A forza di aperitivi vegani, ci siamo bevuti pure il cervello!


Tempo di lettura stimato:
8 minuti

581953_10200402459738369_599318430_n

A forza di aperitivi vegani, ci siamo bevuti pure il cervello! 
Una critica e autocritica al movimento per la liberazione animale

www.ecodibergamo.it/stories/La%20Salute/vegani-e-vegetariani-arrivano-le-prime-farmacie_1058289_11

Nelle grandi città e ormai anche nelle piccole realtà di provincia il termine “veganismo” si sta diffondendo a macchia d’olio: è tutto un fiorire e susseguirsi di serate all’insegna del “vegano”,  di “aperitivi vegani”, ristoranti vegani, gelaterie con ampia selezione di gusti vegani, pasticcerie con reparto vegano, fast food vegani e via dicendo. Aziende e catene di supermercati, anche discount, tra cui la Coop, Todis, Carrefour cercano di accaparrarsi attraverso il lancio di proposte sempre più accattivanti – attente alla terminologia usata e al design – questa nuova fetta di consumatori da poco individuata nel mercato: il popolo vegan.
Non solo è in crescente aumento la disponibilità di prodotti vegani nei supermercati, ma addirittura, come si legge nell’articolo cui rimanda il link citato, a breve le persone che rifiutano di partecipare allo sfruttamento degli Animali attraverso i loro acquisti potranno trovare anche integratori e paramedicinali in linea con le loro scelte etiche. Non si tratta di farmaci non testati, ma di prodotti che non contengono ingredienti di origine animale. 

Solo una lettura superficiale e scarsamente critica del fenomeno potrebbe indurre a pensare che il movimento antispecista che da decenni si batteper la liberazione di tutti gli Animali, stia raccogliendo i suoi primi successi sulla base del merchandising vegano in crescita. Eppure non di rado sui social network si leggono commenti di giubilo per la scoperta dell’ennesimo ristorante vegano. Tanto ottimismo, troppo, fa pronunciare ad alcuni persino frasi come: “stiamo veganizzando il mondo, stiamo rivoluzionando la società”. Si gioisce perché in tv si parla di dieta vegana contro il cancro, o perché presentatrici di successo dalle idee un po’ confuse pubblicano libri di successo.

Abbiamo un problema: mediatico, politico, sociale, terminologico, argomentativo e forse anche sostanziale, ossia di scarsa chiarezza all’interno del “movimento” stesso. Si confondono gli obiettivi con gli strumenti, e si usano, come nel caso dell’appello agli argomenti indiretti, strumenti sbagliati per obiettivi sbagliati, o che comunque non costituiscono l’essenza della nostra lotta. Vero che diventare vegani è la prima forma di reazione e contestazione al sistema che miete miliardi d’individui senzienti all’anno per i più disparati scopi, ma è altrettanto vero che non rappresenta un punto d’arrivo, semmai di partenza. Il diventare vegan, se non accompagnato da altre precise istanze, corre il rischio, come di fatto sta avvenendo, di essere tradotto nella richiesta di riconoscimento e rispetto dell’essere vegan, come se i soggetti politici in questione fossero le stesse persone vegane, e non gli Animali non umani (di cui dovremmo essere solo portavoce e rappresentanti). Il tutto quindi ovviamente rimarrebbe all’interno del paradigma antropocentrico.

Tornando all’articolo sopra, colpisce una frase che è emblematica dell’intera questione perché mette in risalto il nocciolo del problema: “ D’altronde «i numeri confermano che gli italiani sono sempre più sensibili a nuovi stili di vita»”.
Gli italiani. Si parla degli italiani, non degli Animali non umani. Si parla ancora una volta di noi soggetti umani e non di coloro che sfruttiamo.
Si continua inoltre a far riferimento al solo veganismo, quasi sempre evidenziandone i soli aspetti salutisti – quindi depotenziandone l’originaria istanza rivoluzionaria di rifiuto contro il sistema di sfruttamento degli Animali – identificandolo come un nuovo “stile di vita”.

Porre l’accento sugli “stili di vita” significa voler dire innanzitutto due cose: la prima è che poiché gli stili di vita sono tanti, ognuno avrebbe il diritto di scegliere il proprio senza che per questo debba essere redarguito o stigmatizzato, e infatti l’obiezione che gli specisti ci rivolgono più di frequente è: “io rispetto la tua scelta, tu rispetta la mia”, come se il dibattito fosse tra due soggetti in gioco che cercano di avvalorare la propria posizione dialettica, e non, come realmente è, PER dare voce,  visibilità e possibilità di un’esistenza degna a un TERZO SOGGETTO, che è l’Animale non umano oppresso, della cui vita o morte stiamo effettivamente discutendo. La seconda, appunto, è che nella locuzione “stile di vita” gli Animali continuano a essere del tutto assenti, nemmeno referenti assenti, per dirla con Carol Adams, ma nemmeno referenti in quanto è sempre e solo di noi Homo sapiens e delle nostre esigenze – o presunte tali – che si sta parlando.

Scopo primario del capitalismo e della società dei consumi è quello di sedurre i potenziali clienti costringendoli, senza che se ne avvedano, a nutrire i loro desideri derivanti da bisogni indotti stabiliti a tavolino. Non è vero che il consumatore crea la domanda – ciò accade raramente – è vero quasi sempre l’inverso. C’è bisogno di vendere un prodotto e allora si fa in modo che le persone si innamorino, attraverso varie strategie di marketing, di quel prodotto.

Accade che quando una minoranza si attiva per contrastare una pratica quale quella dello sfruttamento degli Animali, ritenuta oscenamente sbagliata infastidendo l’establishment economico e culturale – fastidio a doppio titolo, non solo perché mette in discussione una cultura vecchia di secoli, ma anche perché materialmente mette a rischio gli attuali equilibri economici – il sistema non rimanga certo fermo a guardare, ma reagisca. Come? Innanzitutto, prima di spendere energie in tentativi di oppressione decisi e mirati, tentando di neutralizzare la minoranza che disturba e rischia di incepparne il suo lento incedere organizzato.

Perché combatterci se possiamo essere assimilati e anzi, da elementi pericolosi e destabilizzanti, risultare addirittura fonte di nuovi guadagni?
E quale migliore strategia per sedurci di quella di farci credere che siamo non soltanto ascoltati, ma anche coccolati, vezzeggiati ed esauditi nelle nostre richieste? “Perché io valgo” recitava lo slogan di una nota marca di cosmetici (che peraltro testa sugli Animali) a ribadire, con chiaro intento di seduzione e adulazione del consumatore, che i suoi bisogni e le sue necessità sono ascoltati e che comprando quel dato prodotto si ha rispetto della sua persona (e poco importa se migliaia di Animali sono stati massacrati, ciò che conta è il mantenimento dello stile di vita del consumatore funzionale al mantenimento del sistema capitalista). “Perché tu vali, cara/o vegan” sembra oggi ammiccare dagli scaffali dei supermercati la nuova strategia di marketing per cui da una parte si finge di dare ascolto alle nuove istanze etiche di una società che sembra affacciarsi sulla soglia di una nuova rivoluzione, dall’altra si sta mettendo a tacere la minoranza sovversiva attraverso un depotenziamento progressivo delle sue istanze più radicali.

Quello che è in atto, con una mossa che sta passando quasi inosservata ai più, è un pericoloso slittamento concettuale dalla richiesta al richiedente, ossia di trasformazione di una prassi (il veganismo) in finalità ultima, come se il nostro scopo fosse non già quello di liberare gli Animali, ma di poter accrescere la reperibilità di prodotti vegani: ossia di deviazione – con chiaro intento d’indebolimento – di quelle che sono le richieste originarie del movimento antispecista nella morbida e accomodante accoglienza del nostro diritto a mangiare vegan.

Nei ristoranti vegani raramente si parla degli Animali morti ammazzati nella nostra società, né si fa attivismo. Si accoglie tanto l’animalista convinto, quanto chi (indossando Animali morti) vuole sperimentare per una volta “questo nuovo trend del mangiare a base di soli vegetali” e che non avverte minimamente l’incongruenza di ciò che indossa e delle sue scelte rispetto a ciò che quella “nuova maniera di alimentarsi” dovrebbe proporre.

Cosa e dove abbiamo sbagliato?
Il problema enorme è che questa ondata di agevolazione della reperibilità di prodotti vegani (che poi, abbiamo veramente bisogno delle “salsicce” vegetali? Non basta mangiare tutto ciò che di vegetale la natura ci mette a disposizione?) ha dato appunto a molte/i l’impressione di aver fatto dei passi in avanti e di star ottenendo risultati, per cui quasi tutte le forme di attivismo che si stanno portando avanti oggi si stanno riducendo alla sola informazione sul veganismo. Che va benissimo per far capire alle persone che smettere di sfruttare gli Animali non significa rinunciare a mangiare bene o a vestirsi con gusto, ma è assolutamente insufficiente a rendere visibile l’enorme e tragica questione dell’olocausto animale.

Non possiamo pensare di risolvere lo sfruttamento degli Animali partecipando ad aperitivi vegani o regalando panettoni vegani ai nostri cari per Natale, per fargli vedere quant’è bello mangiare “senza morte nel piatto”. Quello che dovremmo fare è mettere in piedi campagne abolizioniste e liberazioniste – anche specifiche, ossia focalizzate, a combattere di volta in volta determinate pratiche di sfruttamento – fare pressioni politiche ben mirate, e attuare le varie forme di disobbedienza civile che possano veramente dare il metro e il senso delle proporzioni e del significato della nostra battaglia: che non è e non può risolversi nella conquista di sempre più numerose gelaterie vegane nelle nostre città. In poche parole dovremmo impegnarci per innalzare il livello di lotta, giacché non è nostro fine combattere gli onnivori, ma le pratiche di dominio che consentono lo sfruttamento del vivente.

Ma davvero vogliamo barattare il senso di una rivoluzione così radicale come quella che dichiara negli intenti di decostruire l’attuale società basata sulla sopraffazione e sullo sfruttamento e morte di individui senzienti, con l’ultima marca di burger vegani? Stiamo svendendo le nostre richieste per un panino al tofu in più.

Sarebbe al limite comprensibile se per ogni burger vegano prodotto ci fosse un Animale in meno ammazzato. Ma non è nemmeno così. Innanzitutto perché appunto l’economia basata sullo sfruttamento degli Animali subirebbe uno scossone solo se realmente si raggiungesse la determinata soglia critica, per cui a un calo delle vendite seguisse un calo della produzione (al momento piuttosto gli allevatori continuano a ricevere incentivi dai vari governi oppure trasformano la loro produzione in maniera tale da costituire nuovi bisogni); poi non è così perché appunto, se non si lavora proprio per sradicare totalmente anche il solo pensiero che sia legittimo sfruttare gli Animali, burger vegani o meno, si troverebbe comunque sempre la maniera di continuare a schiavizzarli, e non è parlando di “stile di vita vegano” che si può pensare di mutare nel profondo una cultura millenaria (che va decostruita nei suoi tanti aspetti, quindi non solo economici, ma culturali e sociali in senso esteso, passando quindi anche per la rielaborazione del mito, la letteratura, il linguaggio, la politica ecc.).

Se da una parte è vero che il sistema avrebbe comunque reagito cercando di depotenziare le nostre istanze, assimilandone gli aspetti più superficiali per darci l’illusione di aver raggiunto determinati traguardi, dall’altra è anche vero che in parte questa possibilità gliel’abbiamo fornita noi su un piatto d’argento. L’abbiamo fornita continuando a parlare di veganismo salutista (come se ciò che ci interessasse sia la nostra salute e non la liberazione degli Animali non umani), sorreggendo striscioni con su scritto “vivisezione falsa scienza” (come se il punto fosse l’esattezza o meno di questa scandalosa e sanguinaria pratica e non la sua totale inaccettabilità etica), esultando per ogni ristorante vegano aperto (come se, in maniera inversamente proporzionale, per ognuno di essi avesse chiuso uno dei tanti allevamenti) e, in generale, dedicando, in quanto attivisti, troppo tempo a organizzare aperitivi vegani anziché a realizzare campagne, manifestazioni, proteste o investigazioni capaci di scuotere veramente la collettività e quindi di veicolare messaggi dal forte contenuto e impatto politico.

Per inciso, non si sta qui criticando l’operato di chi fa sensibilizzazione e informazione sul veganismo, o di chi si spende in iniziative per socializzare e creare anche una rete di attiviste/i che si incontrano in situazioni anche, perché no, piacevoli, bensì la brutta china di indolenza che sta prendendo il movimento in Italia. Si vuole incitare quindi a riprenderci spazi politici, sulle piazze e altrove, oltre ai bar e ai locali alla moda; a fare richieste politiche forti in direzione della chiusura degli allevamenti e di tutte quelle pratiche e luoghi lesive della dignità degli Animali.

Non ci dovrebbe interessare il locale vegano, se accanto continuano a restare in piedi la macelleria o la pellicceria.

Quello che auspichiamo in un futuro prossimo è di lavorare per realizzare quindi più azioni dirette per la liberazione degli Animali, e per combattere lo specismo nei suoi innumerevoli effetti (anche sotto forma di campagne e investigazioni mirate, nonché di attenzione critica verso tutta una cultura e linguaggio che rafforzano il concetto che sia legittimo dominare gli Animali), e meno per il “popolo vegano”. Ci siamo dimenticate/i di essere soltanto strumenti e portavoce di questa lotta e abbiamo relegato ancora una volta sullo sfondo i veri Soggetti coinvolti, ossia gli Animali non umani.

Rita Ciatti

Link breve di questa pagina: http://www.veganzetta.org/VMq74

59 Commenti

  1. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    E’ bello quello che l’articolo chiede però non è così. Noi viviamo in una società che il normale è uccidere per vestirsi, mangiare, divertirsi, ecc.. Per questa Società gli anormali siamo noi ed è impensabile oggi cercare di fare tutto e subito. Pensate un po’ se Rita Ciatti (l’autrice dell’articolo) domani diventasse Presidente del Consiglio o Ministro delle Politiche Agricole, secondo voi se presentasse un decreto per abolire gli allevamenti intensivi in Italia, cosa accadrebbe… ve lo dico io, tempo qualche settimana e dovrebbe dimettersi.
    Il Mondo non è ancora pronto e ci vorranno ancora molti secoli per poterlo cambiare. L’articolo è bello, ma serve soltanto per far sognare.

    28 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Luigi,

      Chi non ha sogni o ideali da perseguire difficilmente cambierà mai qualcosa non credi?
      In ogni caso una persona antispecista che sia coerente con le sue idee non diventerà mai Presidente del Consiglio o Ministro, quindi il pericolo delle dimissioni non esiste.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  2. giiovanna boerci ha scritto:

    Condivido totalmente l’articolo. Le ragioni salutistiche e le altre citate non hanno nulla a che fare con l’obiettivo che si tende ad offuscare: la liberazione dei fratelli non umani, il resto è il nulla.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  3. daniela martino ha scritto:

    Io non ho capito con chi ce l’hai. Perchè hai scritto questo articolo? A chi stai parlando? Forse sei un pò stufa del tuo ambiente e dei suoi riti mondani, e cerchi di razionalizzare un pò troppo il fatto che, appunto, sei stufa (è umano, lo facciamo tutti a volte, soprattutto quelli di noi come te,che si sono presi l’immane incombenza di dare un nuovo ordine al mondo senza sterminare nessuno, come voleva fare Baffetto). Altrimenti non si vede perché ti lamenti del brodo grasso (oops, ho detto “brodo”, chiedo scusa alle galline. Scherzo…). Sono decenni che gli attivisti si battono per gli animali, lo fanno in tutti i modi possibili e con tutte le sfumature immaginabili. Ovvio che, dagli e dagli, questo messaggio si sia diffuso e sia passato in più vasti strati della popolazione. E sai bene che quando un messaggio si diffonde a vasti strati della popolazione, uno, si degrada anche molto e, due, c’è sempre qualcuno che ci salta su per fare profitto. Pensi che tutti i comunisti ai tempi di Lenin avessero mandato a memoria “Il Capitale”? Ma dai, non puoi essere tanto ingenua. Alle masse spetta il ruolo di cartilagine, agli intellettuali quello di neuroni del corpo sociale. Che piaccia o no. Perciò, non ti scandalizzare troppo se la gente non va oltre il “mmh, che buono lo spezzatino di soia” “veh, si è aperto un nuovo vegano, ci andiamo venerdì sera? Ho proprio voglia di stare un pò leggera, sai, la prova costume incombe”. Ma che ti aspetti dalla media delle persone? I tempi di reazione, soprattutto quando si ha a che fare con sesso cibo denaro, sono biblici. I cattolici cominciano solo ora a riconsiderare il celibato dei preti, che avevano imposto in risposta a Lutero. Le donne più ricche del Regno Unito (mica il Congo) lo sono grazie ai loro divorzi miliardari, e non al loro talento. Annàmo bene… In Pakistan l’ennesima donna è stata lapidata dalla folla dove c’erano anche suo padre e suo fratello che prima le ha sparato, l’ha mancata e poi l’ha finita a mattonate.Continuo? No. Questo per dire: moriremo senza aver visto nemmeno lo 0,1% dei nostri obiettivi realizzati. Non possiamo fare altro che continuare a batterci in tutti i modi senza abbassare mai la guardia e senza mai perdere la bussola, sopportando quantità enormi di frustrazione. E non dimenticare che la misura del tuo successo te la dà anche il vedere quanto gli altri riescono a balbettare il tuo nome, oltre che il vedere che le cose cambiano. Ora le masse balbettano “vegan”, domani – se non stiamo tutti attenti – potrebbero balbettare “halal”. A proposito, qualcuno si ricorda che alla Coop, qualche lustro fa, avevano cominciato a diffondersi i banconi di carne fresca riservati ai musulmani? La Coop, mica Esselunga. Questa tendenza non ha dilagato. Per fortuna? No, non per fortuna ma anche grazie a te, e a tutti quelli che ogni giorno rompono i maroni all’umanità con l’animalismo.Dai.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Daniela,

      Tu scrivi “Non possiamo fare altro che continuare a batterci in tutti i modi senza abbassare mai la guardia e senza mai perdere la bussola, sopportando quantità enormi di frustrazione”.
      E’ esattamente quello che Rita sta facendo, e lo dimostra anche attraverso il suo articolo, quindi perché chiedersi il motivo di questo articolo? Appunto è una questione di bussola.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  4. daniela martino ha scritto:

    Bene, allora ho capito male io, chiedo scusa e sono contenta se ho capito male

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Daniela,

      Hai fatto bene a esprimere il tuo parere, comunque magari sarà direttamente Rita a risponderti e a fornirti il suo punto di vista

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  5. Salvatore Messina ha scritto:

    Articolo eccellente che inoltrerei alle autorità competenti per far si che diventi legge, sperando il mio non sia un sogno!

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  6. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Caro Cereal, purtroppo l’unico modo per cambiare il Mondo è cambiare le leggi.
    Queste non si cambiano da oggi al domani (specialmente quelle speciste), ma lentamente con il cambiare delle coscienze, perché sono le coscienze a cambiare le leggi. Se in Parlamento fossero tutti cacciatori secondo te la caccia verrebbe mai abolita?
    Gli ideali ci devono essere per forza, altrimenti non cambierai mai nulla. Ma il cambiamento, come ho detto, è lento e credere di cambiare tutto e subito è dannoso perché in questo modo la salita sarà ancora più ripida. Per far consumare meno carne devi parlare con le persone e non far chiudere una macelleria.
    Spero di aver spiegato la mia posizione perché dalla risposta che ho ricevuto da Cereal ho capito di essere stato frainteso.
    Saluti vegani a tutti.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Le leggi caro Luigi sono strumenti necessari per regolamentare un sistema sociale, e niente di più. Se il sistema è ingiusto, violento, specista, le leggi saranno dello stesso tenore. In ogni caso una legge funziona se rispettata, e per farla rispettare deve esserci la minaccia di una conseguenza, una punizione, o quantomeno un evento negativo, quindi è moralmente inaccettabile che si possa avviare un cambiamento costringendo le persone a obbedire a una legge, e non obbedendo semplicemente alla propria coscienza.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  7. Rita ha scritto:

    Direi che Cereal Killer ha risposto a Luigi e Daniela dicendo esattamente quello che avrei detto io, manco mi avesse letto nel pensiero. :-)

    Esatto, non diventerei mai presidente del consiglio, né semplice deputata e nemmeno candidata alle elezioni perché non mi interessano i ruoli di potere. Senza immaginazione e capacità di sognare una società diversa staremmo messi veramente male, peraltro io invito all’attivismo serio, fatto in un certo modo, non certo a sonnecchiare sul divano. ;-)

    Daniela, il senso del pezzo è proprio quello di continuare a batterci mantenendo alta la soglia di vigilanza critica, senza illuderci che questa “ondata” del vegan sia il sintomo di qualche cambiamento più radicale, come di fatto non è. Mi rivolgo a chi appunto invece pensa che parlare di veganismo salutista in tv sia un traguardo e ti assicuro che sono in molti a pensarla così, per questo ho sentito l’esigenza di mettere nero su bianco certe riflessioni.

    Tu scrivi: ” ora le masse balbettano “vegan”, domani – se non stiamo tutti attenti – potrebbero balbettare “halal”.”

    Appunto, è proprio per scongiurare questo pericolo, ossia che la parola vegan sia solo la parola trendy del momento, che mi son sentita di fare un po’ il punto della situazione.
    Grazie a tutti e due per i vostri commenti. :-)
    Un saluto.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  8. Rita ha scritto:

    P.S.: @ Luigi

    Purtroppo il cambiamento delle leggi non dipende sempre dal volere delle persone e l’esempio della caccia che hai portato è quanto mai emblematico. In Italia più della metà della popolazione è contraria, (non ricordo la percentuale esatta) però nessun politico fa proposte di legge serie per abolirla (non si riesce manco a fare il referendum) perché la lobby delle armi è potentissima e perché ci sono regioni con un alto numero di cacciatori e di attività che ruotano attorno alla caccia (ristoranti ecc.) che rappresentano un capiente bacino di elettori e che come tali vanno accontentanti.
    Sono le lobbies, i media, le multinazionali che gestiscono il mondo, non la gente comune, il cui volere è quasi sempre manipolato ad arte.

    I cacciatori si inventano continuamente nuove scuse per poter sterminare le cosiddette specie definite in “sovrannumero” e le regioni appoggiano volentieri questi piani di sterminio perché appunto accontentano il mercato delle armi e tutto ciò che ne deriva in termini di guadagno e potere, mercato che poi ricompenserà con l’appoggio a questo o quel politico o schieramento.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  9. nicola ciccarelli ha scritto:

    salve, ho letto l’articolo, mi trova perfettamente d’accordo sul fagocitamento che il sistema consumistico fa su qualsiasi istanza umana che raggiunga i numeri di una pur nicchia di mercato. E’ già successo con l’agricoltura biologica: quando nell’85 raccogliemmo le firme per una norma a difesa di chi lavorava la terra nel rispetto dei cicli naturali furono inseriti nella richiesta una decina di punti essenziali che riguardavano la cura del suolo, la scelta di piante resistenti ed il rispetto della biodiversità vegetale ed animale quale unica portatrice di equilibrio. Oggi il contadino convenzionale che vuole passare al biologico deve solo cambiare i prodotti della sua farmacia: fertilizzanti e veleni di origine vegetale anzichè di sintesi chimica, lasciando inalterata l’ottica di sfruttare la terra per ricavarne profitto. E’ la stessa cosa che sta accadendo per il mondo Vegano e credo sia un processo ineluttabile. Però voglio anche dire che la spinta che ha dato il dispiacere nel vedere una propria creatura mangiata dal sistema ha creato nuove strade: tutti noi che partecipammo a quella raccolta di firme poi hanno lasciato che si mangiasse l’involucro (il termine agricoltura biologica) ed hanno trasferito la loro anima in sentieri più evoluti come per esempio quello dell’agricoltura sinergica che al momento non è stata ancora attaccata dal mostro-mercato, quando lo sarà saremo pronti a trasferire le nostre attività fuori da quest’altro involucro. E’ questo il punto che più mi preme sottolineare: le definizioni sono sempre dei vestiti che prima o poi diventano stretti a meno di cristallizzazioni dello spirito evolutivo che ci spinge sempre oltre. Liberarsi dall’involucro è anche uscire dalla dialettica contrappositiva vegano-mangiacadaveri. la vera azione è sempre propositiva e generalmente riguarda espressioni di cambiamento personali che poi di rimando per sintonia allarga la sua influenza intorno a se. Non si tratta di essere buoni con gli altri, si tratta di concentrare tutte le proprie forze nell’unica vera grande rivoluzione possibile… quella del proprio quotidiano. E ce n’è da fare!

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  10. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Ok, sono stato di nuovo frainteso. Sembra, quasi quasi, come se ci volessimo ostacolare a vicenda (ad es. io contro Rita e viceversa) ma non è così. Mi dispiace, ma non so come descrivere con la tastiera il mio modo di agire e di pensare senza che questo crei fraintendimenti.
    Spero che un giorno ci incontreremo, magari a qualche manifestazione, così da potermi spiegare meglio con le parole.
    Quello che conta è comunque fare qualcosa e non stare soltanto a guardare.
    Un caloroso abbraccio vegano a tutti.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  11. rachele ha scritto:

    Affermare che “il Mondo non è ancora pronto e ci vorranno ancora molti secoli per poterlo cambiare.” non fa altro che legittimare la lentezza con cui procedono i cambiamenti. Soprattutto in questo gli italiani sono bravi, a procrastinare, perché non si è ancora pronti. Quando lo saremo? Che significa non “essere pronti”? Pensiamo mica di dover ovattare tutto, preparare gli ambienti, far sedere le persone prima di far loro capire qualcosa dei motivi animalisti? Hanno bisogno di braccioli o shots di adrenalina nel caso in cui dovessero affrontare un crollo nervoso? Non è ancora tempo, si dice sempre, bisogna avere pazienza. Beh, io sono stanca.
    Faccio parte di un piccolo presidio Lav e ho partecipato a vari banchetti divulgativi. Sento sempre più la pressione salirmi, quando ne organizziamo altri, il nervoso e la frustrazione, perché vorrei fare qualcosa di molto più “forte”. Distribuire libretti e bigliettini serve a poco. Quasi a niente. Perlopiù, ci guardano come alternativi vuoti di obbiettivi di vita migliori. I soldi che racimoliamo ci vengono dati da altri “alternativi vuoti di obbiettivi di vita migliori” come noi.
    Rappresentiamo una nicchia fin troppo ghettizzata. Quasi dei paria, che vanno -come dice l’articolo- compresi (davvero lo fanno?), rispettati MA lasciati perdere e chi s’è visto s’è visto.
    Sono stanca. Mi guardano in faccia e criticano il mio battermi per la chiusura dei delfinari: “perché non fai qualcosa per la piazza invece? guarda come l’hanno rovinata”. Ammutolisco.
    Non servono materassi, cuscini della migliore fattura od anelli gonfiabili anti-emorroidi. Non sono mai serviti. E’ che abbiamo sempre dimostrato calma, disponibilità e pazienza. Da qui, il trattare tematiche importantissime come secondarie al proprio ego.
    Si dovrebbe dimostrare che non è più il tempo della pazienza. Il vero cambiamento non è mai passato attraverso calmi trattati. C’è bisogno di scossoni forti, o finiremo sedati da dosi di tofu Conad e rilassanti ristorantini con interni bianchi e sparluccicanti volti ad accontentare appunto la parte meno significativa delle nostre volontà.
    In definitiva, sono stanca di aver pazienza. Non voglio più esser trattata da polla.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Rachele,
      Grazie per il tuo commento.
      La tua stanchezza è assolutamente condivisibile, e il tuoi sentimenti sono gli stessi di molte persone che si attivano ogni giorno per spingere per un reale cambiamento radicale e rivoluzionario.
      Non saremo mai pronti, e i cambiamenti avvengono per impennate improvvise, per rotture con il passato e per crolli di sistemi assurdi e ingiusti a favore di altri – si spera – migliori.
      E’ importante che tu scriva ciò che hai scritto, anche perché dici di far parte di un’associazione che ha fatto della “teoria dei piccoli passi” una religione, e che è da anni al traino di chi invece spinge e lotta per cambi e salti di notevoli dimensioni.
      Non si deve aver paura di offendere, di irritare o di spaventare la gente perché chi non vuole cambiare le proprie abitudini, consuetudini, credenze e tradizioni sarà sempre offeso, irritato e spaventato: è il diritto del più forte a esserlo. Noi proponiamo invece il DOVERE del più forte, che è molto diverso, e infinitamente più scomodo.
      Finiremo sedati da dosi di tofu da supermercato? Forse si, forse no, se così sarà allora avremo davvero perso, ma ciò che è infinitamente più grave è che gli Animali avranno perso.
      E’ nostro compito, nostro preciso dovere morale, andare avanti e proseguire controcorrente. Sempre.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  12. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Ora mi sono reso conto di un particolare: non sono io che non riesco a spiegarmi, ma siete voi che non riesco a capire.
    Vi dico come io vorrei il Mondo da subito: “essere per il codice penale un omicidio uccidere una formica”.
    Non riesco a capire come volete arrivare a questo, il cd tutto e subito. Per me i modi per cambiare il Mondo sono: manifestazioni, proteste, volantini, petizioni, fare pressione per approvare leggi e soprattutto parlare con le persone cercando di risvegliare la loro coscienza e far capire cosa ci sia dietro, invitandole anche a cene vegane, ecc. ecc..

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Luigi tu quello che proponi è un’attività animalista, Veganzetta è un sito antispecista. L’antispecismo non chiede nuove leggi, non vuole leggi: vuole cambiare totalmente un sistema ingiusto, crudele e violento. Ciò che si deve fare è protestare, rappresentare chi non ha voce, spiegare alla gente ciò che significa questa società, fare propaganda e convincere le persone a cominciare un percorso di autocritica, di consapevolezza e di liberazione animale. Gli Animali non si salvano con le leggi, con le abolizioni, ma con la liberazione.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  13. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Ah dimenticavo, la prima cosa da fare in assoluto è diventare vegani per etica.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  14. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Cereal, io ho detto la stessa cosa che dici tu. Non capisco cosa intendi con l’ultima parola “liberazione”.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  15. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Il Manifesto mi vede pienamente d’accordo. Per me il rispetto della vita e del Pianeta vengono prima di tutto.
    Tu scrivi che non stiamo dicendo la stessa cosa, io invece dico di sì. C’è solo una differenza: io dico che ci vuole tempo e tu dici che deve essere fatto subito.
    Io quando dico che ci vuole tempo per cambiare c’è sempre qualcuno che si arrabbia, però io non riesco a capire come farete voi per cambiare il Mondo tutto e subito, ma vi rendete conto di cosa c’è dietro? Di quali interessi economici, di quali potenze che fanno il bello e cattivo tempo, che manipolano tutto e tutti a loro piacimento?
    Secondo me volendo tutto e subito, voi alzate un muro e dall’altra parte si alzerà un altro muro.
    Ripeto solo cambiando le coscienze delle persone (cosa molto, ma molto difficile e che ci vorrà molto, ma molto tempo) si riuscirà a cambiare il Mondo, ma non per questo si deve prenderla con comodo. Quindi io non dico di prendersela con comodo, ma di muoversi, di fare informazioni, petizioni, manifestazioni, ecc. ecc..
    Ora vi ho detto come la penso io e quello che sto facendo per cambiare sto schifo di mondo e mi piacerebbe capire cosa intendete per tutto e subito e cosa farete di così penetrante nelle coscienze umane per ottenere in breve tempo un Mondo veramente libero per tutti, animali umani e non.
    Ciao

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Luigi,
      Dal tuo punto di vista tu hai ragione: noi abbiamo tutto il tempo e la pazienza per fare come tu hai descritto nel tuo commento, ma se proviamo a usare la compassione che non dovremmo mai dimenticare – nei confronti degli Animali, la domanda è: loro hanno tempo? Possono avere pazienza? Stiamo parlando di miliardi di esseri senzienti che muoiono di continuo, ogni giorno.
      Quindi se dal punto di vista strategico tu hai ragione, da quello etico non puoi averla: noi non abbiamo tempo e non possiamo avere pazienza.
      Setto questo ciascuno in coscienza fa ciò che ritiene giusto e utile, basta che lo faccia

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  16. Dora Grieco ha scritto:

    Certo il titolo è piuttosto provocatorio, ma ringrazio per queste riflessioni sicuramente sempre molto utili. Sono vegana etica da circa venti anni e attivista e fondatrice di Progetto Vivere Vegan (www.viverevegan.org) e di Campagne per gli Animali (www.campagneperglianimali.org). Questo per dire che concordo sul fatto che comunicare in favore degli altri Animali deve rimanere il nostro compito primario.
    Ma le questioni sono complesse, abbiamo a che fare con la maggioranza delle persone che non è minimamente interessata a fare qualcosa per gli Animali e tanto meno a costruire una società antispecista.
    Così, mentre noi continuiamo a lavorare per diffondere l’etica vegan, ben vengano la paninoteca “vegan”, il ristorante “vegan”, il negozio di scarpe che vende marchi etici, l’aerino vegan… Perchè comunque il mondo va avanti e la gente continua a mangiare e a comprare…
    Noi “vegani etici” abbiamo un’ideale da affermare ma dobbiamo anche vivere e lavorare per vivere. Non trovo niente di male se cerchiamo di portare avanti entrambe le cose. E sicuramente non dobbiamo mai trascurare il nostro obbiettivo: abolire la schiavitù degli Animali (e non solo).
    Certo la comunicazione è fondamentale e per questo dovremmo sempre impegnarci molto per far arrivare il messaggio corretto. Però non facciamo l’errore di dare la colpa a noi stessi se non cambiano le cose per gli Animali. Cerchiamo piuttosto ognuno nel nostro piccolo di impegnarci come meglio possiamo: i nostri nemici non sono i vegani che mangiano salsicce di soia, lo sono quelli che mangiano salsicce fatte con i corpi di esseri senzienti allevati ed ammazzati.
    Da poco più di un mese, con una collega, Ilaria Beretta, abbiamo dato vita ad un nuovo portale: http://www.paginevegan.it, perché crediamo che sia importante che chi è nel mondo del lavoro e lo fa nel rispetto di tutti gli Animali, sia sempre più visibile e apprezzato. Sostenere con le nostre scelte aziende etiche e professionisti vegani è un modo per cambiare le cose. E’ un modo, non l’unico, forse non il migliore, ma concreto.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Cara Dora,
      Grazie per il tuo commento.
      Il tuo punto di vista è sicuramente comprensibile, ma proprio perché tu dici – giustamente – che la comunicazione è fondamentale, e perché bisogna portare avanti entrambe le cose, c’è da sottolineare che se in qualità di vegani etici possiamo concepire quanto ti affermi, non è affatto scontato che chi è vegan per altri motivi lo faccia. Il rischio è quello di svuotare di contenuti un grande contenitore che il il veganismo, facendolo divenire un’opportunità per il sistema economico di avere nuovi consumatori. Quindi avanzare una critica, e anche fare autocritica, non dovrebbe essere un male, anzi dovrebbe essere uno stimolo per poter continuare nel nostro lavoro.

      Un abbraccio

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  17. alux the vegalux ha scritto:

    sono d’accordo con daniela martino.

    noi siamo i neuroni e le masse sono cartilagine.
    accettiamolo, trainiamole verso una rivoluzione.

    I bambini delle elementari non vanno a scuola perchè ne riconoscono l’importanza ma perchè trascinati. All’università però ci vanno di spontanea volontà. Cosa è cambiato? Il tempo, l’esperienza.

    Il popolo è un bambino, lasciamolo crescere, e intanto, portiamolo per mano, rispondendo: “si, tesoro, la prova costume…”

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  18. Luigi Dell'Aquila ha scritto:

    Caro Cereal, io proprio non riesco a capire. Più di fare manifestazioni, informazioni, entrare nelle scuole d’infanzia, elementari, medie e alcune volte superiori e università, fare petizioni, informare parlare con le persone, informare i massmedia, ecc. ecc., secondo voi che cos’altro si potrebbe fare? Questo vorrei capire.
    Anch’io non ho pazienza (mi hai descritto come un menefreghista) vorrei che tutto finisse subito, ma io mi rendo conto che ciò non è semplice. Come dite voi sembrerebbe che in circa 10/20 anni (voglio dare un arco temporale) riusciremo a sradicare il Male dalla Terra, mentre io credo che ci vorranno molti cambi di generazioni.
    Mentre si sta discutendo sono stati massacrati circa 165.000.000 di animali non umani e chissà quanti animali umani (per guerre, per fame, per assunzione di farmaci velenosi per l’umano e che invece hanno superato i test sugli animali, per… e per…). Secondo voi un Mondo così, pieno di egoismo, dove se alla maggior parte delle persone dici “io sono vegano” e dopo che hanno capito il significato di “vegano” ti guardano come se fossi un extraterrestre senza cervello basteranno 10, 20, 50 o 100 anni per cambiare?
    Io direi di chiuderla qua, almeno con me, perché io non voglio né criticarvi e né mettermi contro, io voglio solo far finire l’olocausto animale umano e non e collaborare con chi come me rispetta la vita di tutti. L’importante è cercare di informare la maggior parte delle persone con qualsiasi mezzo.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Caro Luigi,
      Grazie per i tuoi contributi che sono utilissimi.
      Speriamo di avere la possibilità in futuro di incontrarci di persona per spiegarci e comprenderci meglio.

      29 maggio, 2014
      Rispondi
  19. Paola Re ha scritto:

    Sono d’accordo con Dora. Aggiungo che Progetto Vivere Vegan è stupendo. E Pagine vegan idem. Sono concreti, tangibili e diretti: una luce nelle tenebre.

    29 maggio, 2014
    Rispondi
  20. EddyEd ha scritto:

    Vi siete mai accorti di cosa succede quando una persona cerca di diffondere le proprie idee ad altri? Nella maggior parte dei casi, il potenziale ascoltatore non si pone nella posizione di valutare obiettivamente i contenuti e le idee espressi ma soltanto, a priori, di stabilire il livelo di autorevolezza dell’oratore. Se l’oratore viene ritenuto, a priori, affidabile, la gente è disposta a credere a qualunque assurdità possa egli affermare; se invece l’oratore viene ritenuto, a priori, inaffidabile, potrebbe dire anche le cose più evidentemente sagge, comunque non verrebbe ascoltato. Anzi, la più probabile reazione sarebbe il disprezzo. A tutto discapito delle idee che cerca di trasmettere.

    L’articolo dice sicuramente cose giuste ma non tiene conto di questa semplice realtà. Fino a qualche tempo fa il vegano era considerato dalla gente “normale” come un demente bacchettone, denutrito, malaticcio, triste ed incapace di godersi la vita, appartenete ad una setta di moralisti rompipalle, più o meno come una sorta di testimone di geova. Di certo non una fonte autorevole da ascoltare ma solo un poveraccio da compatire, se non addirittura uno scemo da umiliare o un maniaco da evitare.

    L’avanzata della moda vegan sta per lo meno rimettendo a posto l’immagine di noi vegani agli occhi del mondo “normale”, cioè contribuisce a rendere accettabile ed accettato il fatto di essere vegan. Il chè è il primo fondamentale passo per poi riuscire a farsi anche ascoltare. Certo non basterà questo, ma è senza dubbio un passaggio necessario. Perciò smettiamola di stracciarci le vesti e di autoflagellarci. Semplicemente non dobbiamo accontentarci: fatto un passo bisogna prepararsi per fare il successivo.

    30 maggio, 2014
    Rispondi
    • Cereal Killer Cereal Killer ha scritto:

      Ciao Eddy,

      Grazie per il suo commento.
      Molto brevemente due cosinderazioni:

      1) Per comunicare con gli altri e convincerli di qualcosa non è necessario diventare come loro, altrimenti non ci sarebbe alcuna novità o nuovo punto di vista da comunicare.
      2) Ciò che ti chiami “rimettere al passo” è un processo di normalizzazione e inglobamento delle istanze vegane nel mercato, non è la stessa cosa, ma è una sorta di semplificazione estrema ad uso e consumo delle aziende, del commercio e dei consumi.
      3) L’avanzata in corso è quella del mondo vegan trendy e salutista che poco o nulla sa di etica, quando le persone saranno disposte ad ascoltare chi di loro sarà in grado di dire qualcosa sulle tematiche animaliste e antispeciste?
      4) Non è affatto sicuro che questo passo sia bella direzione giusta. Nicola Ciccarelli ha fatto un esempio ezzeccatissimo: la fine che ha fatto l’idea della coltivazione bio.

      30 maggio, 2014
      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *