"Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali" Theodor Adorno

Dal n° 4 / 2011: Oltre la costruzione della mente

Pubblicato da Cereal Killer il 30 novembre, 2012 09:05 PM

I processi mentali che producono i nostri convincimenti e le nostre opinioni si basano sulla trasmissione socio-culturale, sull’imitazione, sulle esperienze. Crescere in un mondo specista, ad oriente e a occidente, in tutte le epoche1, forgia un pensiero basato sulle discriminazioni e sul non riconoscimento dell’altro da sé.
Ci sono pertanto aspetti socio-culturali e aspetti soggettivi che creano le fondamenta del pensiero di ognuno, su cui si predispongono atteggiamenti e comportamenti. Ma proprio per cercare di trovare l’incipit per una radicale modificazione del proprio pensiero antropocentrico si deve partire dalla conoscenza di sé e dall’osservazione del mondo che ci circonda, o meglio dal mondo in cui siamo immersi.

Tutte le specie hanno dei meccanismi di riconoscimento dei propri simili e degli appartenenti a specie diverse, ma negli Umani questi processi assumono forme di vero e proprio distanziamento etologico. L’acculturazione è divenuto il meccanismo giustificativo del nostro, di noi Umani, marcato specismo, che assume molto, fin troppo, spesso le forme di una finta pietà. Un modo ipocrita per decidere di preferire alcuni Animali, definendoli da compagnia, da affezione (insomma sempre e comunque al nostro servizio) che si distinguono dagli altri (da reddito, da carne…). Ma alcune persone umane, superano questo steccato – il noi (Umani) e il loro (Animali non umani) – e, a vario titolo e con diversa consapevolezza e critica, osservano gli Animali diversi dagli Umani con altro sguardo. Seppur nella differenza data dalla singolarità personale, ci sono anche altre distinzioni da osservare. È ormai diffusa e nota l’opinione del riconoscimento di tre filoni di interesse per gli Animali (2): la zoofilia, il protezionismo o welfarismo, il liberazionismo e l’antispecismo.
Spesso queste correnti sono confuse dall’esterno e talora anche al proprio interno e i vari confini sono labili.
La più grossa demarcazione è comunque tra zoofilia e l’animal advocacy vera e propria, che va considerata come il protezionismo/welfarismo e il liberazionismo/antispecismo. Sebbene questi due ultimi ambiti siano distanti, possono avere delle interconnessioni.
Lo stesso liberazionismo/antispecismo al suo interno contempla varie sfumature.
Ma ciò che preme argomentare nel presente articolo è la modalità con cui approcciarsi in fase di divulgazione dell’idea antispecista, e come supportare le azioni di manifestazione della propria posizione politica.

Se allora la mentalità è una costruzione sociale (3), seppur basata su una condizione primigenia oggettiva, data dal corredo genetico che si sviluppa appunto in un ambiente sociale, questa si basa sulla quotidiana strutturazione di elementi culturali, sociali, politici. L’ineffabile quotidianità è data dalle conoscenze concrete, consuetudinarie, che divengono automatiche nella necessaria stabilizzazione delle esperienze.
Lo specismo si inscrive, in termini psicosociali, proprio in questa automaticità di pensiero, che non riesce a prendere in considerazione le diverse costruzioni sociali. Ma qualche Umano, si rivolge ad altri orizzonti, comincia a pensare a un sé inserito in un contesto che travalica le distinzioni di specie, attraverso dei processi di empatia e compassione che lo aiutano a ridisegnare i propri confini.
Certo, alcuni si limitano a una vaga considerazione dell’altro da sé, basata su una trasposizione del meccanismo riferito all’oggetto transizionale (4), cioè quell’oggetto che diviene simbolicamente il succedaneo del rapporto originario con la madre, e che, ad esempio negli zoofili (5) (cioè coloro che si autodefiniscono amanti degli Animali) li porta ad interessarsi quasi esclusivamente di una singola specie animale, o dei cuccioli delle varie specie, al fine di soddisfare in modo compensatorio le proprie mancanze psicoaffettive (6).
Altri invece individuano la categoria degli Animali come insieme da tutelare e preservare, sempre in un’ottica antropocentrica, a garantirne le dovute distanze (7).
Coloro che riconoscono la soggettività dell’Animale come altro da sé, inteso appunto come persona con dignità e valore intrinseco, non solo si interrogano sulle limitatezze delle umane convinzioni, ma cercano di produrre dei cambiamenti in se stessi, in primis, e negli altri (8).
Quali sono, allora le peculiarità di questo ultimo genere di animal advocate?

Innanzitutto ogni sua specifica singolarità, dovuta alla condizione ereditaria, all’ambiente familiare e sociale e alle sue dirette esperienze. Ma, soprattutto alla sua elaborazione non solo di una particolare attenzione per la causa degli Animali non umani, ma la capacità di porsi in una dimensione altra da sé.
Ciò significa che il loro percorso è in continua trasformazione, che ogni Animale può essere degno di attenzione, che l’amore è affermato verso gli Animali direttamente conosciuti e con i quali si intreccia una relazione affettiva, ma anche con gli altri distanti e non conosciuti, che non si lascia coinvolgere da facili pietismi che si dimenticano Sono quelle persone che cominciano a pensare alla sofferenza come a un’ingiustizia, culturale, sociale e politica, che credono nell’eguale considerazione di ogni essere senziente, che non accettano il compromesso della facile ratifica del miraggio della gerarchizzazione dei rapporti, in cui gli Umani sono all’apice.
Questo comporta inevitabilmente una sorta di ipersensibilità alle esperienze altrui, che non si tramuta tout court in una semplice adesione alle sorti degli altri, ma che diviene proprio motivo di riflessione, di consapevolezza, di riconoscimento.

Tale trasformazione profonda della propria Weltanschauung porta a un rimodellamento della propria costruzione sociale del mondo, in cui i suoi abitanti, Umani e non (o meglio altro da Umani), hanno tutti pieno diritto di esistenza. Significa che lo sguardo non si ferma alla semplice superficie, ma che, conoscendo l’umana abiezione, si preoccupa di ogni segnale di sconforto e dolore. Affina così un’attenzione selettiva per ogni suono, per ogni immagine, per ogni odore che possa allertare la propria capacità di soccorso. Un soccorso che è parte di un progetto complessivo, in cui si annovera anche la cura immediata, la sottrazione alla sofferenza, la denuncia dei soprusi, ma che è di fatto il segno di una mutazione antropologica, in cui l’Umano non è più signore, ma Animale tra gli Animali.

Annalisa Zabonati

Note:
1 Le osservazioni antropologiche e i rilevamenti archeologici non hanno evidenziato società a-speciste. Di volta in volta, per “opportunismo di specie” alcuni popoli e/o gruppi umani hanno avuto una predilezione per qualche specie (ad esempio i Gatti tra gli Egizi, il Cavallo tra le popolazioni indoeuropee, gli Animali totemici tra i nativi americani).
2) Per una descrizione di questi diversi settori dell’animal advocacy si possono consultare:
Sabrina Tonutti, Diritti animali: storia e antropologia di un movimento, Forum, Udine, 2007;
Rinascita Animalista, Uomini, Animali,
Animalisti. I soggetti della “Questione Animale”, in www.liberazioni.org/ra/ra/qa/indice.html.
3) Il concetto di costruzione sociale è uno dei fondamenti delle scienze sociali. La mentalità si radica in una presunzione di realtà, che attraverso meccanismi di inculturazione e acculturazione diviene espressione non tanto e non solo del singolo, ma soprattutto della singola individualità all’interno di quel particolare contesto socio-culturale. Il testo fondante di questa teorizzazione è Peter L. Berger, Thomas Luckmann (1966), La realtà come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna, 1997.
4) Il concetto di oggetto transizionale, quale elemento di evoluzione psico-affettiva verso il mondo e primo aspetto della considerazione del non-me, è stato formulato dallo psicoanalista Donald Winnicott, nell’ambito delle sue teorie sulle relazioni oggettuali.
5) Qui prendo in esame solo la zoofilia intesa appunto come interesse e amore per gli Animali e non come zooerastia, cioè zoofilia erotica.
6) In tal senso l’Animale diviene l’oggetto transizionale che cerca di sostituire la mancata elaborazione della separazione dalla madre fonte primordiale di amore e di vita.
7) Questi possono essere individuati come i protezionisti/welfaristi.
8) Questi possono essere individuati come i liberazionisti/antispecisti.

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