"Auschwitz inizia quando si guarda a un mattatoio e si pensa: sono soltanto animali" Theodor Adorno

Il corteo antispecista che vorremmo

Pubblicato da Cereal Killer il 31 ottobre, 2012 10:31 AM

Il corteo antispecista che vorremmo dovrebbe essere un corteo coeso, compatto e deciso, un corteo pieno di cartelloni, frasi e testi inneggianti alla liberazione animale e alla fine dello specismo della società umana; dovrebbe essere un corteo di persone libere e informate, di persone che leggono, che pensano, che si scambiamo opinioni e idee, che si confrontano e – perché no? – che si scontrano per sostenere un’idea, ma sempre tenendo presente l’obiettivo finale, e sempre con la consapevolezza che mai nessun fine giustifica i mezzi.
Il corteo antispecista che vorremmo non è quello che si è tenuto a Correzzana il 20 ottobre 2012 contro il lager di Animali della Harlan: perché nonostante a tale corteo abbiano partecipato molte persone consapevoli e sinceramente spinte dal desiderio della lotta antispecista, esso è stato teatro di azioni e di comportamenti assolutamente inaccettabili. A poco serve dire che in definitiva coloro che si sono comportati da perfetti idioti erano una sparuta minoranza, perché anche solo una persona che urla “nelle foibe c’è ancora posto” è un idiota di troppo. Anche solo una persona tra mille che alza le mani per spingere o picchiare qualcuno, è un idiota di troppo.
E questo perché l’antispecismo è un’idea rivoluzionaria che intende cambiare alla radice la società umana, e per farlo non può, non deve, adottare gli stessi metodi di chi intende combattere: l’attacco violento.  Inneggiare alle foibe è vergognoso e in assoluta antitesi con il pensiero antispecista. Picchiare qualcuno è stupido e contrario alla visione antispecista, perché è una pratica di dominio, una pratica atta ad offendere e sottomettere, a controllare e neutralizzare, non a difendersi e a liberare. Il cambiamento deve avvenire per primo nelle nostre menti.
Il corteo antispecista che vorremmo non ha bisogno dell’”assistenza” di chi non è antispecista per gestire l’evento, dovrebbe gestirsi da solo: dovrebbe essere gestito da persone profondamente convinte del messaggio che tale corteo deve veicolare, persone quindi che non si comporterebbero esattamente come i fascisti che intendono allontanare.
Ma il corteo che vorremmo dovrebbe anche essere pieno d’individui consapevoli, e non di persone che partecipano senza un minimo d’informazione o di visione critica, o di persone disposte a collaborare con chiunque perché “agli animali non frega nulla della politica”. E invece agli Animali frega eccome della politica, perché è per colpa di questa società umana in cui siamo immersi, delle scelte individuali e collettive, delle tradizioni e delle consuetudini violente, delle visioni antropocentriche e del dominio che siamo abituati a esercitare, che soffrono e crepano tutti i giorni. La nostra politica è di continua guerra con chi non è come noi.
Pertanto la “politica” umana interessa eccome chi la subisce a prescindere che sia Umano o meno perché ne è sempre vittima. La pratica antispecista è politica, e come tale, tende a influenzare la società umana per renderla libera ed egualitaria, lo si è detto mille e mille volte, chi ancora non lo ha capito è perché non lo vuole capire.
Al corteo antispecista che vorremmo ci dovrebbe essere sempre chi introduce la manifestazione, spiegando perché si è deciso di farla e quali sono i principi che la sorreggono e la rendono possibile. Come dovrebbe esserci sempre chi ascolta e formula un proprio pensiero, un giudizio, su tali motivazioni approfondendole, facendole proprie e propagandandole; ci dovrebbe essere sempre una riunione collettiva aperta a chiunque, in strada, in piazza, per terra, dove discutere, confrontarsi e acquisire consapevolezza e radicalità.
Al corteo antispecista che vorremmo non dovrebbero partecipare fascisti, simpatizzanti della destra, autoritari, qualunquisti e denigratori, come non dovrebbe partecipare chi sfrutta tali occasioni per cercare notorietà, ribalta mediatica, voti, o semplicemente vuole solo menar le mani. I politicanti di professione, gli opportunisti e i provocatori dovrebbero tenersene alla larga, e se così non fosse dovrebbero essere allontanati con decisione, ma senza violenza o senza dar loro l’opportunità di mettersi in mostra, perché di queste meschinità, di questo qualunquismo e populismo da bar dello sport non abbiamo bisogno.
Questo è quello che vorremmo, e che in gran parte non è avvenuto a Correzzana, ed è per questo che in quanto antispecisti riteniamo doveroso prendere le distanze da quanto accaduto: da chi sfruttando la volontà di liberare gli Animali dalla schiavitù ha approfittato per scendere in piazza a picchiare e a urlare frasi vergognose, e da chi ha tentato di prendere parte ad una manifestazione con chiari intenti provocatori o tentando di veicolare messaggi lontani dal sentire antispecista.

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Pubblicato in Antispecismo,Comunicati,Notizie sull'attivismo | Commenti (3)

3 Commenti a “Il corteo antispecista che vorremmo”

  1. Saroil 29 nov 2012 alle 16:08

    http://femminismo-a-sud.noblogs.org/post/2012/11/29/antispecismo-e-antifascismo/

    Antispecismo è antifascismo

    di Barbara X.

    Da antispecismo.net

    Nelle ultime settimane, nella piccola grande galassia animalista e antispecista, sembra essere molto in voga una determinata disciplina: ovverosia la stesura di articoli, resoconti, cronache, commenti e via dicendo sulla giornata dello scorso 20 ottobre, su quelli che -giornalisticamente parlando- qualcuno definisce come “i fatti di Correzzana”.

    Dato che sono stata la sostenitrice di una delle parti in causa, e considerati i suggerimenti di alcuni amici e amiche, decido di cimentarmi anch’io nel redigere alcune valutazioni personali riguardo alla giornata del 20 ottobre.

    Quel sabato, finalmente, si è deciso di dare un segnale forte e di carattere politico a tutti i partecipanti: si è cercato di far capir loro, tramite una presenza abbastanza compatta di antifasciste e antifascisti, che tutti i soggetti interessati alla battaglia antispecista che abbracciano pseudoideologie di destra (più o meno estrema) non sono e non saranno mai i benvenuti a manifestazioni per la liberazione animale.

    Per qualche ora, forse per un giorno, è sembrato che l’azione antifascista avesse sortito i suoi effetti. Purtroppo però bisognava ancora fare i conti con le parole e i comunicati di chi quella manifestazione l’ha vissuta e sostenuta da vicino.

    Perché è stato in questa successiva fase che si è rivelata una certa impreparazione storica e sociale da parte di molti commentatori più o meno improvvisati che, come me, abbracciano la filosofia antispecista.

    Si sono sentite frasi più o meno deliranti di questo tenore: “Che ne sai se un giorno un fascista può comprendere che la sua ideologia è sbagliata?” “Non puoi allontanare i fascisti usando i loro mezzi: altrimenti sei fascista pure tu” “Prendiamo le distanze dagli idioti che hanno preso parte a cori offensivi” ecc.

    Queste, e tante altre amenità di questo genere, mi hanno spinto a buttar giù queste righe con le quali intendo evidenziare una determinata quanto evidente scollatura dell’enclave antispecista nei confronti del movimento antagonista.

    Molti degli equivoci in ambito animalista/antispecista hanno origine dalla convinzione (evidentemente errata) secondo cui essere antispecisti ti permetterebbe di essere “antitutto”: questo non è vero.

    Ci sono tanti antispecisti che non sono antifascisti; ci sono antispecisti appartenenti all’area delle destre (più o meno estreme); antispecisti omo/transfobici; antispecisti sessisti; antispecisti razzisti e via dicendo. Ci sono cioè individui vegani e che non considerano inferiore a se stessi nessun altro essere vivente altro-da-umano, che hanno tuttavia serie difficoltà a relazionarsi con un migrante o con un’altra persona a vario titolo discriminata per la sua diversità.

    L’antispecismo non va posto al di sopra di tutto: è una parte del tutto, una parte che, col trascorrere del tempo, acquista certamente di importanza e si arricchisce di significato. Tuttavia anche gli antispecisti volgono la propria attenzione verso una determinata prospettiva sociale: e a seconda delle scelte che compiono (a partire dalla banalità del quotidiano), assumono una determinata posizione politica, a prescindere dal fatto che conferiscano pari dignità e diritti agli altro-da-umani.

    In linea teorica è una bestemmia; ma da un punto di vista pratico certi atteggiamenti sono realtà di tutti i giorni.

    Del resto (e non lo scopro certo io) vi è -ahimè- una grande quantità di antifascisti, anarchici, comunisti, antirazzisti che se ne impipano della questione animale e che mangiano carne: costoro sono dunque specisti, pur battendosi per i diritti degli esseri umani.

    L’antispecismo non può essere di destra? Certo, se si hanno le fette di melanzane davanti agli occhi non si può che “vederla” così. Ma all’atto pratico (ciò che evidentemente interessa maggiormente) vi è un elevato numero di antispecisti che per formazione, atteggiamenti e addirittura simpatie volgono il proprio sguardo, più o meno consapevolmente (occorre sottolinearlo), verso la destra in tutte le sue sfumature.

    Chi tende al cosiddetto superamento della contrapposizione destra/sinistra è suo malgrado fautore dell’instaurazione di una grande destra informale, che oggigiorno è presente in ogni ambito e trae linfa dall’apoliticismo, da sempre l’arma al servizio delle destre.

    Ecco perché è fondamentale puntare all’unificazione (ed equiparazione) delle battaglie per i diritti, creando connessioni, intersezioni, ponti: sotto quest’ottica, l’antispecismo non può che essere antifascista, e le battaglie per i diritti degli umani oppressi devono cominciare necessariamente a contemplare anche la liberazione animale.

    Rimane il fatto che il concetto di nonviolenza di molti antispecisti è sovente un impulso privo di finalità concrete, derivante da un certo tipo di formazione, sociale e politica. Senza considerare che la confusione, troppo spesso, regna sovrana: molte delle critiche giunte agli antifascisti e alle antifasciste nel dopo Correzzana, provengono da attivisti antispecisti che su internet augurano regolarmente le peggiori torture ai maltrattatori di animali. Come mai, allora, tutta questa indulgenza verso i fascisti?

    Da sempre (ce lo insegna la storia) il nemico nazifascista è stato combattuto con l’intransigenza (e con le armi, se consideriamo la Resistenza Partigiana): dovrei forse dolermene?

    Vicinissimo a dove sono nata io, un gruppo di partigiani ha fatto saltare in aria una jeep con a bordo tre figuri dell’allora comando locale della Gestapo: dovrei essere dispiaciuta per questo che, per fortuna, non è stato l’unico atto di una guerra che ha portato alla Liberazione?

    Chiaramente, no. Questa non è cieca violenza: è una prova di forza con la quale la società civile ha voluto salvaguardarsi dal pericolo nazifascista. E’ ora di finirla col mettere sempre tutto sullo stesso piano. Se su un tavolo abbiamo un piatto di fusilli al pomodoro e arriva qualcuno che pretende di affiancargli un piatto pieno di merda, gli si dice di no: gli si dice di no perché fa schifo, perché è sbagliato. Ecco cosa manca alla società di oggi: la capacità di discernimento, la volontà di separare ciò che è giusto da ciò che è sbagliato.

    corteo dopo l’assassinio di Samb Modou e Diop Mor
    Tornando al 20 ottobre (e cambiando discorso), bisognava parlare chiaro sin dall’inizio: bisognava dire agli antifascisti, appena arrivati, di non adottare nessuna misura per cacciare i fascisti presenti; non bisognava lasciare che gli antifascisti si facessero tutto il corteo in coda, a fare da muro; e non bisognava nemmeno consentire agli stessi di giungere al termine del corteo. Mi sembra davvero troppo comodo servirsi di antifascisti e antifasciste per allontanare certa gentaglia, per poi infangarli e compiacere così a quella stessa gentaglia. Chi ha fatto questo lavoro sporco, sono compagne e compagni che conoscono bene le dinamiche di piazza e che hanno utilizzato determinati striscioni, bandiere, cori in una situazione di tensione, per mantenere il sopravvento su chi non era bene accetto. Oltre al “muro”, non ci sono altri mezzi non violenti per tenere distanti i nazifascisti.

    Certe tiratine d’orecchi agli antifa da parte di alcuni antispecisti suonano dunque assai strane: erano questioni che si potevano chiarire in privato, senza sbandierarle a sorpresa nei comunicati ufficiali. Ed è pure deprimente leggere che i fascisti andavano cacciati da quel corteo in virtù del fango tirato addosso a chi si è battuto seriamente per la liberazione animale, e non per la loro ideologia di tenebre e morte.

    Certe cose sarebbero da dire a quegli “idioti” di partigiane e partigiani che sono ancora vivi e che hanno sparato e fatto attentati per distruggere il mostro nazifascista anche per coloro che, con violenza e disprezzo, hanno insultato e infangato i compagni e le compagne presenti a Correzzana. Alle volte, stare dietro così insulsamente alla propaganda delle destre degli ultimi due tre decenni gioca brutti scherzi.

    Ho letto valutazioni e commenti su internet di una violenza e di un odio spaventosi: e tralascio le idiozie scritte dai fascisti e dagli apolitici (quelle fanno ridere, tanto sono penose). Mi è capitato di leggere pensieri patetici che non hanno alcuna aderenza con la realtà, sia della Resistenza che dei nostri giorni.

    Fuori da certo antispecismo, quando c’è il sentore che qualche scelta adottata in un’azione possa essere oggetto di strumentalizzazioni da parte di qualcuno di destra, ci si guarda bene dal sottolinearla, rimarcarla, ecc. Oggi invece, da buona parte della galassia animalista/antispecista, si fanno grandi riverenze alle sensibilità (?) delle varie destre e dei benpensanti, con la scusa ipocrita di una nonviolenza che è solo fair-play deteriore, che nulla c’entra con la filosofia antispecista (ricordiamoci sempre che l’antispecismo è un campo dell’umano), con la storia e con questo sistema che reprime, – e che non trova alcun riscontro nella natura di nessun essere vivente. Un conto è essere antispecisti, un altro è essere fuori dalla realtà.

    Riguardo ai fatti del 20 ottobre, ancora non ho capito di quale violenza si vada cianciando. La sana intransigenza mostrata da antifascisti e antifasciste quel giorno è una cosa, la violenza fisica un’altra. E’ brutto e sospetto il gettare pubblicamente fango addosso a delle persone che si tengono ben stretti i loro ideali. L’unica violenza, sotto gli occhi di tutti e tutte, si è verificata nei giorni successivi, sui social network, sul web: un’infamata dietro l’altra, un prendere le distanze dall’antifascismo militante che mi spiega come mai molti antispecisti prendano pure le distanze -nei fatti, anche se non nelle parole- dalle tematiche antirazziste, anti omo/transfobiche, antisessiste. Più in generale, certe prese di posizione improntate al buonismo e a una non meglio precisata nonviolenza, costituiscono un grave passo indietro: una vera e propria chiusura verso le tematiche antifasciste, una posizione ipocrita da parte di chi afferma di battersi contro la violenza e poi sostiene tesi quantomeno imbarazzanti sotto tanti profili, corredandole di insulti verso gli antifascisti: “Idioti” “Coglioni” “Poveretti”…

    Questo è inaccettabile, e facilita nel comprendere quanto e come certe persone siano calate nei tristi e squallidi tempi che stiamo subendo (non già vivendo), tempi che vedono quasi un’intera società assumere atteggiamenti, pensieri ed espressioni tipicamente riconducibili alla destra.

    La violenza è anche e soprattutto questa: condannare chi non vuole rinunciare a quella sana combattività che, fino a pochi anni fa, contraddistingueva tutti i movimenti.

    Dunque risulta perfettamente inutile lamentarsi delle cosiddette infiltrazioni delle destre nei cortei antispecisti: le destre non si fanno vive a queste manifestazioni perché gli ideali animalisti costituiscono un poderoso richiamo per chiunque; si fanno vive perché sanno che dall’altra parte c’è una porta socchiusa, c’è una barriera molle…

    Sono tantissimi e tantissime coloro che, a prescindere dalla Resistenza Partigiana, non hanno la benché minima cognizione di cosa sia la resistenza antifascista di oggi (legata peraltro a doppio filo con quella). Nessuna conoscenza delle dinamiche della lotta, né della “dialettica di piazza”: i comunicati che ho letto negli ultimi giorni, infarciti di passaggi che sembrano tratti da un testo di Pansa, lo dimostrano ampiamente.

    E ancora: quali e quante applicazioni pratiche possono trovare nella realtà di una società violenta, feroce come la nostra, le idee antispeciste relative a una rigorosa nonviolenza? In una situazione estrema, è nella natura di qualsiasi essere vivente ricorrere all’autodifesa. Negli ultimi giorni ho letto di argomentazioni completamente antinaturali e contro ogni logica. Che razza di storiella è quella dell’accusa del combattere il nemico, mettendosi così sul suo stesso piano? E allora, partigiane e partigiani erano nazisti perché sparavano alle SS? E’ evidente che c’è qualcosa che non va, se si arriva a queste conclusioni, qualcosa che non va dal punto di vista della memoria storica, della cultura, della capacità di giudizio e discernimento.

    In definitiva, sono state criticate e ingigantite in modo assai sospetto (e pericoloso) certe scelte adottate da antifasciste e antifascisti il 20. Bene. La prossima volta, mi sa tanto che verrà lasciato ampio spazio ai moderati e alla barriera molle; saranno loro ad andare dai nazisti e dai fascisti che si ripresenteranno alla manifestazione di turno: voglio proprio vedere quali mezzi adotteranno per allontanarli (ammesso che gliene interessi per davvero): un viso imbronciato e una fronte corrugata non sono sufficienti, lo dico prima…

  2. Peteril 01 dic 2012 alle 03:15

    C’erano nazifascisti? Magari avevano anche la divisa da SS. Conservare la memoria storica è un conto, alimentare costrutti mentali sganciati dalla realtà è un altro. Sono coloro che strumentalizzano la sofferenza degli animali per imporre negli ambienti animalisti il proprio credo politico antropocentrico a dover restarsene a casa. Svastiche non se ne sono viste. Si sono sentiti, però, cori vergognosi e s’è vista l’ignobile caccia alle streghe che s’è scatenata! Sono stati i nazifascisti a prendere a calci un cane presumendolo compagno di un anarchico o di un comunista? Sono stati i nazifascisti ad aggredire manifestanti anche fuori dal corteo? La violenza INGIUSTIFICABILE che c’è stata non è stata posta in essere dai presunti “nazifascisti”. I fatti parlano chiaro.

  3. Cereal Killeril 03 dic 2012 alle 19:23

    Alcuni fatti parlano chiaro, e come già abbiamo ben evidenziato ci sono stati vari episodi che non esitiamo a considerare vergognosi, allo stesso modo, però, come antispecisti denunciamo le più che evidenti infiltrazioni in cortei e manifestazioni antispeciste di singoli e gruppi che appartengono a schieramenti politici, che fanno riferimento a ideologie o a visioni della vita che nulla hanno a che vedere con l’antispecismo. Di tatuaggi con croci celtiche e simboli direttamente riconducibili a gruppi o idee fasciste se ne sono visti di recente, eccome. Questo è tanto preoccupante quanto lo è la reazione di chi per allontanare tali individui si comporta esattamente come si comporterebbero loro.
    L’antispecismo non è un fenomeno usa-e-getta per chi vuole avere un paloscenico mediatico o crearsi un seguito, a prescindere che sia fascista, antifascista, comunista o democristiano.La violenza utilizzata per imporre la propria ragione non è mai giustificabile.

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