Categoria: Notizie dal mondo




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Questa fotografia (che fa parte della serie di fotografie vincitrici del World Press Photo 2019 nella sezione Nature – Storie) è stata scattata il 26 maggio del 2017 a Ulan Bator, in Mongolia e ci mostra un Umano che depone a terra dei Falchi morti. Sullo sfondo un cavo elettrico traccia una linea parallela all’orizzonte. Il cavo non è ritratto nella fotografia per caso.

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Questa fotografia, terribile, è la vincitrice del premio come miglior foto singola del Worldpress Photo 2019 nella sezione Natura. È stata scattata lo scorso aprile a Covasna, nei Carpazi orientali, in Romania dal fotoreporter della BBC Bence Màtè. Mostra la fine che fanno le Rane usate per l’alimentazione. Le Rane vengono catturate in primavera quando maschi e femmine s’incontrano per accoppiarsi e deporre le uova.

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Questa fotografia, triste come del resto ogni fotografia che mostra un “trofeo” di caccia, è stata scattata in Australia ed è una delle tante che si possono trovare in Rete. Il contesto è quello dello sterminio dei Gatti “randagi”, progetto annunciato dal governo australiano nel 2015 e tornato alla ribalta della cronaca mondiale il mese scorso, probabilmente per rilanciare qualcosa che non sta andando come previsto. Ma come siamo arrivati a tutto questo? Per prima cosa un po’ di numeri: si stima che nell’intero continente australiano siano presenti tra i 2 e i 6 milioni di questi Felini e che continuino a riprodursi velocemente, mettendo a rischio il resto della fauna e le specie che vivono solamente in Australia. Questo è un problema. La soluzione non è certo stata cercata a lungo e, senza porsi troppe domande, si è deciso per lo sterminio.

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Sicuramente molti di voi riconosceranno questo fotogramma. È tratto dal video che nei giorni scorsi ha fatto il giro della Rete. Giovedì 26 aprile, nel mare tra le isole Rolvsøya e Ingøya nel nord della Norvegia, tre pescatori hanno individuato e filmato un giovane Beluga che indossava una strana imbracatura: dopo aver avvisato le autorità e aver ricevuto l’aiuto di un biologo marino, l’Animale è stato liberato e si è infine allontanato. L’operazione, al contrario di quanto alcuni giornali hanno lasciato intendere, semplificando, non è stata immediata. I pescatori infatti hanno prima inviato il i video del Beluga al biologo marino e docente dell’Università di Tromsø, Audun Rikardsen. A sua volta Rikardesn le ha dovute mandate al Fiskeridirektoratet, l’agenzia governativa norvegese che si occupa delle attività che riguardano la pesca e della liberazione dei Mammiferi marini che restano impigliati nelle reti: l’agenzia solo il giorno dopo è riuscita ha mandare il biologo Jørgen Wiig ad aiutare i pescatori. Nel frattempo il Beluga era rimasto ancora vicino al peschereccio.

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