Ciao Maria


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insieme - Ciao Maria

Ci ha lasciato così Maria, con la testa nelle mie mani mentre attendevano invano un aiuto che nessuno era in gradi di darci.
Alcuni potranno sostenere che Maria è stata fortunata: non capita a molti della sua specie poter morire in compagnia di qualcuno che, fino all’ultimo, ha cercato di farle capire che non era sola. A me questo non basta. E al dolore (a quello non si fa mai l’abitudine anche se si impara a conviverci) e al naturale senso di impotenza che si prova in simili momenti, devo aggiungere poi l’umiliazione subita, i risolini ironici e di compatimento che mi hanno accompagnato nel mio inutile peregrinare da un ambulatorio veterinario all’altro.
Vi sono milioni di Maria nel nostro paese e nessuno sa niente di loro, della loro salute e del loro benessere. Solo quando sono morte sappiamo, io per primo purtroppo, cosa possiamo fare con le loro carni. Solo da morte possono essere “visitate” ma Maria aveva la colpa, l’impudenza di essere ancora viva. Agonizzante ma viva.
Che buffa visione ieri in quel di Vicenza: una strana coppia, io in giacca e cravatta lei impaurita e sofferente nel suo giaciglio di paglia, che parlavamo una lingua sconosciuta pur essendo a pochi metri da casa, dalla nostra casa. Non riuscivo a spiegarmi. Non capivano. La vuoi curare? Ma è una …
Incredulità , stupore, compatimento e soprattutto fastidio: queste sono le uniche cose che io e Maria abbiamo suscitato.
Sono stato persino all’Istituto di Zooprofilassi: e io – che avrei potuto parlare per ore sull’etimologia di quel termine, sulla differenza tra zoe e bios, che Maria non è una vita senza soggetto (zoe) ma un essere senziente con una sua bio-grafia, che la sofferenza è sofferenza, la morte è morte, lo sfruttamento è sfruttamento sempre – non riuscivo a spiegare che hasghafiw e iie wiejk w iw iew ukjc jdsjhcjh. Così devono essere suonate le mie parole alle loro orecchie. Incomprensibili. E sbagliate.
Ho seppellito Maria accanto a Yorky e Placido, sotto l’albero più grande del giardino.
Ieri, mi diceva Sara, che Carlotta ha cercato e chiamato Maria tutto il giorno.
Mi consola però il pensiero che in fin dei conti Carlotta, come la sorella, non soffre, non sente veramente la sua mancanza e la paura di essere rimasta sola. Non è una persona. Non è cosciente. Non è razionale. Non ha l’anima. è solo una macchina.
E’ solo una …

Luca

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