Mese: novembre 2012




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oca - Dal n° 4 / 2011: Una vita liberata da ogni gabbia, anche del lavoro«Nessuno dovrebbe mai lavorare. Il lavoro è la fonte di quasi tutte le miserie del mondo. Quasi tutti i mali che si possono enumerare traggono origine dal lavoro o dal fatto che si vive in un mondo finalizzato al lavoro. Questo non significa che si debba porre fine ad ogni attività produttiva. Ciò vuol dire invece creare un nuovo stile di vita fondato sul gioco; in altre parole, compiere una rivoluzione ludica. Nel termine “gioco” includo anche i concetti di festa, creatività, socialità, convivialità, e forse anche arte» (1).

Tra le miriadi di definizioni (2) che sono state (e continuano ad essere) inventate per differenziare l’Animale Homo sapiens dagli altri Animali, c’è anche quella dell’Umano come animal laborans. Bisogna intendersi, certo, sul lavoro: anche procacciarsi il cibo per metà (o più) della giornata come fanno molti Animali (Umani inclusi) può essere considerato un lavoro nel senso fisico di dispendio di energia e in quanto tale è necessario per la sopravvivenza biologica del vivente. Il lavoro può essere un’attività gratificante, addirittura gioiosa, e anche in questo senso minimo è un elemento indispensabile della vita. Ma che significa farne un elemento strutturale dell’antropologia? «Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto quello che si vuole; ma essi cominciarono a distinguersi dagli animali allorché cominciarono produrre i loro mezzi di sussistenza… 

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Da quello sconfinato serbatoio di documenti che è internet abbiamo trovato una fotografia scattata all’interno di un macello francese negli anni ’70. La fotografia ritrae due addetti alla macellazione che…

Animalismo




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zampe - Dal n° 4 / 2011: Oltre la costruzione della menteI processi mentali che producono i nostri convincimenti e le nostre opinioni si basano sulla trasmissione socio-culturale, sull’imitazione, sulle esperienze. Crescere in un mondo specista, ad oriente e a occidente, in tutte le epoche1, forgia un pensiero basato sulle discriminazioni e sul non riconoscimento dell’altro da sé.
Ci sono pertanto aspetti socio-culturali e aspetti soggettivi che creano le fondamenta del pensiero di ognuno, su cui si predispongono atteggiamenti e comportamenti. Ma proprio per cercare di trovare l’incipit per una radicale modificazione del proprio pensiero antropocentrico si deve partire dalla conoscenza di sé e dall’osservazione del mondo che ci circonda, o meglio dal mondo in cui siamo immersi.

Tutte le specie hanno dei meccanismi di riconoscimento dei propri simili e degli appartenenti a specie diverse, ma negli Umani questi processi assumono forme di vero e proprio distanziamento etologico. L’acculturazione è divenuto il meccanismo giustificativo del nostro, di noi Umani, marcato specismo, che assume molto, fin troppo, spesso le forme di una finta pietà. Un modo ipocrita per decidere di preferire alcuni Animali, definendoli da compagnia, da affezione (insomma sempre e comunque al nostro servizio) che si distinguono dagli altri (da reddito, da carne…). Ma alcune persone umane, superano questo steccato – il noi (Umani) e il loro (Animali non umani) – e, a vario titolo e con diversa consapevolezza e critica, osservano gli Animali diversi dagli Umani con altro sguardo.

Antispecismo




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faraona - Dal N° 4 / 2011: Compassione in vendita?Why we love dogs, eat pigs and wear cows” (N.d.A. perché amiamo i Cani, mangiamo i Maiali e indossiamo le Mucche) della Dr.ssa Melanie Joy é un libro uscito negli USA nel 2009 e introduce un termine che, almeno in italiano, è poco conosciuto: il “carnismo”. Joy offre un accurato esame della ragione per cui gli Umani provano affetto e compassione per alcuni Animali, ma sono indifferenti alla sofferenza di altri, specialmente quelli macellati per il consumo alimentare.
C’è un concetto invisibile che delinea la nostra percezione della carne che mangiamo, cosicché possiamo amare alcuni Animali e mangiarne degli altri senza nemmeno sapere il perché. Questo concetto è appunto il carnismo.
Ma com’è possibile che ciò accada? Fin da bambini, siamo educati ad amare i Cani e a mangiare i Polli o i Vitelli.
Siamo disconnessi psicologicamente ed emotivamente dalla verità della nostra esperienza. Il carnismo è dunque un paradigma di credenze, o meglio un’ideologia, che ci permette di scegliere selettivamente quali Animali diventeranno cibo, ed è sostenuto da complessi meccanismi psicologici e sociali. Il mangiare carne o carnismo è un’ ideologia oppressiva e riprovevole quanto il razzismo. Come gli altri ismi, ad esempio sessismo e razzismo, il carnismo si basa sul fatto che è considerato uno status quo e ciò lo rende accettato e diffuso.
Fortunatamente, dare un nome ad un concetto è il primo passo per manifestarne l’esistenza, per levare il suo mantello di invisibiltà. Ad esempio il patriarcato è esistito per secoli, ma solo quando le femministe ne hanno finalmente parlato è iniziato il cambiamento. Si potrebbe quindi pensare che anche per il carnismo sia iniziato lo stesso procedimento, che coloro che hanno a cuore gli interessi di tutti gli Animali stiano combattendo questo sistema che permette di coccolarne alcuni e di mangiarne altri. Invece no.

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