Categoria: Antispecismo



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Sappiamo in che mondo viviamo. Sappiamo di essere in un mondo lanciato in una plurimillenaria pratica di dominio violento su ogni forma di vita, conseguente alla pretesa di crescita illimitata dell’economia. Sappiamo che questa pratica devastante si fa scudo di un altrettanto plurimillenario modello culturale che le fornisce la giustificazione ideologica: l’antropocentrismo o specismo. Sappiamo che un mondo liberato, un mondo del rispetto e del bene comune necessariamente esteso a ogni forma di vita implica la radicale trasformazione non solo del modello culturale ma anche dell’assetto economico-produttivo. Implica in altre, brevi, parole, la costruzione di un’altra società . Non sappiamo ancora come essa dovrà  essere ma certamente sappiamo cha la nonviolenza nella sua forma più estesa dovrà  esserne il cardine.

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La possibilità  di nutrirsi dei cadaveri di Animali uccisi (necrofagia) in questo mondo multiforme appare anche come un esercizio della libertà  individuale. Ma non lo è. In verità  è solo un esercizio di potere e sopraffazione, anzi, nella moderna società  dei consumi, è solo un esercizio di complicità , più o meno consapevole. Dunque neppure chi sulle orme di Nietzsche asserisse che l’essenza della vita è sopraffazione come espressione della volontà  di potenza (e con ciò giustifica la violenza, con buona pace di Nietzsche, in maniera piuttosto superficiale) potrebbe dare tale importanza alla necrofagia consumistica che è solo complicità  e sottomissione ad un modello imposto. Paradossalmente l’esistenza di persone vegane pare giustificare tale ipotetica libertà  individuale: “come voi siete liberi di non mangiare “carne”, così noi dobbiamo essere liberi di mangiare “carne””.

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Pensare che antivivisezionismo etico e scientifico siano concetti in antitesi è strategicamente un errore: tentare di indire crociate contro chi si schiera a favore dell’uno piuttosto che dell’altro non solo è dannoso per la causa, ma è addirittura stupido, come stupidi sono i continui scontri tra fazioni animaliste che contribuiscono solo ad aumentare gli sforzi già  enormi di combattere la barbarie della vivisezione. E’ necessario invece considerare che le due anime dell’antivivisezionismo sono distanti concettualmente, diverse metodologicamente, ma né avversarie, né tantomeno nemiche. Dato che risulta impossibile una conciliazione tra di esse, dovrebbe perlomeno esserci un accordo di non belligeranza, ossia, in estrema sintesi, una dimostrazione di intelligenza.

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“La delimitazione della volontà , o ragione pratica, rispetto all’arbitrio consente a Kant di porre in evidenza la specificità  dell’etica rispetto al diritto, ossia della legislazione etica rispetto a quella semplicemente giuridica. Mentre la prima fa dell’azione un dovere e del dovere un movente della volontà , tanto che per poter parlare di eticità  si deve sempre partire dall’idea del dovere, la seconda ammette altri moventi per le azioni, tra i quali, oltre all’inclinazione e repulsione, anche l’idea di una coazione esterna che unita alla legalità  delle azioni, cioè del semplice accordo con le leggi, fondi il diritto in senso stretto. In etica l’uomo è costretto dall’idea del dovere che la ragione assume come massima dell’azione, nell’ambito del diritto vi sono sì doveri ma esterni, poiché non si esige che l’idea di dovere sia motivo determinante soggettivo dell’arbitrio” (*).

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