La presidente della Camera Laura Boldrini, non senza suscitare un gran vespaio di polemiche tra coloro che gridano all’attacco alla libertà di espressione, ha rilasciato un’intervista a Repubblica in cui solleva la questione della violenza verbale e d’immagine espressa diffusamente su internet e sui social network, e quasi mai soggetta a sanzione.
Si tratta di un fenomeno cui sono testimoni tutti i fruitori del web: è molto facile imbattersi in fotomontaggi e vignette che con l’idea di fare ironia o polemiche politiche veicolano contenuti brutali ed offensivi, e che ricevono una moltiplicazione virale che implicitamente li rende plausibili, nonché spunto per un crescendo di commenti di approvazione carichi di una virulenza spesso anche maggiore di quella di partenza. Complice della degenerazione verbale è la sensazione di anonimato che si ha da dietro lo schermo dei pc e la lontananza fisica dagli spazio “reali” in cui le stesse manifestazioni sono eventualmente punite. Continua a leggere »
Lo stupro degli animali, la macellazione delle donne
Non è irragionevole supporre che la prima metafora fosse animale.(John Berger, Perchè guardare gli animali?)
Maneggiò il mio seno come se ne stesse facendo una polpetta. (Mary Gordon, Final Payments)
Era impossibile soffermarsi a lungo senza cadere in uno stato d’animo filosofico o sentimentale, senza cominciare a mettere in gioco simboli e metafore, senza udire lo stridio di maiale di tutto l’universo. (Upton Sinclair, La giungla)1
Una prospera creatura sessuata è adagiata accanto al suo drink: indossa solo gli slip di un bikini ed è abbandonata su un’ampia poltrona, con la testa reclinata in modo seducente sopra un elegante merletto ricamato. Un drink invitante con una scorza di limone l’attende sul tavolino. Continua a leggere »
La PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) nota associazione statunitense animalista ha colpito ancora. Questa volta con un video ci dice che se si diventa vegani si acquista una maggiore potenza sessuale. Ci mancava proprio questa, grazie.
La lista dei peti della PETA è lunga e variegata, una serie di pubblicità e prese di posizione che oscillano dal cattivo gusto, al sessismo esplicito. Ormai il filone è consolidato: la PETA immagina un mondo di maschi vegani con enormi falli, che ballando inseguono tutto il giorno avvenenti ragazze dai grandi seni e dal cervello inesistente. Quando la smetteranno di propinarci queste visioni machiste, sessiste e in generale stupide che paiono uscire dalle pagine di Caballero, la nota rivista erotica targata anni ’70?
Peta: essere vegani aumenta la potenza sessuale Secondo l’associazione animalista una dieta priva di proteine animali può accrescere la virilità degli uomini. L’ultima provocazione all’interno di una querelle infinita
di Puntarella Rossa | 8 novembre 2012
Una nuova pagina dell’infinita contrapposizione tra vegani e “carnivori” è pronta ad essere scritta. Lo spunto viene dall’ultima produzione video della Peta, l’associazione animalista nota anche per le sue campagne-shock di sensibilizzazione (spesso con la collaborazione di affermate star dello spettacolo) e per quelle contro le aziende accusate o sospettate di maltrattare gli animali. Continua a leggere »
Ho appena letto la testimonianza pubblicata su Infoaut dal titolo Provocazioni fasciste al corteo anticaccia a Brescia, che a prescindere dal resoconto dei fatti – sul quale non ho chiaramente nulla da eccepire – mi lascia molto contrariata in quanto a conclusioni.
Ultimamente sento molto spesso parlare di ‘antispecismo e destra’ – mi torna ad esempio subito in mente l’articolo uscito su Left qualche tempo fa dal titolo animalismo nero – e questo è stato peraltro uno dei temi trattati, con estrema serietà, all’ultimo Incontro di Liberazione Animale, tenutosi alla fine di agosto vicino a Torino (il titolo di uno dei workshop era proprio ‘Antispecisti di destra?’, da un ottimo contributo pubblicato dalla Veganzetta e consultabile qui).
Ecco perciò mi sento di dire con una certa tranquillità che spesso, trovandomi in ambiente antispecista, non ci sono stati dubbi riguardo al fatto che non vi sia posto per ‘destrorsi’ nel nascente movimento, siano essi nostalgici fascistoni conclamati o più insidiosi ‘intellettuali’ di quelli che vorrebbero ‘cancellare le obsolete definizioni di destra e sinistra, comunismo e fascismo’ (e guarda caso sono quasi sempre di destra quelli che vogliono ‘dimenticare il passato’ – come ad es. la filosofa Alessandra Colla che, ho da poco con mio stupore scoperto, è tra i redattori della rivista Asinus Novus – cosa questa che mi piacerebbe approfondire, ma questo non è –ancora – né il luogo né il tempo – ma è chiaramente una domanda aperta la mia, in attesa di un sereno confronto in merito). Continua a leggere »
Partire da sé è una pratica politica utile per riflettere sulle proprie azioni, ma soprattutto per ri-conoscere e nominare pratiche di attivismo quotidiano, che hanno pari dignità dell’attivismo “pubblico” (strix)
Da quando sono diventata vegana mi sono successe molte cose positive. Sono fisicamente in salute e finalmente vivo una vita in linea coi miei valori. Non vorrei MAI tornare ad una vita che preferisce l’ignoranza rispetto alla conoscenza, in modo particolare perché è a scapito della vita di un altro essere.
Ora che sono vegana non mi basterà più la condizione di comodo dello status quo rispetto alla difficile realtà della verità. Infatti, ora che sono vegana comprendo il bisogno di vivere non solo una vita di compassione e uguaglianza, ma di agire per il sostegno di altre vite con l’impegno dell’attivismo.
La Redazione della Veganzetta interverrà all’evento per la presentazione del giornale.
NO WAY SQUAT TORINO
Sabato 11 febbraio 2012 dalle ore 16
Via Vittorio Asinari di Bernezzo, 21
I-10145 Torino
Quartiere Parella Turin
Programma:
Dibattito: “Femminismo antispecista” Una pratica radicale per scardinare il patriarcato e lo specismo.
Presentazione della rivista “Veganzetta”
Buffet bellavita vegan
(porta da mangiare e da bere ciò che vuoi condividere, tutto cruelty free!)
In serata, proiezione del documentario:
“Segni fuori dal tempo”
Marija Gimbutas pioniera dell’archeomitologia ha ricercato e esplorato il culto della Grande Dea, dispensatrice della vita, espressione della terra che si rinnova, simbolo dell’energia dell’universo, ma anche signora della morte. Nello studio dedicato al culto della Grande Dea Marija Gimbutas porta alla luce il sistema cultuale matriarcale che caratterizzava l’antica Europa, facendoci ascoltare, attraverso i molti reperti da lei scoperti, il linguaggio della dea. Linguaggio che, pur essendo coperto da stratificazioni del tempo e di altri sistemi culturali, è ancora vivo e presente.
[…] E io domando, qui sola nel guado di un fiume d’acque torbide e crudeli, che può fare una donna, a che serve una donna che grida in mezzo ai morti?
(Ángela Figuera Aymerich,Il grido inutile)
Il sistema culturale, sociale, economico, politico in cui viviamo e che impera sulla Terra è profondamente declinato al dominio. Siamo immersi in una dinamica avvilente che determina meccanismi pervicaci di intrusione e devastazione, di possesso, di consumo, di abuso, di incuranza, verso tutto ciò che vive, respira, gioisce, patisce. Automi emozionali che irridono il vivente, quale forma arcaica di un progresso marcescente inarrestabile. La nostra visione della vita è influenzata dalle progressive contaminazioni che persone, gruppi e istituzioni agiscono su ognuno di noi. Continua a leggere »
Melanie BUJOK
Materialità corporea, “materiale-corpo”
Pensieri sull’appropriazione del corpo di animali e donne in Liberazioni. Rivista di critica antispecista, Antologia n.1, 2005-2008: 7-19
Melanie Bujok (1973) è sociologa, vegan e attivista per la liberazione animale. Il presente contributo è apparso originariamente nel volume Befreiung hà¶rt nicht beim Menschen auf! Perspektiven aus der Tierbefreiungsbewegung, a cura dell’ass. Berliner TierrechtsAktion, SeitenHieb Verlag, Reiskrischen 2005.
“La violenza è inerente alla cultura”, riassume Sofsky nel suo Trattato sulla violenza (1996, p. 217), perché la cultura produce e riproduce in primo luogo i poteri e sono questi che essa “mira a limitare”, non “le oscure forze pulsionali”. Si potrebbe – con Freud – giungere alla conclusione che “l’esperimento della cultura” sia fallito e l’uomo debba “uscire di scena” (ibid., p. 225). La realtà sociale mostra che Sofsky e Freud hanno pienamente ragione – se ogni tentativo di liberazione finisce di nuovo in violenza, in quanto la cultura dell’uomo non è mai stata e mai potrà essere qualcosa di diverso, non ci sono prospettive rosee per coloro che si propongono di liberare la società dalla barbarie.
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Con ciò diventerebbe però in generale superfluo dire e scrivere qualsiasi cosa; alla fine lo stesso linguaggio non è altro che l’ordine simbolico, codificato dalla società . Dal momento però che è piuttosto improbabile che tutti traggano le conseguenze pratiche dalle analisi di Sofsky e Freud – la questione dell’uscita di scena – non resta altro che aggrapparsi alla possibilità , per quanto ingenua, che la ragione critica possa fuoriuscire dal vicolo cieco di una società fondata sulla violenza. Gli ostacoli sono effettivamente enormi. Continua a leggere »
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