando facevo pasticceria tradizionale mi sono resa conto dell’impatto di una pasticceria. Dopo la macelleria e’ decisamente l’attivita’ tra le piu’ incriminabile per l’uso IMPRESSIONANTE di derivati animali. Ma a un dolce si rinuncia malvolentieri, come a molte altre cose del resto..
    Non avevo scelta: o cambiavo lavoro; o cambiavo i pasticcini.. pronti a tutto abbiamo tentato la seconda strada: e oggi a differenza di 5 anni fa molta piu’ gente mangia dolci vegan. Ora: questo mi pare il successo di cui gioire.. invece di accusarli di andare dietro ad una moda proviamo ogni tanto a essere meno polemici e sentirci meno superiori di chi vegan ancora non e’ e finiamola con lamentarci di tutto sempre! viviamo in una societa’ , in citta’ dove il tempo per l’autoproduzione o simili e’ ancora lontana dalla diffusione, quindi quale migliore arma che sostituire (almeno per iniziare) un’abitudine onnivora con una vegan? Ho sentito lamentarsi di non trovare mai nulla da mangiare , e adesso ci si lamenta che si trova di tutto.. ma come volete che si diffondano i pensieri? le idee? le abitudini? In questo caso il giornale menziona ARTIGIANI e non lobby o multinazionali quindi questo articolo ( nonostante vi segua sempre) e’ fuori luogo: insomma se uno nella vita e’ cuoco… non puo’ diventare un cuoco vegan ma deve diventare cosa? meccanico anonimo? Nel nostro caso non abbiamo fatto di una moda un mestiere ma di un mestiere una linea diretta con la nostra scelta. Le battaglie si fanno anche cosi’, mettendosi in gioco. Quando si parla di lavoro si innescano tutti i meccanismi insiti nel commercio! Ma se piu’ gente mangia vegan, assaggia il vegan, parla del vegan non puo’ essere un male, siamo all’inizio , preferiamo forse che non se ne parli? ci sono numerose persone al mondo a cui degli animali non frega nulla.. ma della loro pellaccia si .. e le cose cambieranno ancora, sono all’inizio si devono assestare. Siete giornalisti quindi non vi devo raccontare i meccanismi di testate come MIllionaire, ma sapevo , quando sono stata contattata che ci sarebbero stati vegani contrari (ormai ci sono sempre per ogni cosa), perche’ se di vegan ne parla Terra nuova (ad esempio) che non e’ vegan, ci piace, se lo fa una rivista diversa ( che parla di business ad esempio) per qualche motivo no. chi ha piu’ pregiudizi? Non ci sta bene che anche realta’ diverse si interessino a noi? Sono Una di quelle contrarie alla scelta salutista.. ambientale..etc, qui ci si fa in 4 per gli animali in mille e passa modi. e NON SIAMO RICCHI ne lo stiamo diventando anzi! non avete idea degli sforzi immani per stare in piedi.. c’e’ un detto: ” chi non fa non sa”. In questo caso Voi non sapete appunto: E vi assicuro che con un negozio pubblico come il nostro o i messaggi di una maglietta si fa molto di piu’ per la causa di un articolo distruttivo come questo. Inoltre avendo a che fare con il pubblico siamo noi che possiamo essere il barometro del cambiamento e di come sta avvenendo . La moda sta confondendo e ingannando molti tra imprenditori e clienti.. ma tutto viene a galla, tutto. L’esempio della margarina e’ uno degli eccessi e spauracchi che ci rende incoerenti.. ma questa e’ un’altra storia …

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      E benvenuta Silvia,

      Nessuno si sente superiore agli altri, questo lo si è detto mille volte su Veganzetta (che tu dici di seguire da tempo e quindi dovresti saperlo).
      La critica è il sale di ogni questione morale, e se non siamo capaci noi vegan di fare autocritica tanto vale seguire la corrente e subire ciò che arriva. Avrai letto in passato che nessuno in questo luogo virtuale si lamenta di non trovare nulla da mangiare in giro, e mai su Veganzetta si è parlato di salute, cucina, cibo, dieta e altro, quindi almeno questo concedilo.
      Come già detto a Chiaralascura la tua scelta l’hai fatta ed è legittima, come è legittimo avere una posizione e difenderla, lascia però anche agli altri la possibilità di farlo. L’unico articolo fuori luogo (e di molto) è quello pubblicato su Millionaire, inutile venirti a spiegare perché.
      Tu scrivi “ci sono numerose persone al mondo a cui degli animali non frega nulla.. ma della loro pellaccia si .. e le cose cambieranno ancora, sono all’inizio si devono assestare“, ne sei sicura?
      Ti si potrebbe rispondere: “ci sono numerose persone al mondo a cui degli animali non frega nulla.. ma della loro pellaccia si .. e per loro le cose non cambieranno mai“. Il veganismo è una visione altruistica della vita, non lo si può veicolare agli altri perché fa bene alla loro pellaccia.
      La preoccupazione non è che tu abbia un negozio di dolci e viva di questo, assolutamente no, ma come la filosofia vegan viene percepita e comunicata. Non si tratta quindi di te o di Chiaralascura, o di altri che la pensano come voi, delle vostre attività e dei soldi che fate o non fate (che sono questioni che riguardano solo voi), ma dell’uso che il sistema economico e produttivo della nostra società specista intende fare del veganismo.
      Chi ha ragione? Sarà il tempo a fornirci una risposta.
      Che realtà diverse si interessino ai vegan va benissimo, ci mancherebbe, bisogna solo capire perché se ne interessano: se vedono nel fenomeno vegan un potenziale bacino di utenti compratori, permetti che qualche vegan non ne sia contenta/o e possa dissentire.

      Veganzetta non è Terra Nuova.

      Chi non fa non sa” giusto anche perché non conoscendosi direttamente nemmeno tu sai nulla degli altri, e di cosa fanno.
      Di sicuro un negozio come il vostro di messaggi ne veicola molti, bisogna intendersi però sul tipo di messaggio veicolato, e su come gli altri lo recepiscono. Con ciò non si intende dire che voi non sappiate fare bene il vostro lavoro o l’attivismo, ma che forse abbiamo visioni e scopi diversi.

      Grazie per il tuo contributo.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  6. chiaralascura ha scritto:

    Io ho letto attentamente ma mi sento comunque buttata in mezzo nel calderone delle “Dieci soluzioni per far soldi con le persone vegan” quando la mia storia è più un “cercare di stare a galla rifiutando lavori da dipendente o freelancer in cui dovrei fare la grafica a Sammontana e scegliere invece di rivolgermi solo a clienti con i miei stessi valori”. Non è una scelta comoda, facile e remunerativa, è una scelta molto difficile. Non mi sento a mio agio con nessun giornalista se è per questo, è difficile che vadano in fondo a qualcosa, però un articolo, anche il meno acuto, può suscitare curiosità e voglia di approfondire. Spesso le persone mi scrivono perché hanno letto un articolo e non è sempre per comprare una maglietta, anzi molte volte è per chiedermi i motivi della mia scelta o approfondire la questione animale. Quando dici che c’è pubblicità e pubblicità evidentemente non hai idea di cosa significhi cercare di emergere in Italia come azienda in modo onesto, senza soldi e senza agganci.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Chiaralascura,

      Quindi tu vuoi dire che Millionaire non ha pubblicato l’articolo con l’intento di fornire a chi lo legge delle idee per fare soldi con il mercato emergente vegan?
      C’è pubblicità e pubblicità, e chi ti risponde lo fa con cognizione di causa.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  7. Roberto Contestabile ha scritto:

    Fino a quando la vita umana sulla Terra si baserà su di un sistema capitalista ipnotico e fuorviante solo per le popolazioni borghesi, non potrà mai esserci un benessere comune utile e consapevole….tanto per l’uomo, l’animale, il pianeta stesso.

    Profitto economico e consapevolezza non viaggiano paralleli…non oggi!

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  8. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    In chiusura del testo di questa pagina è stato pubblicato l’articolo di Millionaire, in questo modo ciascuna/o potrà farsi un’idea su quanto discusso.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  9. ASD ha scritto:

    Premetto che non sono vegano.

    Secondo me questo articolo ha il solo scopo di accaparrarsi utenza della cosiddetta specie “alternative per forza”.

    Millionarie non ha fatto nient’altro che il suo lavoro, ovvero informare la gente che il mercato vegano è in forte ascesa e che è possibile buttarsi in questa fascia di mercato per ottenere dei guadagni data ancora la scarsa concorrenza(è una rivista di economia non è mica una rivista vegana).

    Andare a contrastare anche piccole aziende vegane(e che lavorano nel rispetto delle vostre ideologie) mi sembra scusatemi il termine “stupido”, se volete rimanere in 3 gatti a salvare il mondo fate pure ma vi ricordo che il mondo è formato da miliardi di persone interconnese fra loro, lo so che è difficile da capire non utilizzando pc, cellulari, server e internet. Giustamente da bravi vegani quali siete usate solo le candele e affidate le vostre comunicazioni all’apparato epistolare, purtroppo tutti sappiamo quanto funzionino bene le poste italiane e quindi è ovvio che per voi ci vogliano mesi o addirittura anni prima che da un posto le notizie si propaghino sino a voi; molto probabilmente molti di voi pensano che la capitale d’italia sia ancora Firenze e che il dodo sia uno dei più belli uccelli della fauna muritius.

    Aspetta, ora che ci penso stai usando internet e un computer costruito grazie allo sfruttamento di popoli poveri e pure l’elettricità che per essere generate inquina il nostro bellissimo pianeta….

    La magia non esiste bello\a se vuoi cambiare il mondo lo devi fare pensando che ci vivono miliardi di persone e milioni di cretini, che le cose si fanno per passi e se vuoi vivere devi poter mangiare in qualche modo in più se lo fai pensando ai tuoi simili e perchè no anche ai tuoi conigli da compagnia tanto pucciosi non vedo quale sia il problema.

    Non credere di essere figo\a ad essere un “VERO” vagano\a (che fra l’altro nessuno ha ben capito cosa voglia dire), questo è solo un meccanismo dell’uomo per auto salvaguardarsi perchè a continuare a fare così ci perderemmo solo noi, la vita continuerebbe senza tanti problema il suo percorso, ha resistito ad esteroidi, climi e situazioni inimmaginabili.

    La verità è che siamo un branco di egoisti pronti a farci buoni e belli ma se muore l’uomo o qualche animale alla natura non cambierà un granché, se mi vuoi dire che la natuara te la sei scelta e selezionata con cura e la vuoi mantenere così com’è ti dico ok…ma ti sembra naturale?? ci sono cicli di ronnovo che vuoi interrompere solo perchè ti piaccino gli animali che ci sono ora? Fallo Mr dio, fallo…ma ricordati che il movimento vegan salvaguarda l’uomo non la natura.

    Ma ovviamente sono opinioni personali…

    Per fortuna c’è gente che capisce qualcosa e che vegana o no vuole aiutare per costruire un mondo migliore che possa stare sotti i piedi di tutti, le persone che hai offeso fanno parte di questa categoria.

    Mi scuso se sono stato brusco e volgare ma almeno spero di non essere risultato ottuso.

    Abbasso i Vegan™, +1 per “i vegan e non” che cercano il confronto costruttivo e il miglioramento.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie ASD per il tuo commento che è molto utile.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  10. ASD ha scritto:

    Non c’è di che,
    quando vorrai altri commenti da parte mia basta che riscrivi una cavolata del genere e tornerò ad abbracciarti ma so che da vero\a Vegan™ lo farai. Smak Smak

    Ps mi chiamo ASD attento\a a non invertire lettere e\o discorsi è pericoloso.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Torna quando vuoi: quattro risate fanno sempre bene alla salute.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  11. silvia ha scritto:

    Posso sapere come veicolereste voi?
    volete merce vegan in commercio?
    se un imprenditore diventa vegan come deve fare per emergere?
    come le volete le aziende?
    non e’ positivo che sia aumentata la domanda (quindi i vegani) e di conseguenza le offerte?

    Non ritenete che come tutto nella storia possa avere un momento di boom in cui c’e’ confusione e che poi tutto si ridimensioni?
    E se vi sbagliaste? se chi da salutista poi diventa anche animalista?
    siete certi che questo non sia un passaggio obbligato?
    Faccio domande sincere perche’ non capisco mai cosa si propone. non vogliamo business, no alle multinazionali, no al capitalismo, no ..nono.. ma come pensate che passi il messaggio se non attraverso tutti i canali possibili?
    sono sinceramente molto aperta al confronto, sono argomenti che sviscero da anni con la clientela e ho visto e sentito di ogni! spero mi rispondiate.
    poi rileggo alcuni commenti a cui non rispondete perche’ vi sostengono, in cui emergono utopie e cose irrealizzabili, ecco cosa si fomenta : gente che insulta il sistema, che vuole anarchia, che dice no a questo e no a quello e vorrei capire come si mantiene.. etctec..gente che vuole mangiare bio e vegan e si lamenta dei prezzi pensando che siano i commercianti a farsi i soldi: NULLA DI PIU’ SBAGLIATO! con agireora abbiamo fatto un utilissimo progetto dal nome menu’ vegan che invita e istruisce ogni attivita’ su come offrire portate vegan nei loro negozi, facendo loro vedere che COSTA POCO oltre tutto, quindi educhiamo tutti quelli che si lamentano dei prezzi e incetiviamo tutti i negozi ad offrire offrire offrire sempre piu’ la parola vegan. dove sbaglio?

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Silvia,

      Se a te non interessa cambiare questo sistema, se a te interessa solo che venga “corretto” in modo da poter continuare a vivere così riducendo i danni, allora la strada che hai intrapreso è quella giusta.
      Agireora ha fatto tante cose utili e importanti per gli Animali, ma ha sempre evitato di fornire al pubblico anche una parte teorica e una visione politica (non partitica, ma politica, ossia indirizzi di azione per orientare la società) senza le quali non si può agire in nulla. La prassi è sempre preceduta da una teoria, altrimenti non funziona, e questo non è certo un concetto nuovo. In questo Agireora è deficitaria e pertanto è responsabile anche di molti danni arrecati sia al movimento animalista che al veganismo in Italia.
      E’ possibile che ci si sbagli, è possibile che tu o Agireora abbiate ragione, ma se non fosse così? Nessuno ha la sfera di cristallo in mano, e per questo le nostre sono strade diverse.
      Nel momento in cui il veganismo prenderà davvero piede come fenomeno sociale ed economico, le grandi aziende ci schiacceranno, esattamente come stanno facendo per il biologico: i piccoli verranno strozzati o fagocitati dai grandi che imporrano le solite logiche di mercato. Tu ragioni mediante una visione del mondo che è quella della società capitalista e specista: in tale visione non c’è posto per l’individuo, per il singolo, per il debole o il piccolo. Un progetto conviene? Ha margine di profitto e guadagno? Allora si fa, altrimenti no (basta leggere le domande che Millionaire fa nell’articolo per rendersene conto. Millionaire fa solo il suo lavoro).
      Voi state lavorando (in buonafede) per lanciare un nuovo tipo di consumo che farà gola a molte aziende (per nulla vegane, e per nulla interessate alla causa) che se ne impadroniranno.
      Un modello di attività vegana? Può essere solo un progetto temporaneo. Un progetto valido ora e non per il futuro (quando le cose dovrebbero essere ben diverse da ora), una piccola attività di autoproduzione, locale, di vendita diretta e mediante canali alternativi alla classica filiera produttiva e commerciale: g.a.s, mercatini solidali, feste locali ecc… In cui si può parlare con la gente veicolare idee e messaggi e poi anche vendere prodotti a prezzi popolari o scambiarseli (uno scambio di pareri, saperi, conoscenze e culture, poi anche di merci e prodotti). Di sicuro non è business ma sussistenza (o resilienza?), ma forse è l’unica via per fare qualcosa ora anche per il futuro.
      Hai notato quanto costano i corsi di cucina vegan? I prodotti vegani? I menu nei ristoranti vegani, le calzature vegane ecc..? Mangiare vegano sta diventando come mangiare tailandese o giapponese: si può andare una volta al mese in un ristorante vegano alla moda, spendere e togliersi lo sfizio. Non è questa la via.
      Forse siete animate da intenzioni sincere, ma non vi rendete conto che state aderendo (anche se in piccolo per fortuna) entusiasticamente a una megamacchina che ne trarrà solo profitto senza dare nulla in cambio.

      E’ vero – come dici tu – che ci si deve mantenere e di qualcosa si deve vivere, ma tu sei sicura che vale davvero la pena sacrificare un’idea di reale cambiamento per trasformarla in un mezzo – seppur dotato di una componente di eticità – di produzione e di vendita per soddisfare le richieste di una società che di etico ha poco o nulla?
      Se vogliamo considerare il veganismo come una dieta, o uno stile di vita allora fai bene a fare ciò che fai. Se vogliamo considerarlo per quello che è, ossia una filosofia di vita tesa a non impattare sugli altri, a non sfruttarli, ucciderli, schiavizzarli ecc… allora possiamo paragonarlo all’idea della nonviolenza, del pacifismo e via discorrendo. Chi vorrebbe trarre vantaggi economici e pratici da idee come queste? Reputeresti giusto farlo?
      In conclusione è doveroso ringraziarti per la tua disponibilità, e dire che è palese che tu credi nel tuo progetto, ma è anche giusto sollevare degli interrogativi e delle critiche per evitare che il sistema, a prescindere da persone come te, si “appropri” di un’idealità davvero rivoluzionaria e nuova, e la trasformi nella solita fiera commercial-pubblicitaria spremendola come ha fatto con molte altre idealità prima della nostra.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  12. Roberto Contestabile ha scritto:

    “NON SIAMO RICCHI nè lo stiamo diventando, anzi!”

    Ma perchè, viviamo sulla Terra solo per diventarlo?
    Siamo stati concepiti solo per sentirci ospiti ricchi indesiderati? O inquilini poveri coscienti e consapevoli di esserlo?
    Qual’è il concetto umano antispecista di ricco e povero?

    Il business odierno, italiano ed estero…ha solo un unico ed esclusivo scopo: capitalizzare risorse. Tanto 10, come 100 o un milione.
    In questo caso specifico: denaro.
    Non c’è alcuna differenza. Io posso impattare per 10, 100 o 1000.
    La sostanza non cambia.
    Chi produce qualsiasi articolo commerciabile è soggetto in ogni caso ad un impatto ambientale…che esso sia una tshirt, un hamburger, un auto, una pelliccia ecc.ecc. Certamente ci sono differenze e differenze!
    In questo caso spicca l’etica umana che predilige una cosa rispetto ad una altra. Ma il capitalismo non prevede questo! Non applica sconti! Non distingue tra una mucca, un auto o una pelliccia rispetto ad un hamburger vegetale o tofu. Per esso è comunque un profitto. E la classica vendita modiaiola sostenibile, come per esempio il caffè solidal, è solo un “pagliativo”. Non fa testo, numero, statistica. Non è determinante per una capitalizzazione cosciente. No. E’ solo una scusa per dimostrare un falso impegno.
    Forse anni fa il biologico alimentare poteva essere un arma efficace se adoperata con le opportune misure, se non fosse stato schiacciato volutamente dalla grande distribuzione, se non fosse diventato dunque solo una “nicchia” per fedelissimi.
    Per esempio chi vende shoppers biocompostabili di derivazione vegetale ha una diversa sensibilizzazione inquinante rispetto ai classici sacchetti spesa in pet o pvc (tra l’altro vietati di recente). Ma in ogni caso il suo impatto è comunque evidente. Minore, più sostenibile, ecologico…ma pur sempre presente. E’ un principio cosciente, ma se non fosse intervenuto il legislatore nessuno industriale si sarebbe mai sognato di cambiare stile di produzione…figuriamoci! Si è “tappato” un “buco” produttivo per evidenziare un cambiamento etico all’opinione pubblica. Senza considerare che il costo medio al pubblico è salito a circa 15/20 centesimi da 5/8 precedenti. Un classico esempio di “affare commerciale”. Un “connubio” perfetto tra capitalismo ed ecologia.
    E’ corretto? Giusto?
    I rifiuti domestici sono l’emblema del nostro vivere scellerato quotidiano. Ecco perchè è importante la raccolta differenziata. Reciclare, reintrodurre, riutilizzare fino a ciclo finito come ultimo fine il rifiuto stesso. Si ritarda o si rallenta il processo, ma comunque la nostra esistenza e presenza è in ogni caso…viva. Si può evitare di mangiare carne e derivati e questo è etico, ma se tutti nel pianeta mangiassimo all’improvviso solo vegetali comunque avremmo lo stesso un impatto devastante in termini di agricoltura, raccolta, rifiuto.

    Porre rimedio immediato è tanto dannoso quanto inutile, la Terra non lo sostiene. Ecco spiegarsi i continui cataclismi recenti e probabilmente futuri. Bisogna cambiare idea e concezione della vita stessa terrestre, non infinita o assorbibile…tutt’altro. Sensibile piuttosto ad azioni incontrovertibili, dannosi a tal punto da non avere “fughe”.

    Migliaia di anni di evoluzione ci hanno trascinato in una coscienza tale non pari (forse) a nessun essere vivente.
    Perchè non sfruttarla a nostro beneficio?
    Perchè non renderla veramente una fonte di benessere comune?
    Umana, animale, vegetale e pur minerale?

    Un piccola azienda, una società di persone “ivate”, un industria…può scegliere oggi liberamente di sostituire i processi produttivi in quanto la legislazione al riguardo è ancora carente (ovviamente)…ma è pur sempre una scelta facoltativa non intelligente, non ancora obbligata da un sistema capitalista che richiede obbligatoriamente tutto ciò secondo le normali regole di mercato. Dentro o fuori! Non ci sono vie di mezzo!
    Se il meccanismo è fallato e corrotto….noi, semplici artigiani consumatori, cosa possiamo fare?
    Una cosa semplicissima e democraticamente parlando più necessaria ed utile del voto politico: acquistare consapevolmente! Muovere l’economia collettiva verso una più stabile vita pacifica. Certamente non senza danni, l’attuale sistema economico ne risentirebbe in una escalation deprimente, ma probabilmente se attuata gradatamente e sinceramente…altro non potrebbe dare che benefici futuri. I nostri nipoti potrebbero ringraziarci.

    Questa è l’unica azione sincera e meno negativa che ognuno di noi può attuare fin da subito, limitando i danni già pur crescenti da una scelleratezza passata senza precedenti.
    Il mondo industrializzato “campa” grazie ai nostri acquisti!
    Il terzo mondo “muore” per colpa dei nostri acquisti!
    Gli animali “muoiono” per colpa nostra!
    Il pianeta sta reagendo a cambiamenti distruttivi tramite segnali che forse solo un cieco o un sordo umano testardo non può percepire e reagire.

    Trasformare il “veganismo” (odio questa parola…) in un consuntivo economico capitalista è quanto di più sbagliato si possa fare oggi.
    Creare fatturato immediato su uno stile di vita è un doppio delitto, un triplice errore.
    Gli strateghi del marketing lo sanno bene, e si illudono di poter continuare nell’inganno e nella menzogna collettiva.
    Profanare il concetto vegan in diritto salutare odierno è un abile mossa utile solo alle corporations alimentari, desiderose di prevenire un collasso vendite già consumato…non tanto per una maggiore consapevolezza (purtroppo), bensì per uno stallo produttivo ineccepibile e psicotico.
    Del resto produrre in catena di montaggio cibo ed optionals non necessari…trascina prima o poi in un delirio collettivo scatenante.

    Non c’è una reale vera risposta o soluzione al problema…non esiste ancora.
    Il tempo è il nostro unico amico probabile che non dobbiamo sottovalutare.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Grazie Roberto per questa tua analisi articolata.
      E’ importante ribadire che nessuna/o ha la soluzione di questo problema in tasca, e luoghi virtuali come Veganzetta dovrebbero servire per confrontarsi e per tentare di trovare risposte comuni e condivise.
      Vivere in una società come la nostra significa automaticamente scendere a compromessi quotidiani, ma il problema è: fino a dove ci si può spingere senza perdere di identità rinunciando alla radicalità del messaggio?

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  13. doom ha scritto:

    E’ interessante come la società può diventare sempre più sfaccettata

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  14. wilma ha scritto:

    Sono daccordo con Cereal Killer, è l’ennesima riconferma che tutto è collegato.
    Nessun concetto può essere preso singolarmente senza badare al resto perchè ogni cosa è parte di un insieme e influisce su tutto l’insieme.
    Così l’essere vegan non può essere disgiunto dall’essere contro ogni dominio e servirsi dei canali del dominio, pur “producendo” e/o pur alimentandosi vegan, può solo ritorcersi contro l’ideale di partenza.
    Il martirio non è ovviamente richiesto, ma la consapevolezza sì.

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  15. Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

    Chiaralascura ha scritto il seguente commento postandolo però sotto l’articolo sbagliato, per correttezza lo si sposta in questa sezione:

    Chiaralascura scrive:
    “Secondo te si risparmia di più comprando un paio di Cammina Leggero fatte in Italia artigianalmente con materiali atossici pagandole 80 euro e facendosele durare anni o acquistando delle scarpe senza pelle in un negozio X che butterai dopo pochi mesi ripetendo l’operazione continuamente? Quali delle due azioni è più impattante? Svilisco di più le mie idee disegnando abbigliamento biologico o lavorando come grafica dipendente costringendomi a fare grafiche per marchi di latte o gelati oppure lavorando in un supermercato o negozio o azienda di qualsiasi tipo che non sia la mia? Ditemelo voi. Sono d’accordissimo con tutto, c’è gente che se ne approfitta, prendono i nostri valori, impacchettano un bel prodotto verde e ce lo vogliono vendere, ma davvero si può generalizzare? Io non vendo alla grande distribuzione, lavoro solo con piccole aziende locali e che non abbiano a che fare con lo sfruttamento animale e per poterlo fare applico prezzi bassissimi rispetto a qualsiasi studio grafico, a fronte di un guadagno minore cerco di convincere associazioni e clienti a stampare i loro gadget solo su materiali equosolidali ed ecologici, vendo ai mercatini e alle fiere e parlo con le persone, faccio grafica gratis per qualsiasi evento benefit o raccolta fondi a favore degli animali. Capisco la critica all’articolo e al taglio ma non mi sento colpevole più di quanto non lo sia chiunque. Non sono polemica, davvero, vorrei solo sapere che lavoro fate voi e in che cosa è meno dannoso del mio.”

    19 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      In risposta all’ultimo commento di Chiaralascura:

      Dici di capire la critica all’articolo, ma poi con le tue parole dimostri il contrario. Non sei tu il motivo dell’articolo (né altre persone), ma una questione molto più generale, nessuno intendeva attaccare te direttamente. Il lavoro che fanno gli altri ha poca importanza, il problema è l’articolo sul veganismo come attività produttiva e commerciale pubblicato su una rivista di business. Si spera di non doverlo ripetere ancora.

      19 settembre, 2014
      Rispondi
  16. Roberto Contestabile ha scritto:

    “…fino a dove ci si può spingere senza perdere di identità rinunciando alla radicalità del messaggio?”

    Infatti il rischio è proprio questo!

    19 settembre, 2014
    Rispondi
  17. Donita Sparks ha scritto:

    A prima vista quella che segue potrà sembrare una domanda superficiale, ma vi assicuro che non lo è: come mai “animali” è scritto sempre in maiuscolo mentre “donne” e “uomini” correttamente in minuscolo?

    20 settembre, 2014
    Rispondi
  18. Good Bear ha scritto:

    Il MOSTRO di cui stiamo cercando di sgretolare gli appoggi e di invalidare il profitto, è spaventoso e pregna ogni momento delle nostre vite. Ogni gesto che facciamo per erodere questo potere immane non può che essere utile alla causa antispecista. Il conto è ancora in negativo perchè c’è poca consapevolezza diffusa. Per questo ciò che bisogna fare ora è informare (rendere consapevoli) tutte le persone, cercare di uscire il più possibile dai binari imposti da questo sistema di profitti e sfruttamenti, nonchè boicottare le multinazionali (corporations) che sfruttano animali, piante, persone e risorse del pianeta per profitto. Il cambiamento radicale potrà esserci in futuro solo se si continua a lottare e a informare. Non illudiamoci che avvenga domani e nemmeno dopodomani. E’ una strada lunga, tortuosa, in salita e sassosa. Ma ciò di cui non possiamo fare a meno è di sentirci coerenti con ciò che pensiamo possa aiutare la causa a diventare sempre di più “spina nel fianco” del sistema in cui viviamo. Chiaralascura e Silvia non prendete il post di Veganzetta come un’accusa alle vostre attività, ma come una critica al sistema in cui tutti, più o meno, siamo immersi. A mio modesto parere, mi ripeto, le uniche azioni che possiamo realizzare attualmente contro il capitalismo, sono l’informazione “pulita” e il “boicottaggio” delle multinazionali.

    20 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Good Bear quanto hai detto è condivisibile anche se le multinazionali non sono la causa di tutto: sono la punta di diamante di un sistema basato sulla logica dello sfruttamento e del profitto che si insinua in ogni ambito. Dare la colpa solo alle multinazionali è come ad esempio dire che siamo contro gli allevamenti industriali (giustissimo), mentre la sofferenza è causata dalla pratica dell’allevamento: di qualunque tipo esso sia.

      22 settembre, 2014
      Rispondi
  19. Paola Re ha scritto:

    Della rivista ho visto solo la copertina ma vedrò di informarmi sui contenuti all’interno.
    Ho trovato sincerità nelle parole di Chiaralascura, soprattutto nel commento del 19 Settembre ore 9:24, quindi la incoraggio portare avanti la sua attività con crescente successo e spero di incontrarla sulla mia strada perché sarei una sua acquirente. Mi fa piacere che abbia citato la COOP, un esempio di capitalismo che si presenta come umano e sostenibile (magari anche di sinistra!), che si occupa del “benessere animale” e del rispetto dell’ambiente, persuadendo in modo subdolo i consumatori (che sono anche elettori) , ma che in realtà nasconde una logica di sfruttamento. Credo che il riferimento alla COOP dimostri che Chiaralascura sia arrivata al cuore del problema.
    Ho trovato altrettanto sincere le parole di Silvia, la pasticcera, e sono d’accordo quando scrive “Nel nostro caso non abbiamo fatto di una moda un mestiere ma di un mestiere una linea diretta con la nostra scelta. Le battaglie si fanno anche così, mettendosi in gioco.” Anche a lei faccio molti auguri per la sua attività e spero un giorno di mangiare i suoi dolci.
    Veganzetta fa benissimo il suo mestiere: fa nascere dubbi, pone interrogativi, non dà mai nulla per scontato e soprattutto non si fa sedurre dalla patina della moda sempre più diffusa del veganismo salutistico, che diventa inevitabilmente veganismo commerciale. E’ vero che anch’esso serve a risparmiare la vita di miliardi di animali quindi è difficile non strizzargli un occhio perché la vita degli animali sta a cuore a tutti noi ma certamente questo veganismo non sposta di un millimetro l’ideologia di dominio e sopraffazione su cui è basata la nostra società. Una piccola luce di speranza è data dal fatto che parecchie persone che si avvicinano al vegan per motivi di salute, finiscono inevitabilmente per informarsi in maniera più approfondita e si convincono che il veganismo non è solo una dieta quindi a poco a poco non mangiano animali non perché non fanno bene alla salute ma perché mangiarli è moralmente inaccettabile. Non c’è solo cibo: io stessa ho iniziato dal cibo, poi sono venuti gli indumenti, i prodotti per l’igiene personale e tutto il resto. L’elenco degli orrori quotidiani che il veganismo tiene lontani è lungo e ha una matrice esclusivamente etica.

    21 settembre, 2014
    Rispondi
  20. silvia ha scritto:

    ciao a tutti; scusate l’assenza (lavoravo) , ma adoro il confronto e rieccomi a dire cio’ che ho pensato in merito a questa riflessione che tutti noi stiamo facendo.
    inizio con il chiedere quali sono le cose controproducenti di Agireora alla causa animalista, perche’ non le so ed essendone una fiera volontaria ci terrei a conoscere il vostro punto di vista.
    tornando invece all’articolo: da quando ci siamo messi a convertire i nostri pasticcini in vegan ne abbiamo viste davvero di ogni genere: da aprire un blog! e di imprenditori che ci chiedono dritte sul mestiere non si contano. Mi infastidisco sempre tantissimo quando scopro che non sono vegan e lo fanno per soldi e non do’ loro cio’ che vogliono. Quindi e’ vero che abbiamo dato un “esempio” di nuovo mercato che attira ogni sorta di persona.
    sicuramente potrei ritirarmi facendo l’orto e riducendo l’impatto della mia esistenza al minimo ma sarei 1 vegana che inquina meno e non da soldi a nessuno o Quasi, mentre mischiandomi con la societa’ avendo un negozio pubblico che offre questo tipo di cibo ( e non solo) i numeri cambiano. non credete? quando dici di andare alle fiere ai mercatini etc… nel caso di Chiara lo fa eccome.. io anche ma faccio di piu’ : apro tutti i giorni un posto dove questo e’ l’unico argomento: e’ un mercatino permanente.. viene gente da tutto il mondo ( nel vero senso della parola), e’ pieno di informazioni, volantini: nonche’ cartelli ogni dove sul significato antispecista della nostra filosofia. Molti festival vegan sono esattamente tutto quello che hai criticato, fatti per incassare con tante belle parole sulla salute e poco o nulla sugli animali.. da cui mi tengo lontana proprio perche’ incrementano il messaggio modaiolo e sbagliato, se poi vogliamo andare a fiere della salsiccia.. ok sarebbe piu’ utile informare quel pubblico ma a quale costo? pagando ai comuni lo spazio per lo stand di una fiera sporca di sangue? E’ forse giusto quello che fanno la maggior parte dei vegan in Italia, ovvero nascondersi dietro questo boicottaggio del sistema e fare i loro affari in nero dai siti e blog che spopolano? quando mi hanno chiamata ho chiesto chi altro avessero contatto e ho accettato un’intervista perche’ menzionavano non corporation ma PERSONE vegan in prima persona che hanno fatto della loro filosofia un lavoro. Si puo’ fare! questo ci ho letto io: e secondo il mio modesto parere si puo’ cambiare il sistema solo standoci nel sistema. Quando parlate di prezzi fate solo un danno: quando dite che i prezzi sono alti a cosa esattamente li paragonate? lo sapete che il latte vaccino ha l’iva al 4% in quanto considerato bene primario mentre gli altri latti stanno al “”% ? quando dite i corsi sono cari quanto valutate il tempo delle persone? avete mai visto i costi delle materie prime e approfondito? sapete quanto costa un lkilo di zucchero e un kilo di malto o peggio stevia? sapete quanto costa la fina 0 e quanto quella di farro? io ho un negozio quindi TUTTI i giorni rispondo a queste osservazioni, e ho notato che MAI si considerano i costi reali delle materie prime usate. Noi abbiamo quasi tutto bio ( perche’ ci crediamo) e questo peggiora le cose. Ma il messaggio che diamo e’ sbagliato perche’ essere vegan costa meno! di scarpe c’e’ ne’ di ogni prezzo e materiale, idem per tutto il resto: dare valore alla qualita’ delle cose che si consumano e’ il primo passo per un consumo critico. I corsi oggi sono fatti nella maggiorparte dei casi da vegan (che a casa mia non fa curriculum) e molto spesso in nero evidente, sapete quanto costa attrezzare un’aula confortevole per corsi di cucina? fare le pratiche, le tasse etc.. etc.. ?? allora quando dite caro a cosa lo paragonate?
    Per chiudere: abbiamo smontato millionaire che OVVIAMENTE parla di business dalla nascita: e non diciamo nulla sulla nascita di riviste come FUNNY VEGAN ?! che ti svela l’outfit vegan per ferragosto.. o cose simili.. che non ha mezzo contenuto istruttivo e che svilisce con i sempre futili e pubblicitari contenuti la causa. scusate se sembro dura a tratti ma mi faccio prendere…
    so che la cosa non era diretta a noi, ma ripeto : non parlavano di corporation ma di una possibilita’ di lavoro in linea con chi sei: un messaggio di questi tempi molto prezioso per far partire un meccanismo che all’inizio potra’ anche sfuggire di mano ma che con il tempo chi era mosso da vera passione, professionalita’ e coerenza stara’ in piedi. Se vai a mangiare in un ristorante vegan e il titlora dietro la porta si mangia il salame.. sapiiamo che non ha lunga vita;)) in tutti i sensi. Diversamente mi faro’ chiamare “pasticceria animalista”

    22 settembre, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Silvia,

      Brevemente su Agireora: non si vuole certo demonizzarla, la sua newsletter è una delle più efficaci d’Italia e ha ottenuto molti successi, questo è indubbio. Il problema fondamentale è nel suo intento di base: agire in ogni modo per ottenere subito dei risultati. Tale intento per molti versi è chiaramente condivisibile, ma se è l’unica via percorsa (pensare solo al contingente, all’immediato), è anche un danno dal punto di vista strategico. L’animalismo ha bisogno di programmi a lungo termine, di progetti, di unità di intenti, l’azione deve essere sempre presente, in ogni momento, ma deve avere a monte una strategia per il futuro, e non solo la chiusura di un negozio, di un lager o altro. Una prassi senza teoria è inutile, una teoria senza prassi è solo lettera morta. Da sempre nell’animalismo c’è chi teorizza e chi agisce, pare che le due cose non possano andare d’accordo (il mondo animalista si divide in “filosofi” e in chi “si sporca le mani”), e questo è triste perché sono due parti di un tutto. In tutto ciò – proprio perché è una sigla storica dell’animalismo italiano, Agireora ha la sua responsabilità.

      “da quando ci siamo messi a convertire i nostri pasticcini in vegan ne abbiamo viste davvero di ogni genere: da aprire un blog! e di imprenditori che ci chiedono dritte sul mestiere non si contano. Mi infastidisco sempre tantissimo quando scopro che non sono vegan e lo fanno per soldi e non do’ loro cio’ che vogliono. Quindi e’ vero che abbiamo dato un “esempio” di nuovo mercato che attira ogni sorta di persona.” questo è uno dei problemi evidenziati nell’articolo.

      Tutte/i noi viviamo in questa società, ritirarsi dentro ad una campana di vetro sarebbe un gesto assolutamente egoistico. Bisogna fare attivismo dal di dentro, ma con l’intento di scardinare le logiche del sistema, non di riformarle, perché in tal caso sarebbe il sistema a riformare noi.
      Parlare di informazione, scambi di idee, è un’ottima cosa, di sicuro però tutto ciò è ben lontano da un’intervista su Millionaire, perché si ritorna a ciò che avevi detto prima: occuparsi di veganismo per fare soldi. Ossia la tua testimonianza diviene un’informazione utile per chi vuole fare business.

      “Molti festival vegan sono esattamente tutto quello che hai criticato, fatti per incassare con tante belle parole sulla salute e poco o nulla sugli animali..” Esatto. E ora sta accadendo anche per l’antispecismo: nascono eventi come funghi che nelle loro locandine scrivono “festival antispecista”, salvo poi non avere assolutamente nulla di antispecista, o al massimo un workshop sull’argomento. Il senso comune si è impossessato del concetto di veganismo e lo sta banalizzando (come sempre accade), poi toccherà all’antispecismo.

      per quanto riguarda i prezzi non si tratta solo di IVA, spessissimo i prezzi dei prodotti vegani sono alti e basta, lo sono perché sono considerati prodotti di nicchia e per persone che sono disposte a spendere di più per varie ragioni. Inutile girarci tanto intorno. Lo stesso concetto è applicabile all’IVA: il latte vaccino, il pane ecc hanno l’IVA al 4% perché considerati beni di prima necessità, il latte di soia al 22% perché è un considerato un prodotto non indispensabile. In ogni caso anche se così non fosse, i prodotti vegani costerebbero di più perché il concetto di vegano che il mercato ha, è che si tratti di persone disposte a pagare di più.

      FUNNY VEGAN? Per favore parliamo di qualcosa di più serio e utile… Non c’è nulla da dire su riviste del genere, salvo che è fatta da persone vegan…

      22 settembre, 2014
      Rispondi

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