"Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali" Theodor Adorno

Dal n° 4 / 2011: Indignados a chi?

Pubblicato da Cereal Killer il 1 dicembre, 2012 12:30 PM

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Particolare di un’opera di Natascia De Filpo

INDIGNADOS A CHI?

Il 15 ottobre 2011 si è tenuta una manifestazione di considerevoli dimensioni e di risonanza nazionale ed internazionale a Roma che ha visto sfilare per le strade della capitale gli indignados italiani ed anche gruppi di black bloc comparsi dal nulla (al soldo del potere? Illusi dell’insurrezionalismo? O l’unione di entrambe le cose?) che hanno tentato di far naufragare la manifestazione. Non entriamo nel merito di tale evento specifico, sul quale sono stati spesi fiumi di parole troppo spesso senza senso, false, o cariche di ipocrisia, ma vorremmo sottolineare una strana analogia che si è venuta a creare.

Lo stesso giorno tre attiviste e due attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill (1) sono penetrati all’alba nel lager per Cani destinati ai laboratori di vivisezione a Montichiari (BS), e sono saluti sul tetto di uno degli stabili rimanendovi per un giorno ed una notte interi.
Alcuni organi di informazione hanno considerato l’azione animalista come parte integrante di una protesta a livello globale battezzando gli attivisti antispecisti come “gli indignados degli animali”(2); ci permettiamo di dissentire pubblicamente da questo accostamento che rifiutiamo perché lo riteniamo non solo fuorviante, ma anche non veritiero.

Il movimento degli indignados – termine discutibile e assolutamente inadatto, ma che utilizzeremo per comodità  e scorrevolezza del testo – non è a nostro avviso un movimento rivoluzionario, e pertanto non è un fenomeno sociale e politico che ci interessa.
Chi scende in piazza negli USA (a Wall Street con Occupy Wall Street (3)), in Sud America, in Europa contro la crisi, la mancanza di lavoro e di prospettive future, e in molti altri paesi occidentali ed industrializzati, è in parte anche – ma ovviamente non solo – chi si duole della scomparsa di uno dei maggiori capitalisti del nostro tempo, osannato perché è stato capace di intrappolare con stile le nostre menti e di controllare le attività  di milioni di persone nel mondo, sfruttando il lavoro di operaischiavi in Asia (4). Chi sfila pubblicamente contro il “potere” appartiene a quel ceto medio abituato ad essere coccolato e vezzeggiato dallo stesso, e ora che non essendolo più, urla rivendicando i suoi privilegi e affermando a gran voce “noi siamo il 99%, voi l’1%”. Il problema è che è sempre stato così, e risulta abbastanza ridicolo tanta gente si sia svegliata improvvisamente da questa sorta di torpore fisico e mentale, indignandosi dello status quo; il problema è che questo movimento di massa non rivendica la fine di un modello che tutto controlla, frutta, uccide, macina e distrugge, ma rivuole solo i suoi benefit, rivuole la bambagia in cui tutti abbiamo vissuto fino ad oggi, e che ora scarseggia.
In tutto ciò la domanda legittima la si potrebbe porre nel seguente modo: quali possono essere i contatti tra un movimento welfarista del genere e il liberazionismo antispecista? E’ fin troppo facile rispondere che non vi è alcun contatto e non vi può essere per il motivo che chi lotta per la liberazione animale (e dunque anche umana), non intende chiedere nulla ad istituzioni nazionali e sovranazionali che semplicemente non riconosce. Non esiste un capitalismo dal volto umano (forse il volto di Jobs?), come non esiste uno sfruttamento degli Animali “umanitario”. Non si può essere così ingenui da chiedere delle banche più trasparenti (un ossimoro: o si è banche, o si è trasparenti), come non si può essere così ingenui da chiedere ad un macellaio o un vivisettore di essere più compassionevoli (altro ossimoro: o si è macellai o vivisettori, o si è compassionevoli). Come anche non si può combattere un assassino o un tiranno comportandosi come lui (5), perché significherebbe trasformarlo in una vittima e prenderne il posto. In queste semplici considerazioni si può evidenziare la marcata differenza tra chi nello stesso giorno era seduto sul tetto di un lager per Cani e chi manifestava nelle piazze di Roma.

L’antispecismo non rivendica alcun privilegio, non intende migliorare (avallandola) alcuna situazione esistente né dal punto di vista sociale, né economico, né tantomeno politico; al contrario lotta per sottrarre i privilegi a chi fino ad ora ne ha beneficiato (noi) a discapito di masse sterminate di esseri senzienti che urlano e crepano quotidianamente (loro), ma che nessuno vuole ascoltare.
Non esistono movimenti sociali o culturali che ad oggi possano contemplare in toto le istanze antispeciste perché sono fenomeni scaturiti pur sempre da una visione antropocentrica: gli indignados si muovono spinti da esigenze personali, o di ceto (o di classe direbbe qualcuno), non certo per favorire la libertà  altrui. Con questo non si intende generalizzare: tra di loro ci sono effettivamente frange sinceramente interessate ad un cambiamento radicale e completo, ma non sono sicuramente rappresentative.
La realtà  del fatti è che noi siamo l’1% e loro (gli Animali) sono il 99%, fino a quando non ci si renderà  conto di questa tragedia, non si potranno mai risolvere i problemi insiti nella nostra specie, e non si potrà  mai giungere ad una società  umana libera e pacificata.

Adriano Fragano
_________

Note:
(1) http://www.fermaregreenhill.net
(2) http://www.newnotizie.it/2011/10/15/crisi-continua-protesta-attivistipresidiano-green-hill
(3) http://occupywallst.org
(4) http://eugystyle.blogspot.com/2011/10/il-padre-dellopen-sourcerichard.html
(5) Molto interessante il commento di Francesco Merlo su Repubblica TV (La fotografia) che parla della fine violenta di Muammar Gheddafi ad opera degli insorti. Molti i riferimenti alla macellazione degli Animali nella descrizione della fine violenta di un dittatore sanguinario che è stato trattato dalle sue vittime come un Animale da macellare, come il Toro de la Vega da inseguire e uccidere in una catarsi sanguinaria e folle. Questa è la vendetta delle vittime che diventano carnefici e che prendono il posto di chi ha esercitato in modo spietato il potere su di loro. Potrà  sembrare incomprensibile, ma umanamente e come antispecisti non possiamo fare altro che schierarci sempre e comunque dalla parte della vittima e di chi subisce, ed in questo frangente Gheddafi era la vittima. Nessuno (a maggior ragione chi non ha alcuna colpa come il Toro de la Vega) dovrebbe finire così.
http://tv.repubblica.it/dossier/libia-rivolta-gheddafi/il-volto-di-gheddafi-unrimprovero-ai-vivi/78790?pagefrom=1

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