Mese: Gennaio 2009




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Prima che si raggiunga il livello delle politiche pubbliche, è comunque necessario un cambiamento nel modo di sentire la nostra carne come inseparabile dalla carne degli animali (Glen Mazis citato da Ralph Acampora)

Un confortevole, levigato, ragionevole, democratico terrore prevale nella nostra civiltà  industriale avanzata e tutti ne subiamo le conseguenze, anche nell’apparente rifugio dei nostri appartamenti piccolo borghesi, più o meno disordinati. Sappiamo che la cosiddetta guerra al terrore ha aumentato l’insicurezza globale, che le politiche securitarie creano un clima di guerra civile permanente, che il mercato selvaggio crea artificiosamente una condizione per cui homo homini lupus, che il clima di paura fa del vicino diverso, un nemico.
Io due di questi diversi li ho in casa, il Coniglio Pippo e il Cane Angelino, anche loro sottratti a schiavisti e CPT, vivono finalmente da qualche anno una situazione di tranquillità , in un’atmosfera amorevole. Ma il ricordo della paura e del terrore non dilegua mai veramente.

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Tutto il dolore del mondo

Michele Mari da “EURIDICE AVEVA UN CANE” ed Einaudi

Mi stavo allontanando dalla vetrina quando fui colpito da queste parole:
«Va’ Nino, l’è adree a morì: ‘ntremm a dighel».
«’ste curet ti? Andemm, andemm, che l’è tard».
«Ma poer pess…».
Un cappottino nocciola per lei, un lustro giaccone nero per lui: avevano guardato gli animali insieme a me, e ora si dileguavano nella sera. Osservando meglio, vidi ciò che aveva attirato la loro attenzione: un minuscolo pesciolino nero, rimasto impigliato fra il cristallo dell’aquario e una similalga di plastica. L’infelice doveva patire così da molto tempo, perché i suoi sforzi per liberarsi erano deboli e radi: poco più di uno spasmo. Orrore d’aquario, ove l’umana empietà  aveva voluto un forzierino semisepolto e (a ballargli avido intorno) un sommozzatore di gomma, trascurando l’ossigenazione e il lindore dovuti.

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pensare vuol dire pensare agli altri, se io penso agli altri i problemi nascono, e nel momento in cui nascono io devo affrontarli e se possibile devo risolverli“.

Questo affermava rivolgendosi ai giovani in un video di qualche tempo fa un anziano Vittorio Foa (recentemente scomparso), preoccupato per l’evidente apatia ed il disinteresse giovanile alla vita pubblica ed alla politica. Un fenomeno sempre più evidente, una rottura netta con il passato recente (e non solo del nostro Paese) che Foa individua e definisce come un pensare a se stessi che rende impermeabili alle istanze altrui, che permette di farci scivolare addosso senza danno alcuno la violenza, la sopraffazione, l’ingiustizia che ci circonda, come se fossero gocce di pioggia su un telo cerato, pensando che ciascuno di noi fa già  la propria parte. Questo affermava il politico e sindacalista, e questo riteniamo sia assolutamente calzante anche per chi, come noi, si occupa della lotta per la liberazione animale, per l’antispecismo ed il veganismo etico.

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